Che cosa sta accadendo in Europa dopo la sentenza di Karlsruhe? Semplicemente emergono tutte le contraddizioni di una confederazione che non sa più cosa fare da grande. Certo è che, mai come oggi, il sogno di realizzare una federazione vera e propria – gli “Stati Uniti d’Europa” – sembra pura utopia. E il problema di buona parte della nostra classe politica è che intende l’Unione europea non per quello che è nella realtà ma per quello che, forse un giorno, potrebbe diventare. La Germania, al contrario, che si colloca al centro dell’Ue come un impero economico – pur rimanendo “impalpabile “sotto il profilo della potenza – sa benissimo cosa vuole, anche se questo getta pesanti ombre sul futuro dell’Ue, come testimoniano le recenti tensioni con Bruxelles.

Berlino rimarca il suo primato a spese dell’Unione

Come spiega sul Corriere della Sera il professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale all’università Cattolica di Milano, “l’ordinamento europeo non è un ordinamento federale e non ha una Corte di chiusura. L’ordinamento dell’Unione è fatto da una pluralità di ordinamenti distinti, coordinati in quello dell’Unione. E ogni ordinamento è presidiato da una corte di chiusura, per cui la Corte di giustizia interpreta il diritto dell’unione dentro l’ordinamento europeo, mentre le Corti costituzionali nazionali – tedesca, italiana, francese eccetera – interpretano il trattato sul funzionamento dell’Europa come recepito nell’ordinamento nazionale”.

Inutile quindi sorprendersi della decisione della Corte tedesca che, come spiega lo stesso Mangia, “ha una giurisprudenza fortemente difensiva nei confronti del diritto europeo. Ha iniziato prima con una decisione sul Trattato di Maastricht nel 1993. Ha ripetuto le stesse cose nel 2008 sul Trattato di Lisbona, e le ha confermate nel 2012 sul Trattato Mes. Per la Corte tedesca questi Trattati stanno in piedi solo se non sono ritenuti in contrasto con la Costituzionale nazionale. Può piacere o no: ma se vuoi qualcosa di diverso, devi fare uno Stato federale”. Cosa che l’Ue non è.

Parigi, frustrazione per la sentenza tedesca

Come a Bruxelles, anche a Parigi non hanno accolto con grande entusiasmo la sentenza di Karlsruhe, per usare un eufemismo. Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire, sottolinea l’Agi, ha dichiarato che la decisione del tribunale tedesco di porre un ultimatum alla Banca Centrale Europea (Bce) per giustificare il riacquisto del debito non è “un elemento di stabilità”. Per Le Maire la Bce “prende le sue decisioni in modo indipendente e stabilisce le condizioni per l’esercizio del suo mandato sotto il controllo esclusivo della Corte di giustizia dell’Unione europea che è custode dei trattati”.

Il ministro dell’Economia ha sottolineato che la Banca centrale europea è “sola nel giudicare ciò che è necessario in termini di condotta della politica monetaria nella zona euro”, in risposta alla minaccia dei giudici tedeschi di vietare alla banca centrale tedesca, la Bundesbank, di partecipare al Qe. “Siamo tutti impegnati nella zona euro a mantenere l’indipendenza della Bce, che le consente di adempiere alla sua missione in completa autonomia sotto la supervisione della Corte di Giustizia al servizio dell’interesse generale degli Stati membri della zona euro”, ha affermato. Libèration giudica la decisione della Corte tedesca “sprezzante” e attacca: “Una manciata di giudici tedeschi potrebbe aver venduto la pelle dell’euro e dell’Unione europea”: secondo la testata francese, la sentenza di Karlsruhe mette pericolosamente “in discussione i principi del diritto che fondano l’Unione europea”.

Cosa dice la sentenza

Come spiegato qui, in buona sostanza la Bundesbank non potrà partecipare più al programma di acquisto dei titoli di Stato se non vi sarà un chiarimento della Bce entro tre mesi, di fatto dichiarando il Quantitative Easing (Qe) parzialmente “illegale”. Come riporta la sentenza, alla Bundesbank è “proibito, dopo un termine di un periodo transitorio di massimo tre mesi, partecipare a decisioni anticostituzionali” se “il consiglio della Bce con una nuova decisione non chiarirà” che con il Pspp “non proceda a obiettivi di politica monetaria sproporzionati e che abbiano effetti di politica fiscale e di bilancio”. La notizia fa gongolare i falchi del governo federale, Merkel compresa. La sentenza della Corte Costituzionale tedesca sui programmi di acquisto di titoli Qe, ha sottolineato la Cancelliera Angela Merkel ad una riunione del suo partito, mostra chiaramente i limiti della Banca Centrale Europea. La Cancelliera, sottolinea l’Adnkronos, ha affermato che il governo federale e il parlamento eserciteranno il loro diritto a chiedere alla Bce di giustificare la sua decisione. Insomma, prima di tutto Berlino. Così è: prendere o lasciare.

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