Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha dato ordine di attivare un piano di militarizzazione dello Stato di Tachira, al confine con la Colombia. La decisione del governo di Caracas è quella di dare seguito a quanto espresso in un piano della difesa nazionale redatto ad aprile di quest’anno e che è noto con il nome di “Plan Zamora”. Di questo piano, non si sa molto. Fonti governative parlano di questo progetto come quello di un piano di difesa e di sicurezza nazionale che prevede l’utilizzo delle forze armate e delle forze speciali in caso in cui l’ordinamento dello Stato sia messo in serio pericolo da minacce interne che comportano il grave rischio di un sovvertimento dell’ordine costituito.Il ministro della Difesa venezuelana, Vladimir Padrino, ha annunciato, proprio questo mercoledì, l’inizio delle operazioni di militarizzazioni di una delle aree a maggior rischio di sollevazione contro il governo di Caracas, e cioè lo Stato di Tachira. Secondo il ministro, che ha comunicato la decisione del dispiegamento delle forze durante la conferenza stampa trasmessa dalla televisione di Stati, questa iniziativa dell’esecutivo, consiste proprio nell’attuazione della seconda fase del cosiddetto Piano Zamora.La prima conseguenza di questo annuncio è stata quella dell’invio di almeno duemila soldati della Guardia Nacional Bolivariana (GNB) e di altri seicento soldati delle forze armate venezuelane. Queste truppe si aggiungeranno alle forze di sicurezza già presenti sul territorio, in particolare nella capitale dello Stato, San Cristobal, da tempo divenuta una delle capitali della ribellione al governo di Maduro e storico bastione dell’opposizione alla rivoluzione chavista. La sua prossimità al confine con uno Stato avversario come la Colombia, inoltre, comporta, secondo il governo, il rischio che tra i due Stati possano svilupparsi collegamenti tra le forze dei ribelli e quelle straniere che appoggiano la rivolta.La decisione del governo di Maduro di attivare questa seconda fase del Plan Zamora è stata giustificata dal fatto che, per Caracas, quella in atto non è la semplice rivolta di alcune città contro il governo o la recrudescenza delle proteste delle opposizioni. Per Padrino, ciò che sta avvenendo in Venezuela à un colpo di Stato che cerca di conquistare, prima di tutto, le città più importanti sotto il profilo logistico, militare e dell’autosufficienza economica del popolo venezuelano. La cartina delle rivolte, secondo le fonti del Palacio de Miraflores, dimostrerebbe un piano perfettamente in grado di sovvertire l’ordinamento del Venezuela portando il popolo a rivoltarsi perché in assenza di alimenti, medicine e carburante, oltre che in grado di bloccare il rifornimento di molte delle truppe impiegate nella stabilizzazione del Paese.Le opposizioni sono ovviamente insorte contro la decisione del Ministero della Difesa, accusando il governo Maduro di voler armare i simpatizzanti del governo e di voler reprimer nel sangue qualunque tipo di protesta contro l’esecutivo chavista. Il Plan Estratégico Especial Cívico-Militar Zamora altro non sarebbe, secondo i partiti di opposizione, che una militarizzazione del Paese per debellare, una volta per tutte, ogni tipo di rivolta all’interno del Paese. Dall’altro lato, il governo Maduro ha giustificato questo aumento delle forze armate con la situazione di conflitto nella città di San Cristobal. I centri commerciali sono stati saccheggiati, i negozi presi d’assalto, inoltre la caserma dell’artiglieria è stata assediata da molti rivoltosi e il comandante della base del 215° gruppo d’artiglieria, il colonello Víctor Araque Pérez, è stato ferito gravemente nell’attacco.La situazione di Tachira dimostra, ancora una volta, come il Venezuela sia ormai completamente nel caos. Non si è più di fronte a una sommossa popolare di ampia portata, ma vi sono intere regioni in preda a un conflitto fra chavista e oppositori che non è molto distante dalla tipica situazione da guerra civile. Una guerra civile in cui, è del tutto evidente, gli attori internazionali non sono fermi a guardare. L’Occidente si è già ampiamente schierato contro il governo di Maduro ed ha chiesto a gran voce di fermare la repressione di giungere a una transizione democratica nel Paese. Gli Stati Uniti, in particolare, non hanno mai nascosto il fatto che considerino il Venezuela un pericolo per la loro strategia nel continente americano e sostengono la fine del conflitto e il via al processo di consegna del potere alle opposizioni. In tutto questo, oggi il Venezuela è isolato nel suo stesso continente, avendo pochi alleati ma soprattutto avendo perso il Brasile, un tempo un prezioso collaboratore e che oggi si sta invece sempre più spostando verso una politica amica di Washington.

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