Nelle ultime settimane il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha intensificato gli sforzi diplomatici per rompere il crescente isolamento a cui Caracas è sottoposta nel contesto latinoamericano, destinato a intensificarsi dopo la vittoria di Jair Bolsonaro alle elezioni presidenziali brasiliane e il rafforzamento della pressione politico-diplomatica esercitata dagli Stati Uniti nell’area, e garantire una tregua a un’economia in crisi nera che non accenna a mostrare segni di miglioramento.

Il Venezuela ha pochi alleati al di fuori dello zoccolo duro dei suoi sostenitori storici in America Latina (Cuba, Nicaragua, Bolivia): la Cina considera la sua strategia latinoamericana al di fuori di qualsiasi pregiudizio ideologico e può essere considerata, al massimo, un partner; con l’Iran e la Siria esiste una sintonia fondata sulla comune ostilità agli Stati Uniti, ma non ci sono grossi spazi per iniziative bilaterali. La Russia, complice la struttura dell’economia venezuelana, fondata sul petrolio, ha invece mostrato interesse per il Paese latinoamericano sin dai tempi della presidenza di Hugo Chavez. Più di recente, Maduro ha incassato l’attivo sostegno politico-diplomatico e la collaborazione in campo economico della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, sempre più propositiva nel contesto latinoamericano.

E proprio con Erdogan e Putin Maduro si è incontrato recentemente per consolidare i rapporti del Venezuela con Turchia e Russia e cercare di chiudere in crescendo un 2018 che lo ha visto rieletto alla presidenza del Paese in elezioni contestatissime ma che, al tempo stesso, non ha portato al miglioramento delle condizioni di vita in un Paese allo sbando.

L’asse Erdogan-Maduro

Il 3 dicembre scorso, di ritorno dal G20 di Buenos Aires, Erdogan si è recato a Caracas per incontrare Maduro, rinnovando un feeling testimoniato, in maniera particolare, dalla presenza del leader venezuelano all’inaugurazione del nuovo mandato presidenziale di Erdogan nel luglio scorso. In precedenza, nell’ottobre 2016, Maduro era stato il primo Presidente venezuelano a visitare la Turchia.

“Negli ultimi mesi i rapporti tra Venezuela e Turchia sono più stretti che mai”, scrive Formiche. “L’Istituto di Statistica turco registra un commercio bilaterale con il Paese sudamericano di 892,4 milioni di dollari nei primi cinque mesi del 2018. Nello stesso periodo le esportazioni turche in Venezuela hanno contabilizzato 52,2 milioni di dollari, mentre le importazioni 834,2 milioni di dollari. Cifre minori nei confronti del totale di commercio estero della Turchia, ma che dimostrano l’aumento dei rapporti bilaterali con il governo venezuelano”.

Come sottolineato in un reportage della Bbc, “la Turchia esporta in Venezuela farina di grano, pasta, marmo, prodotti per l’igiene personale, medicine e materiali edilizi, mentre il Venezuela vende pietre preziose e semi-preziosi, oro, ferro, acciaio, perle e altri metalli”. Ankara e Caracas si sono avvicinate particolarmente in occasione dell’offensiva economica lanciata nell’agosto scorso dagli Stati Uniti contro la Turchia, che ha portato Erdogan a considerare ogni possibile via d’uscita.

Dopo la visita di Erdogan a Caracas, il presidente venezuelano ha dichiarato che si attendono aiuti turchi alla popolazione venezuelana per circa 5,1 milioni di dollari. In cambio, pare che Maduro sia pronto a concedere in esclusiva alle aziende turche le concessione per l’esplorazione dei giacimenti di oro, coltan (columbo-tantalite) e diamanti d cui il Paese è ricco.

Putin garantisce investimenti a Maduro

“Questi giorni sono stati intensi. Abbiamo ottenuto la garanzia di un investimento petrolifero di un importato superiore a cinque miliardi di dollari e contratti per oltre un miliardo” legati al settore minerario, ha dichiarato Maduro alla televisione di stato venezuelana Vtv dopo essere tornato dalla Russia il 6 dicembre scorso. Partito subito dopo il ritorno in patria di Erdogan, Maduro ha potuto confrontarsi con Vladimir Putin che, scrive il Guardianha espresso solidarietà al Presidente venezuelano dichiarandosi contrario alle sanzioni imposte unilateralmente dagli Stati Uniti contro Caracas.

Maduro si riferisce frequentemente a Putin come “l’alleato strategico” della politica estera multilaterale di Caracas. La Russia è uno dei principali partner rimasti al Venezuela in ambito di tecnologia e difesa. La novità più importante emersa nel contesto della visita di Maduro a Putin è legata al possibile utilizzo, da parte russa, del rublo come valuta dominante negli investimenti diretti a Caracas. Una mossa che certifica l’allontanamento dalla Russia dall’uso del dollaro negli scambi globali, che Maduro vuole assecondare cercando di prezzare tutti i commerci petroliferi del suo Paese nella criptovaluta nazionale, il Petro.

La debolezza principale del Venezuela di Maduro è certificata, in ogni caso, dalla necessità di dipendere dalla benevolenza di poche potenze per la sua tenuta nel contesto internazionale. Maduro si tiene stretti i leader più vicini facendo numerose concessioni sul terreno economico e favorendo l’ingresso di attori esterni nel Paese. I casi di Russia e Turchia lo dimostrano. Se questo faccia effettivamente gli interessi del Venezuela, è tutto da dimostrare.

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