Transizione politica? Con Mosca “non abbiamo mai detto una sola parola a riguardo”. A dirlo è il presidente siriano Bashar al Assad, che in un’intervista rilasciata in esclusiva al network americano Nbc News, ha fatto capire di essere disposto a lasciare il potere in Siria, soltanto se sarà il popolo siriano a chiederlo attraverso libere elezioni.Per approfondire: Assad non si tocca, lo dice MoscaSe il supporto militare della Federazione Russa è stato decisivo nella lotta al terrorismo di Damasco, per Assad i raid degli Stati Uniti contro lo Stato Islamico in Siria sono “illegali e controproducenti”. “Non posso accogliere positivamente questo atteggiamento poco serio e il fatto che ciò avvenga in Siria illegalmente”, ha affermato il presidente siriano. “I fatti dicono che dall’inizio degli attacchi aerei statunitensi, il terrorismo si sta espandendo e sta prevalendo, non come quando, viceversa, si era ridotto con l’intervento dei russi”, ha aggiunto Assad, che ha anche accusato la Turchia e l’Arabia Saudita di aver “inviato altre truppe dall’inizio dell’intervento russo”, per fornire maggiore sostegno alle forze ribelli. La politica estera degli Stati Uniti, per il presidente siriano ha toccato il “minimo storico”, non solo con riferimento alla Siria. E, sul futuro, il presidente siriano ha detto di non essere pronto a scommettere in un cambiamento, neppure dopo le prossime elezioni presidenziali. Entrambi i candidati, ha detto Assad, hanno scarsa esperienza, e questo “è pericoloso”.Sedici anni al potere in Siria, gli ultimi cinque alla guida di un Paese dilaniato dal terrorismo islamico e da una guerra che è costata la vita ad almeno 250mila persone, accusato di crimini contro la popolazione, esecuzioni e torture, alla domanda su come pensa che verrà ricordato dalla storia, il presidente siriano ha risposto che spera di essere ricordato come “un uomo che ha protetto il suo Paese dal terrorismo e dagli interventi esterni, e del quale ha salvato la sovranità”. “Quando proteggi il tuo Paese dai terroristi, quando uccisi i terroristi e li sconfiggi, non sei un uomo brutale: sei un patriota”, ha detto Assad.

Secondo te Assad dovrebbe lasciare?
Del futuro della Siria discuteranno oggi, a Mosca, il presidente russo, Vladimir Putin, il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov e l’omologo americano John Kerry. Quella che verrà discussa, secondo le indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, è una proposta di cooperazione militare in Siria tra Russia e Stati Uniti, molto più estesa di quanto si pensasse e che prevede non solo una una cooperazione più stretta a livello di intelligence, ma anche un accordo sui raid congiunti contro le forze ribelli che hanno legami con i gruppi radicali islamici e che sono classificate come organizzazioni terroristiche, a partire dal fronte al Nusra. I raid congiunti, secondo quanto rivela il quotidiano statunitense, saranno coordinati da un “Gruppo di implementazione congiunta” che avrà sede nella capitale giordana, Amman. In questo modo gli Stati Uniti concentrerebbero i propri sforzi militari in Siria contro al Nusra, che secondo alcuni sarebbe diventata una minaccia addirittura peggiore dello Stato Islamico nel Paese, lasciando invece la lotta contro l’Isis all’esercito siriano.Per approfondire: I ribelli accerchiati ad AleppoNessuna di queste eventualità è stata per ora confermata, ma quello che è certo è che il dialogo tra Mosca e Washington sulla Siria sta andando avanti nella direzione di un maggiore coordinamento. In questo senso, il presidente siriano ha detto alla Nbc News di non essere preoccupato. Con Putin abbiamo una rapporto “franco, onesto e fondato sul rispetto reciproco”, ha detto Assad, che ha confessato di non avere “timori” sull’incontro di oggi a Mosca perché la politica russa non si basa sulla necessità di stringere accordi, ma su solidi valori”.Non condivide la stessa opinione però la Turchia, ritrovato alleato di Mosca, dopo mesi di gelo seguiti all’abbattimento da parte di Ankara di un jet russo impegnato nelle operazioni contro lo Stato Islamico al confine tra Siria e Turchia. “Assad deve andarsene”, senza se e senza ma, ha detto infatti oggi il nuovo premier turco, Binali Yildirim. In caso contrario, ha affermato il nuovo primo ministro, “per la Turchia non cambierà niente”. “Da un lato c’è Assad, dall’altro Daesh, se mi chiedete di scegliere, non posso, devono andarsene entrambi”, ha quindi dichiarato Yldirim, confermando che per Ankara la cacciata di Assad resta la condizione fondamentale per normalizzare le relazioni bilaterali con il Paese vicino.

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