Si avvicina l’ora delle elezioni francesi e Marine Le Pen si candida, quantomeno, per arrivare al ballottaggio. I suoi nemici, in queste elezioni, sembrano essere tre: Emmanuel Macron, François Fillon e Jean-Luc Mélenchon. Di questi tre, nessuno sembra essere nettamente in vantaggio. C’è chi dice sia Macron, ma i sondaggi, ammesso che siano fondati, sembrano dire che non è così certo.strip_reporter_dayC’è però un quarto avversario per Marine Le Pen. Un avversario forse anche più difficile da battere e sicuramente con maggiore capacità di distendere le sue braccia, anche dopo le elezioni. Questo nemico è la magistratura francese. In questo senso, lo scontro con François Fillon sarebbe interessante perché metterebbe contro due candidati con una pregiudiziale importante in tema giurisdizionale.Marine Le Pen ha tre processi pendenti, sia come persona singola che come leader del Front National, e questi tre processi potrebbero portare in futuro ad avere una candidata presidente che non potrà essere più candidata. E peggio ancora, in caso di presidenza, potrebbe essere costretta a lasciare ogni carica pubblica importante.Il primo di questi processi riguarda presunte irregolarità nella ricezione di fondi da parte del Parlamento europeo. In sostanza, Marine Le Pen avrebbe preso dei soldi dall’Unione europea per pagare dei suoi dipendenti che in realtà non facevano nulla in quell’ambito. I due presunti dipendenti coinvolti nella vicenda sono stati Catherine Griset e Thierry Légier. La prima è la storica segretaria di Marine a Parigi, il secondo, l’altrettanto storica guardia del corpo di Marine Le Pen e del padre Jena-Marie. Entrambi avrebbero ricevuto stipendi che in realtà, secondo l’accusa, sarebbero stati una truffa nei confronti del Parlamento europeo.Bruxelles chiede a Marine Le Pen che ridia al Parlamento circa 342.000 euro di rimborsi non dovuti. Non solo a lei, ma anche ad altri tre eurodeputati del Front National, tra cui il padre Jean-Marie, per un ammontare questa volta di 600mila euro. L’Unione ha deciso di far da sé senza aspettare che Marine Le Pen accettasse la richiesta o che si andasse avanti per vie giudiziarie: ha direttamente prelevato dallo stipendio di Marine. E la stessa azione è stata compiuta su altri tre eurodeputati del Front National senza però essere ancora giunti a una definizione della controversia di fronte a un tribunale che abbia accertato i fatti.Anche un tribunale francese si è attivato per una questione legata a presunti rimborsi truffaldini. Il Front National, secondo l’accusa della giustizia francese e ancora non accertata, avrebbe messo in piedi un’organizzazione volta a rimborsare persone che erano fatte passare come collaboratori dei parlamentari europei del FN. Marine Le Pen ha sempre difeso i suoi diritti chiedendo il motivo di tanta fretta alla magistratura francese. Secondo la leader della destra sovranista, la magistratura avrebbe attivato una serie di operazioni volte ad accusare lei e il suo partito durante la campagna elettorale per la presidenza, per screditarla.C’è poi un altro processo, che è quello che pende su Marine Le Pen per quanto riguarda i presunti finanziamenti illeciti che il Front National avrebbe preso in ogni elezioni presidenziale dal 2011 a oggi. Secondo gli inquirenti francesi, il sistema avrebbe avuto come cardini due società: “Riwal”, di Fréderic Chantillon e “Les Presses de France”, di Axel Loustau. Un sistema che avrebbe, sempre secondo gli inquirenti, avuto come politica quella di obbligare i deputati di FN a utilizzare le due società per tutti i servizi elettorali e che queste avrebbero poi gonfiato le ricevute per ottenere maggiori rimborsi elettorali da parte dello Sato.Tutte accuse ancora non accertate che però fanno sì che la questione giudiziaria pesi molto su queste elezioni. L’ultima, in ordine di tempo, è quella che riguarda le dichiarazioni dei redditi di Jean-Marie Le Pen e Marine Le Pen. Secondo l’accusa, avrebbero dato ai loro fondi un valore molto più basso per pagare meno imposte sugli immobili.In particolare, quest’ultima accusa risulta molto pesante perché, se accertata, potrebbe condannare Marine Le Pen non solo a migliaia di euro di multa, ma anche a una condanna a una pena massima di tre anni di carcere e la decadenza da tutti gli incarichi pubblici. Un fatto che, per un candidato così forte per la presidenza della Repubblica, potrebbe essere una spada di Damocle molto pericolosa sull’Eliseo. Uno scontro fra magistratura e politica che rischierebbe, in caso di elezioni di Marine, di scatenare un conflitto politico e sociale di non poco conto in una Francia che lentamente entra nella Sesta Repubblica e che scopre tutte le sue fragilità.

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