Per la seconda volta negli ultimi due mesi il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper si recherà, questa settimana, in viaggio in Europa, al fine di continuare le discussioni con gli alleati della Nato riguardo alla posizione e alla presenza degli Stati Uniti nella regione. Ad annunciarlo è stato lo stesso Esper il 29 agosto scorso in occasione di un incontro con la stampa al Pentagono. Non è chiaro quali Paesi visiterà, ma è certo che gli incontri verteranno principalmente sul futuro della difesa missilistica dopo la fine del Trattato Inf, sulla prontezza operativa della Nato, sulla missione in Afghanistan e sulla minaccia portata dall’Iran alla sicurezza del Medio Oriente. Temi questi già trattati nel corso dell’ultima ministeriale Nato dello scorso giugno a cui ha partecipato anche Esper, che era stato da alcuni giorni nominato segretario alla Difesa dal presidente Donald Trump. In Europa, però, non ci sarà solamente Mark Esper, perché nei prossimi giorni il vicepresidente Mike Pence volerà in Polonia per una serie di incontri volti a rafforzare la collaborazione tra i due Paesi. Inoltre anche il segretario di Stato Mike Pompeo sarà nel Vecchio continente questa settimana, anche se il programma del suo viaggio non è stato reso noto. Pompeo, probabilmente, nel corso della sua permanenza in Europa avrà modo di parlare con la controparte francese di ciò che sta accadendo il Libano, dove è alle stelle la tensione tra Israele e Hezbollah. A chiedere un intervento, stando a quanto riportato da Agenzia Nova, degli Stati Uniti e della Francia è stato lo stesso primo ministro libanese Saad Hariri, che ne avrebbe parlato telefonicamente con Pompeo e con il consigliere diplomatico della presidenza francese Emmanuel Bonne.

La questione iraniana

Del Medio Oriente sicuramente parlerà, con le sue controparti, anche Mark Esper. Il mirino del segretario alla Difesa però sarà puntato sull’Iran e sull’Operazione Sentinella, da poco diventata pienamente operativa e alla quale partecipa il Regno Unito, l’Australia e il Bahrein. L’obiettivo è di far aderire alla missione un numero maggiore di Paesi, cercando di coinvolgere soprattutto quelli che hanno un interesse diretto affinché sia garantita la libertà di navigazione nel Golfo Persico, dove è elevata la minaccia portata dall’Iran alle petroliere che salpano dai porti della Penisola Arabica verso il resto del Mondo. La lotta al governo di Teheran è all’ordine del giorno per gli Stati Uniti e lo è, quasi, anche in misura maggiore rispetto al contrasto della Cina e della Russia. Il motivo è di carattere sia economico, essendo l’Iran uno dei principali produttori di petrolio su scala globale, sia politico, poiché il programma nucleare e missilistico iraniano è proseguito nonostante l’accordo siglato nel 2015 e cancellato dal presidente Trump. Sicuramente Esper, nella sua visita in Europa, sottolineerà ulteriormente la potenziale minaccia portata dall’Iran, ma rimarcherà anche lo sforzo diplomatico in corso per cercare di trovare un nuovo accordo con Teheran per concludere le diatribe e assicurare la pace e la stabilità alla zona.

La “minaccia” russa

L’altra grande minaccia percepita dagli Stati Uniti e dall’Europa è quella portata dalla Russia, incrementata anche dalla fine del Trattato Inf a seguito della violazione delle clausole che vietavano lo sviluppo e la produzione di missili balistici a raggio intermedio (Irbm) da parte di Mosca. Non è solo l’entrata in servizio dei 9M729 Novator a preoccupare perché, stando a quanto dichiarato da Esper a Fox News, questi sarebbero puntati contro potenziali obiettivi sul suolo europeo. Per questo motivo l’altro obiettivo del viaggio di Esper sarà quello di trovare una soluzione per assicurare la difesa missilistica e la sicurezza dei Paesi europei, soprattutto di quelli dell’Est Europa minacciati dalle politiche di Mosca. Al segretario alla Difesa spetterà anche un compito più complicato nei diversi incontri su suolo europeo, ovvero convincere i Paesi alleati ad aprire a un reinserimento della Russia nel novero dei “Grandi”. Una posizione espressa da Trump nel corso dell’ultimo G7 svoltosi a Biarritz, intenzionato a riaprire il meeting annuale anche alla Russia. Per giungere a quello che sarebbe un successo per la stabilità globale, però, gli Stati Uniti devono persuadere i Paesi dell’Est Europa, riducendo la loro presenza e diminuendo i fondi stanziati per l’assistenza militare. Un compito non facile e per il quale potrebbe volerci molto tempo.

Sul tavolo anche le spese militari

La triplice visita in Europa da parte del vicepresidente Pence, del segretario di Stato Pompeo e di quello alla Difesa Esper, dimostra nuovamente l’importanza che danno gli Stati Uniti alle relazioni transatlantiche per garantire la sicurezza globale. Questo nonostante le divergenze in ambito economico, dovute soprattutto al fatto che la maggior parte dei Paesi europei non rispetta i patti Nato destinando meno del 2% del Pil alla difesa. Un punto cardine, questo, per Washington da quando si è insediato Donald Trump alla Casa Bianca, il quale ha chiesto, e continuerà a farlo, ai principali Paesi europei di aumentare gli investimenti militari così da “dividersi” l’onere economico del mantenimento dell’alleanza con gli Stati Uniti. Probabilmente Esper non avrà modo di riaffermare questa linea nel corso dei suoi incontri in Europa.

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