Il Marocco risponde all’attacco del Parlamento Europeo, che ha recentemente votato una risoluzione sulla libertà di stampa nel Regno nordafricano. Il Parlamento marocchino riunito ieri in seduta comune per un voto d’emergenza ha approvato all’unanimità una risoluzione che impegna il governo di Rabat a rivedere i legami con il Parlamento europeo, e dunque con l’Unione Europea intera. Il pomo della discordia sono le accuse di ingerenza presentate da Rabat a Strasburgo dopo l’approvazione di una risoluzione che chiedeva al Paese nordafricano di rispettare la libertà di stampa.

La mozione congiunta presentata da un ampio spettro di forze che andava dalla Sinistra Europea ai Conservatori e Riformisti, di cui fa parte Fratelli d’Italia, e che tra i relatori aveva anche Fabio Massimo Castaldo del Movimento Cinque Stelle era molto dura nei confronti di Rabat.

Due i casi presentati come problematici: l’Europarlamento ha sottolineato che “il giornalista investigativo indipendente Omar Radi, che ha seguito le proteste di Hirak e gli scandali di corruzione di Stato, è detenuto dal luglio 2020 e condannato a sei anni di carcere per accuse inventate di spionaggio, nonché per accuse di stupro nel luglio 2021”.

Inoltre “il giornalista Taoufik Bouachrine è detenuto dal febbraio 2018 ed è stato condannato in appello nel settembre 2021 a 15 anni di carcere per reati sessuali” senza un giusto processo. Il Marocco è al 135esimo posto al mondo per libertà di stampa e Strasburgo ha chiesto inoltre il rilascio del premio Sacharov 2018, Nasser Zefzafi, protagonista delle proteste del Rif per l’autonomia nel 2017.

Le accuse dell’Europa al Marocco

Nella mozione si fa riferimento all’utilizzo da parte del governo marocchino dei software Pegasus di Nso per spiare giornalisti e oppositori e anche, al contempo, al “tentativo di corruzione” dei deputati di Strasburgo da parte di Rabat, dando per assodata la profonda veridicità delle accuse legate al Qatargate in cui il coinvolgimento marocchino appare in filigrana, soprattutto per il ruolo di Antonio Panzeri. A oggi, va detto, ancora a livello di indagine. Un miscellanea che ha mandato il Marocco su tutte le furie.

I legislatori marocchini hanno approvato un documento comune in cui la risoluzione europea è accusata di portare “un attacco inaccettabile contro la sovranità, la dignità e l’indipendenza delle istituzioni giudiziarie nel regno”. “Le loro decisioni non ci intimidiranno e non cambieremo il nostro percorso e approccio”, ha precisato Mohammed Ghiat, presidente del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, il maggior gruppo politico del Parlamento.

Dal 1996 il legame tra Rabat e l’Unione Europea è codificato da accordi commerciali, sui visti e su questioni come la pesca, che ha sanato le conflittualità di frontiera con Paesi come la Spagna.

La questione Sahara Occidentale

Nei giorni scorsi, inoltre, a Strasburgo si è riunito il gruppo parlamentare per la “Pace nel Sahara Occidentale“, regione contesa in cui il Marocco è accusato di pulizia etnica e neocolonialismo contro la minoranza saharawi. Il gruppo è guidato dall’esponente della Spd tedesca Andreas Schieder, per accusare Rabat di aver trasformato il Qatargate in un “Morocco-gate”.

La pressione politica sul Marocco è notevole. L’attenzione europea per il gas della rivale Algeria aggiunge preoccupazione e il Paese, che ha floride relazioni con Usa, Regno Unito e Israele, teme lo strappo con il suo primo partner commerciale, l’Unione Europea, terra promessa per la diaspora del Paese. E se al contempo la risoluzione appare effettivamente sospetta nei tempi, come un lavacro di coscienza per gli scandali che perturbano l’Europarlamento, è tuttavia difficile trovare appunti sistemici per criticarne i contenuti.

A Rabat e Strasburgo, il Re è nudo. E per i rapporti Ue-Marocco il rischio di un grande gelo appare sempre più concreto.

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