Qualcosa si muove in Medio Oriente. E i sospetti è che sia tutto legato alla decisione di Donald Trump riguardo all’accordo sul nucleare iraniano.

Nelle ultime 48 ore, il sito d’intelligence israeliano Debka riporta che siano in corso insoliti movimenti delle forze occidentali in tutta la regione. Movimenti di truppe, aerei e mezzi navali che indicano una sorta di riposizionamento generale, come se fosse stato diramato una sorta di stato generale d’allerta.

Secondo le fonti cui ha avuto accesso il sito, forze statunitensi, britanniche e francesi si stanno dirigendo verso il Medio Oriente e tornano a schierarsi nei Paesi confinanti con la Siria. Movimenti molto interessanti, che ricordano, per certi versi, le ore precedenti il cosiddetto strike punitivo contro l’esercito siriano dopo il presunto attacco chimico di Douma

I movimenti “sospetti” sono di due tipi. Aereidroni di sorveglianza molto avanzati dell’aviazione americana avrebbero iniziato a operare per diversi giorni, a tutte le ore, per seguire anche i più piccoli spostamenti di truppe e di mezzi sia sulle coste siriane e libanesi sia intorno a queste aree. Occhi puntati su Hezbollah quindi, da sempre considerato obiettivo fondamentale della strategia di Israele in Siria.

Un altro tipo di movimento, invece, è quello che sta avvenendo a livello di spostamento di flotte aeree e navali. La Gran Bretagna ha trasferito nelle ultime ore un altro squadrone di jet da caccia Typhoon in Medio Oriente (basi a Cipro e in Giordania le prime indiziate). La Francia ha aggiunto invece altri jet Rafale e Mirage 2000 a quelli già presenti. Secondo il sito israeliano, gli aerei avrebbero raggiunto le loro postazioni più avanzata utilizzando lo spazio aereo di Israele.

L’annuncio di Trump e il rischio di un’escalation

Molti temono che l’annuncio di Donald Trump sulla fine dell’accordo sul nucleare iraniano possa essere l’inizio di un’escalation militare. Sicuramente le tensioni aumenteranno. Ma non è l’unico motivo per cui potrebbe esserci uno scontro militare.

Gli Stati Uniti non vogliono una guerra. E probabilmente neanche il governo israeliano, che sa che si confronterebbe con un nemico molto più difficile da sconfiggere di quelli a cui è abituato. Anzi, la guerra in Siria ha dimostrato che Teheran ha un’ottima capacità bellica ed ha alleati molto più potenti di quanto possa sembrare. Ma è anche vero che, a forza di innescare scintille, il rischio che qualcosa esploda resta probabile.

La Siria, con i continui bombardamenti dell’aviazione di Israele alle basi siriane considerate avamposti dell’Iran, rappresenta un terreno di scontro diretto. Non è stata dichiarata una guerra: ma i morti ci sono. E per Israele, la presenza di milizie iraniane e sciite in Siria è una minaccia strategica a cui non è disposto a soprassedere. La vittoria alle elezioni libanesi del fronte di Hezbollah, in questo senso, non può che contribuire all’innalzamento dei toni da parte israeliana. Il governo Netanyahu da sempre considera Libano e Siria un fronte unico.

Difficile poter assicurare che questi movimenti aerei dell’Occidente siano legati a una possibile uscita degli Stati Uniti dal cosiddetto nuclear deal. Sicuramente, la presenza delle forze di Regno Unito e Francia indica che c’è la possibilità di un forte aumento di tensioni. Che potrebbero però non vedere direttamente coinvolto l’Iran, con cui i due Paesi europei hanno ancora rapporti abbastanza solidi. L’idea è che l’Iran possa rispondere non solo a questa uscita degli Usa, ma soprattutto agli attacchi israeliani contro le sue forze. E probabilmente l’aumento delle forze può essere anche un deterrente (o almeno, questa è la speranza per il Medio Oriente).

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