Angela Merkel sa che il prossimo semestre sarà il giro di boa fondamentale non solo della propria carriera politica ma anche della sua strategia europea. La Germania sta per assumere la presidenza di turno dell’Unione. E per la cancelliera arriva il momento di mettere a frutto la sua leadership sul continente cercando di blindare il piano per assumere la guida politica dell’Europa in un momento in cui l’intero continente appare a corto di personalità in grado di sostituirla. Eccezion fatta per Emmanuel Macron che però guarda prima di tutto alla leadership sul fronte diplomatico e militare e si trova a dover gestire un Paese fin troppo in bilico.

La Germania, almeno fino a questo momento, appare l’unico Stato dell’Ue a poter mantenerne la guida. Ed è la Merkel, anche dopo questa crisi post-coronavirus, a esserne vertice politico indiscusso.

Di qui il punto di domanda: cosa ci aspetta come europei con una presidenza tedesca? Risposta: nulla di completamente diverso rispetto a quello che già viviamo. E il motivo è che se Angela Merkel avrà formalmente il ruolo di presidente dell’Unione soltanto da luglio, è altrettanto vero che nella sostanza la sua Germania è già a capo dell’Europa ancora più dell’Ue. La rete di interessi in tutto il continente, la fitta trama di burocrati inseriti nei gangli di Bruxelles, la guida della Commissione e lo strapotere economico sono tutti elementi che hanno reso chiaro in questi anni che è Berlino (con Francoforte) la vera capitale dell’Unione. Non certo Bruxelles che timidamente prova a replicare ai diktat germanici (con scarsi risultati).

Il problema è che il semestre europeo a guida tedesca coincide anche con una crisi mondiale che si instaura su uno dei momenti più tesi nei rapporti tra Cina, Russia e Stati Uniti. E la Germania guiderà l’Europa in questa inquietante escalation dai risvolti ancora poco chiari. Con problemi non di poco conto se sarà Berlino a parlare per conto di tutti con Washington, Pechino e Mosca. Perché è chiaro che saranno prevalenti gli interessi tedeschi: di certo non aderenti a quelli dei singoli Stati europei.

A chiedere conto di cosa pensi di fare la cancelliera in questo lasso di tempo in cui siederà virtualmente sul trono d’Europa è stata Ska Keller, leader dei Verdi tedeschi. Come riporta Huffington Post, nell’incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari del Parlamento europeo, la verde ha fatto una domanda chiara alla sua stessa cancelliera su come intenda gestire la politica estera Ue. E dalle risposte di Frau Merkel traspare qualcosa di importante: per la futura presidente dell’Ue, le tre superpotenze sono sullo stesso piano. Partner, potenzialmente concorrenti, e soprattutto non necessariamente ancorati a vecchi schemi. A partire dagli Stati Uniti.

La questione dei rapporti transatlantici è particolarmente sentita dalla Merkel, specialmente con la presidenza di Donald Trump. Il capo della Casa Bianca non ha mai negato un approccio decisamente più duro nei confronti della Germania, vista come eccessivamente aperta alla Russia, poco incline a pagare per la protezione Nato e soprattutto concorrente sleale nel commercio con l’America. E Trump, in crisi interna e con le elezioni alle porte, non sembra intenzionato a dimenticarsi del rivale a Berlino. Ieri la Merkel, citando gli Usa, non ha mostrato segnali di distensione. Ha parlato di equidistanza nei rapporti dell’Ue con Stati Uniti, Cina e Russia nonostante l’appartenenza alla Nato e al blocco occidentale e su Trump ha detto di aspettarsi relazioni “turbolente” in vista delle presidenziali. Intanto, l’ambasciatore in Germania, Richard Grenell, prossimo al ritorno in America, ha rilasciato un’intervista al quotidiano Handelsblatt in cui ha espressamente detto che Berlino “deve smetterla di dar da mangiare alla bestia” e che “non paga abbastanza per la Nato”. La “bestia” sarebbe la Russia, con cui la Germania ha in ballo il raddoppio del Nord Stream 2.

Avvertimenti che non devono essere sottovalutati se si aggiunge anche che la prossima guida europea rischia di spostare il baricentro dell’Ue proprio verso lo scontro con gli Stati Uniti in un momento di estrema fluidità delle alleanze. Per finanziare il Recovery Fund (di marca tedesca) si pensa a una tassa sui giganti del web (Usa). La Merkel ha ribadito la necessità di una partnership strategica con la Cina con cui ha Trump ha ingaggiato una sfida di portata mondiale. Con la Russia contratta il più importante gasdotto europeo per capacità e valenza strategica. E la politica commerciale tedesca è quella che ha scatenato il vortice dei dazi americani su tutti gli europei. Di fatto, la Germania rischia di portare l’intera Europa in uno scontro geopolitico dai risvolti estremamente importanti e in cui i singoli Stati potrebbero avere interessi divergenti: a partire dall’Italia. Soprattutto se la crisi post-Covid accelera percorsi già avviati verso una politica economica e strategica che punta cambiamenti di paradigmi in cui sarà l’Asia (e in particolare la Cina) a trasformarsi nel vero polo magnetico dei rapporti tra Europa e mondo.

Intanto alcune tappe di questo semestre europeo sembrano particolarmente significative. La Germania guiderà l’Ue mentre si terranno il vertice Ue-Cina di Lipsia a settembre (coronavirus permettendo) e il summit Ue-Africa, continente fondamentale sia nelle logiche europee che in quelle tedesche e nei rapporti con Pechino. E non va dimenticato che la conferenza di Berlino sulla Libia abbia certificato il ruolo sempre più attivo della Germania nel continente africano. Per quanto riguarda la Russia, invece, il semestre tedesco potrebbe coincidere con la posa finale dei tubi del Nord Stream 2, sanzioni Usa permettendo. Per la Merkel potrebbe trattarsi di un semestre trionfale: ma lo sarà per i Paesi europei?

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