Il vicepresidente americano, Mike Pence, ha siglato il patto con il più grande gruppo di pressione a favore di Israele, l’American Public Affair Committee (Aipac). Durante la convention annuale della lobby americana che sostiene le politiche dello Stato di Israele e opera all’interno delle istituzioni Usa per orientarle in favore di Israele, Mike Pence ha ribadito i capisaldi della politica dell’amministrazione Trump nei confronti dell’alleato israeliano.

Il primo pilastro confermato da Mike Pence è stata la revisione dell’accordo sul nucleare iraniano siglato dal gruppo 5+1 sotto l’amministrazione di Barack Obama. Il vicepresidente ha ribadito che gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo con l’Iran (e con i partner europei) se il Congresso non si impegnerà ad “aggiustarlo”. “Non c’è da sbagliarsi, questa è la loro ultima chance. Se l’accordo con l’Iran non verrà aggiustato nei prossimi mesi, gli Stati Uniti d’America si ritireranno immediatamente dall’accordo nucleare“. Queste le parole di Pence come riferisce il sito Time of Israel

L’accordo nucleare, raggiunto nel 2015 tra l’Iran da una parte e da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina e Germania dall’altra, ha reso possibile lo stop del programma di arricchimento nucleare di Teheran in cambio di un sensibile alleggerimento delle sanzioni. Trump ha da sempre definito l’affare “disastroso” e ha promesso a più riprese di ritirarlo se non sarà rinegoziato. Pence ha confermato questa strategia parlando in particolare delle clausole definite del “tramonto“. Il nome deriva dal fatto che, secondo la presidenza Usa, se l’accordo si conclude dopo un tot di anni, di conseguenza, il “nuclear deal” di fatto “ritarda semplicemente il giorno” in cui l’Iran potrà ottenere un’arma nucleare.

Le parole del politico americano risuonano come una vera e propria sfida all’Iran. Sono state parole molto dure che hanno confermato nettamente l’asse con Tel Aviv e l’assoluta avversione nei confronti del governo iraniano. Pence ha anche accusato l’Iran di aver speso quattro miliardi di dollari nel 2017 per finanziare gruppi terroristici (in riferimento sicuramente a Hezbollah, che per gli Usa e Israele è obiettivo numero uno in territorio mediorientale) e ha detto che l’abbattimento di un drone iraniano che si è infiltrato nello spazio aereo israeliano lo scorso mese ha inviato un messaggio alla regione: “Le provocazioni pericolose non saranno non controllate da Israele, dall’America o dai nostri alleati “. Ma c’è una frase che è stata molto importante: “Non permetteremo che la sconfitta dell’Isis diventi una vittoria per l’Iran“. Una frase che dice molto sulla politica americana in Medio Oriente nel presente e nel prossimo futuro. 

L’Iran è stato oggetto non solo dell’incontro di Pence con l’Aipac, ma anche, e soprattutto, del vertice fra il premier israeliano Netanyahu e il presidente Trump alla Casa Bianca. L’obiettivo del leader di Israele, messo sotto torchio della giustizia da un’inchiesta che potrebbe costargli molto cara, è stato quello di confermare l’asse con Washington ma sopratutto quello di chiedere all’amministrazione americana azioni dirette contro l’Iran. E Trump ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti a sostenere le scelte strategiche israeliane.

Parlando alla conferenza annuale politica della lobby, Pence ha anche ribadito il secondo pilastro delle relazioni bilaterali fra l’amministrazione Trump e lo Stato di Israele: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale. Lo spostamento dell’ambasciata americana nella città santa delle tre religioni monoteiste dovrebbe avvenire il 14 maggio, in coincidenza con il 70esimo anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Il presidente Usa ha detto che potrebbe recarsi in visita ufficiale per quella data.

 

 

 

Il vicepresidente ha voluto anche citare, velocemente, la questione del riconoscimento dello Stato di Palestina. Ma la fugace dichiarazione riguardo a una volontà americana di far raggiungere l’accordo per la soluzione dei due Stati dà la cifra di quanto sia in realtà minimo l’interesse di Washington per un accordo che non interessa, di fondo, a nessuno. Anche i suoi stessi partner mediorientali ormai vedono la questione palestinese come un problema secondario, ed è lo stesso Israele a voler renderlo tale di fronte alla comunità internazionale. Pence ha sì accennato alle prospettive di un sostegno amministrativo per una soluzione in tal senso con i palestinesi, ma ha subito detto che, per prima cosa, c’è la sicurezza di Israele. “Mentre qualsiasi accordo richiederà un compromesso, gli Stati Uniti non comprometteranno mai la sicurezza dello stato ebraico di Israele“, ha affermato Pence ricevendo i calorosi applausi del pubblico accorso alla convention.

 

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