Nel suo primo viaggio in Medio Oriente, il neo Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha ribadito con fermezza la linea politica dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran, riaffermando il netto e incondizionato sostegno degli Usa ad Arabia Saudita e Israele nel contrastare Teheran. Le dichiarazioni di Pompeo a Riyad e a Tel Aviv di queste ore arrivano mentre si avvicina la fine della tappa mediorientale del suo primo viaggio all’estero come capo della diplomazia americana. L’ex direttore della Cia ha chiesto un’azione internazionale volta a punire l’Iran per i suoi programmi missilistici e per le altre azioni che, secondo gli Usa e gli alleati, stanno destabilizzando la regione. Secondo Pompeo l’Iran, infatti, è un potenziale egemone regionale che va fermato ad ogni costo.

“Profondamente preoccupati dall’Iran”

Naturalmente, la linea dura di Pompeo piace particolarmente a sauditi e israeliani. “Restiamo profondamente preoccupati per la pericolosa escalation delle minacce dell’Iran verso Israele e la regione e l’ambizione dell’Iran di dominare il Medio Oriente”, ha detto Pompeo dopo un incontro di quasi due ore con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Gli Stati Uniti sono con Israele in questa lotta”, ha aggiunto. A riportarlo è il Time.

Mike Pompeo ha affermato che l’accordo sul nucleare, su cui Trump dovrà esprimersi a breve, non fa abbastanza per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari e ha espresso la sua preoccupazione per il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha ribadito che non permetterà a Teheran di stabilire una sua presenza militare permanente in Siria. “L’Iran deve essere fermato. Lo sviluppo della bomba nucleare deve essere contrastato e noi impegneremo a fermarlo insieme”, ha detto Netanyahu.

Come riporta Middle East Eye, le dichiarazioni di Pompeo rilasciate a Riyad in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli esteri Adel al-Jubeir non lasciano spazio a dubbi: “L’Iran sostiene milizie e gruppi terroristici. Rifornisce di armi i ribelli Houthi in Yemen, conduce campagne di cyber-hacking e sostiene il regime assassino di Assad” ha osservato. “A differenza della precedente amministrazione”, ha aggiunto Pompeo, “non trascureremo la vasta portata del terrorismo iraniano”. 

Pompeo, il “falco” che detesta Teheran

Le dichiarazioni di Pompeo non sorprendono. L’ex direttore della Cia ha più volte paragonato la Repubblica Islamica all’Isis, definendo l’Iran uno “stato di polizia criminale”. Come deputato ha lavorato a stretto contatto con il senatore Tom Cotton per minare i negoziati del presidente Obama con Teheran e ha manifestato pubblicamente il suo sdegno per l’accordo sul nucleare siglato nel 2015: “Non vedo l’ora di ritirare questo accordo disastroso stipulato con il più grande sponsor del terrorismo del mondo”, scrisse in un tweet prima di diventare direttore della Cia nel gennaio 2017. Pompeo è “un avversario di lunga data della Repubblica islamica e da anni sostiene una politica di regime change a Teheran”, osserva il The Middle East Institute. “Ha sempre lavorato per preparare il terreno a un conflitto militare tra Stati Uniti e Iran”.

La linea politica espressa da Pompeo, in cui si celebra in maniera acritica la visione saudita del Medio Oriente, e che ignora le responsabilità di Riyad nel sostegno al terrorismo islamista nella regione, preclude ogni tipo di strategia realista di offshore balancing americana in Medio Oriente. Ora tutto è nelle mani di Trump, che il 12 maggio dovrà decidere se imporre nuove sanzioni contro Teheran, mettendo in pericolo la tenuta dell’accordo sul nucleare.

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