Cambia solo l’ultima iniziale, ma l’assonanza tra i due non è soltanto nel nome: da Mbs a Mbz il passo è tanto breve quanto veloce. Il primo anagramma si riferisce a Mohammad Bin Salman, il secondo invece a Mohammad Bin Zayed. Una z al posto di una s nel nome, ma come detto le cose in comune non si esauriscono qui: entrambi sono principi ereditari, entrambi da questa veste di fatto reggono e tessono le fila interne ed esterni dei propri rispettivi paesi, Arabia Saudita il primo ed Emirati Arabi il secondo. Due “rampolli” delle due casate del Golfo più importanti che, al momento attuale, sono in egual misura responsabili degli avvenimenti più importanti (e spesso tragici) della storia recente del medio oriente. 

L’amicizia tra i due Mohammad

Sembrano quasi essere nati per andare a braccetto: entrambi arabi, entrambi potenti, entrambi ambiziosi e pronti a sobbarcarsi quanto prima gli onori dei rispettivi troni. Ed infatti Mohammad Bin Salman e Mohammad Bin Zayed sono amici. Voci di corridoio, parlano di un rapporto umano tra i due iniziato dalla comune passione (a proposito di somiglianze) per la caccia al falco nel deserto.

Forse l’idea è un po’ troppo romanzata viste le caratteristiche dei due, rinomati per non essere proprio avvezzi nel mostrare umanità, ma non è così lontana dalla realtà la circostanza secondo cui, tra una battuta di caccia ed un’altra, i due sviluppano comuni affinità politiche. E vista la differenza di età, con Bin Zayed più grande di più di 20 anni rispetto a Bin Salman, quest’ultimo ha anche potuto vedere nell’omologo emiratino una sorta di “mentore”. 

Quando nel 2017 Re Salman scarica il nipote Mohammad Bin Nayef e designa quale erede il figlio poco più che trentenne, l’Arabia Saudita viene di fatto presa in mano da Mbs. E dietro ogni mossa, ci sarebbero i consigli del suo amico e compagno di caccia emiratino. La guerra nello Yemen, l’accentuazione del contrasto contro l’Iran, l’embargo al Qatar, dietro tutte queste decisioni ci sarebbe il consiglio partito dall’ufficio di Mbz ad Abu Dhabi.

Assonanze che non a caso sono rintracciabili anche nello stile mediatico dei due, volto a dare ai propri paesi l’immagine di Stati in grado di intraprendere percorsi di “modernizzazione”. Sia Mbs che Mbz spesso giocano il ruolo di veri e propri promotori dei rispettivi paesi, indiscrezioni da Washington ad esempio parlano dell’erede al trono saudita come di un personaggio in grado di esporre fino a notte fonda le proprie idee sull’Arabia Saudita ad un altro suo potente e giovane amico, Jared Kushner

Nel convincere Trump a puntare su Mbs in Arabia Saudita, oltre che alla buona parola del genero, ci sarebbe anche lo zampino di Mbz. Lui, che già ha da anni esperienza di governo e conoscenze a livello internazionale, dal 2016 in poi avrebbe un ruolo nello spianare la strada all’amico ed omologo saudita all’interno delle cancellerie occidentali. 

La strategia di Mohammad Bin Zayed

Ma al fianco delle tante cose in comuni, ci sono tra i due “Mb” anche delle differenze apparentemente minime ma nei fatti sostanziali. Ed anche in questo caso, come nel nome, a cambiare sarebbe una sola lettera, questa volta una e al posto di una o: Mbs sembra conoscere solo onori relativi al potere, Mbz conosce invece anche gli oneri.

I due condividono tante passioni, tra cui evidentemente anche quella dell’instabilità geopolitica del medio oriente. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti mettono la firma su alcune delle più fallimentari campagne messe in atto nella regione: dalla guerra nello Yemen, che ogni giorno causa vittime tra i civili ed acuisce i disastri umanitari, fino all’embargo al Qatar ed al sostegno ai gruppi che per anni destabilizzano la Siria.

Eppure gli Emirati hanno una considerazione diversa a livello internazionale. Con i Saud, è bene specificare, l’Europa e gli Usa firmano ugualmente trattati ed accordi commerciali, ma a livello mediatico questo genera a volte critiche e riserve. Nonostante gli emiratini acquistino la stessa quantità di armi dei sauditi e sono parimenti responsabili di molti disastri attribuiti in primo luogo ai Saud, Mbz e la sua famiglia reale riescono a passare quasi inosservati. 

Anzi, il forum interreligioso che porta ad Abu Dhabi anche il Papa è un importante successo mediatico. Se Mbs si lancia a capofitto nelle sue avventure geopolitiche, assumendo lo stesso atteggiamento di un qualsiasi giovincello che dopo aver compiuto marachelle quasi ci tiene dopo a farle notare, Mbz invece appare molto più accorto e distaccato. La sua strategia è proprio questa: mostrarsi come più moderato, apparire quasi ai margini delle scelte da lui stesso prese o condivise. Mbz, in parole povere, sa cosa vuol dire affiancare, agli onori, gli oneri. Mbs invece no: come affermano diversi funzionari del dipartimento di Stato Usa che con il principe saudita hanno avuto a che fare, Bin Salman sa imparare soltanto dai suoi successi e non dai suoi errori. 

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