Si è spento a 79 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro il sultano dell’Oman, Qaboos bin Al Said, che ha retto il trono del Paese per quasi mezzo secolo. Uno dei sovrani più longevi della terra, secondo solo alla Regina Elisabetta II e con la quale, forse non a caso, ha da sempre avuto stretti rapporti diplomatici, ha saputo guidare il Paese per tutta la fine del XX secolo fino ai giorni nostri.

Salito sul trono nel 1979 a seguito di un colpo di stato orchestrato contro suo padre col supporto di Londra, Qaboos ha avuto la capacità di trasformare l’Oman, da remoto angolo della terra a fulcro della diplomazia della penisola araba e del Medio Oriente. Non soltanto lo sviluppo delle infrastrutture, ma anche un esemplare cambiamento sociale ha interessato il Paese, che può essere considerato il più avanzato a livello di diritti civili nel mondo musulmano; dove la tolleranza religiosa fa invidia a molti Paesi e dove, per ogni problema, ci si poteva appellare alla sua parola per cercare una soluzione.

La sua morte arriva in un momento critico per il Medio Oriente

Nonostante ancora oggi l’Oman non abbia una particolare influenza nelle dinamiche di mercato, nonostante i grandi passi avanti degli ultimi anni, il mondo ha perso forse il suo più grande diplomatico. Con il lavoro svolto nei decenni nell’intermediazione internazionale, soprattutto tra Teheran e Washington, se gli Stati Uniti e l’Iran non sono mai entrati in conflitto in buona parte il merito è di Qaboos. Geograficamente configurabile come valvola e cancello d’accesso al Golfo Persico, l’Oman ha svolto il suo ruolo di supervisore delle dinamiche internazionali negli ultimi 50 anni di storia.

E se l’escalation di tensioni degli ultimi giorni è scoppiata quasi dal nulla, forse, è già una causa della mancanza della sua figura, ogni giorno sempre più evanescente negli ultimi mesi della sua vita. Il cancro è stata la sfida più difficile della sua vita e, forse, l’unica che non è riuscito a sconfiggere.

L’Oman è orfano del suo Re

Qaboos lascia il Regno senza eredi, col nome del gradito successore lasciato scritto in una busta che, con grande segno di umiltà, deve essere aperta solo qualora il consiglio famigliare non sia in grado di indicare una figura che possa sostituirlo. Il compito però è assai arduo: con la sua saggezza ha reso l’Oman fulcro delle dinamiche arabe e mediorientali, in un ruolo difficile da interpretare. Forse il non essere riuscito a formare adeguatamente una linea di successione è l’unica colpa che il vecchio sultano dell’Oman si porterà nella tomba.

Il successore verrà indicato entro massimo tre giorni dalla sua morte, nella giornata di martedì. Se non per decisione del consiglio della famiglia, dopo l’apertura della busta sigillata ed in duplice copia lasciata da Qaboos, lasciando i riflettori del mondo con gli occhi puntati sul sultanato dell’Arabia. Nel Paese adesso si prospetta una corsa a tre, tra le personalità più in vista dell’Oman: Assad bin Tariq al-Said, cugino del sovrano e già suo fianco destro durante le trattative internazionali, l’attuale ministro alla cultura Haitham bin Tariq al-Said e, infine, l’ex primo uomo della marina militare, Shihab bin Tariq. E dalla scelta della linea di successione, in buona parte saranno decise le sorti del Medio Oriente dei prossimi anni.

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