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Delle ragazze su un palco le cui coreografie sono rappresentate da giochi di luci e laser mentre, poco più sotto, il pubblico si alza dalle sedie ed inizia a ballare: sembra l’immagine di un comune concerto, uno dei tanti, che si svolge in occidente ed invece i video provengono da uno dei più grandi auditorium di Pyongyang, capitale della Corea del Nord. Mentre all’interno dei palazzi governativi Kim Jong Un studia gli ultimi dati sul missile lanciato, destinato a creare altro scompiglio tra le cancellerie internazionali, nella più grande città nordcoreana si balla al ritmo delle canzoni della ‘Moranbong Band’, il gruppo più seguito e stimato del paese composto unicamente da donne. E’ un’immagine insolita di una nazione isolata e che, per tal motivo, viene considerata quasi immune dalle contaminazioni di costumi e modi di vita occidentali; in effetti, se il suono degli strumenti elettronici e le luci sul palco appaiono così vicini ai concerti che si svolgono in Europa, negli USA o tra i vicini cugini sudcoreani, testi e parole delle canzoni risentono inevitabilmente l’influenza della politica e della società nordcoreana.

La sfida tra le due Coree passa anche dalla musica

Le ragazze della Moranbong Band non hanno mancato di suscitare curiosità; di loro si è anche occupata la storica rivista di musica ‘RollingStone’, che ai suoi lettori ha fatto conoscere curiosità e musiche della band nordcoreana. Alcune ragazze sono vestite con le divise dell’esercito, altre invece indossano costumi più tradizionali, ma il corpo di ballo ha abiti molto più occidentali con tanto di minigonne e scollature ‘inusuali’ se si pensa all’immagine tradizionale e tradizionalista della Corea del Nord; gli strumenti sono tutti elettronici: chitarre, bassi, tastiere, violini ed anche una batteria e le ragazze sono dirette dalla violoncellista Seon-u Hyang-hui. Hanno esordito nel 2013 e, da allora, l’intero paese segue i loro concerti; i palchi in cui si esibiscono più frequentemente sono quelli in cui il pubblico è composto per lo più da membri del partito, pur tuttavia la diffusione delle loro canzoni in radio e tv ha aumentato enormemente la popolarità della Moranbong.

Tutto questo non sembra essere un caso: la band anzi, sembra rientrare in una nuova strategia di propaganda di Kim Jong Un, il quale ha studiato per due anni in Svizzera nei primi anni 2000 ed ha potuto ben notare l’importanza della musica in occidente per la diffusione di messaggi ed idee, soprattutto tra i più giovani. Quei suoni elettronici così poco conosciuti in Corea del Nord, al pari di concerti in cui ad esibirsi sono solo ragazze, sono stati fatti entrare nella quotidianità dei cittadini: i ritmi ed i tenori degli spettacoli sembrano essere tipicamente occidentali solo che, contrariamente a quanto avviene dalle nostre parti, nei testi si fa riferimento alla patria, all’importanza di lottare per essa e per la salvaguardia dei valori del paese. Una delle canzoni di maggior successo si intitola ‘Corri a studiare’ ed è un invito, rivolto alle ragazze ed ai ragazzi nordcoreani, ad impegnarsi nello studio per difendere la madrepatria.

In parole povere, Kim ha intuito il potenziale del cosiddetto ‘K-pop’ dei cugini sudcoreani per arrivare ai più giovani del suo paese, ma anche suscitare non poche curiosità all’estero; del resto, la Corea del Sud è diventata popolare in Asia orientale e nel mondo grazie proprio alla diffusione del genere ‘K-pop’, abbreviativo di ‘Korean pop’: la musica di molte band di Seul, abbinata a volte al rock, altre volte alla techno ma anche per l’appunto al pop più commerciale, ha invaso i mercati discografici giapponesi e cinesi ed è arrivata all’apice nei primi anni 2000 grazie a gruppi quali, ad esempio, i ‘Big Bang’ oppure al cantante Psy il quale ha fatto di ‘Gamgam Style’ il ‘tormentone’ internazionale del 2011 ed una delle canzoni più visualizzate su YouTube. La Moranbong Band sembra voler in qualche modo, pur con le dovute proporzioni, essere la risposta della Corea del Nord a tutto questo; l’esperimento in tal senso appare essere riuscito: i video su YouTube delle ragazze nordcoreane sforano spesso il milione di visualizzazioni, mentre in Asia orientale molti appassionati di musica parlano di loro. In un articolo di pochi giorni fa apparso su Business Insider, si fa riferimento ad un vero e proprio fan club della Moranbong Band nato in Giappone con diversi giovani che cantano indossando anche le divise nordcoreane in ‘onore’ delle ragazze.

Dal cinema alla musica: le differenze tra Kim Jong Un ed il padre

Se il genere K-pop sudcoreano ostenta il volto occidentale del paese, la risposta nordcoreana invece tiene a rappresentare le tradizioni del partito al potere e della società della parte più ‘misteriosa’ della penisola; il tutto però, viene fatto con un metodo ed uno spirito del tutto differente rispetto a quanto era in voga a Pyongyang negli anni di Kim Jong Il, padre dell’attuale leader Kim Jong Un. Il numero uno nordcoreano ha chiuso un occhio circa l’introduzione di musiche e suoni più spiccatamente occidentali, cogliendo però il vantaggio di arrivare più direttamente ai giovani del suo paese e di propagandare anche un’immagine diversa all’estero; se suo padre è stato sempre legato al cinema, scrivendo anche di proprio pugno diversi film e trasformando interi quartieri della capitale in una sorta di ‘Cinecittà’ di Pyongyang, Kim Jong Un vuol invece sfruttare tutto il potenziale della musica.

Sono dunque cambiati i tempi: niente più pellicole dove si esalta il capostipite dei Kim e padre della patria, con sottofondo di musiche tradizionali e con trame dove i protagonisti venivano salvati dai soldati comunisti; spazio adesso a musiche occidentali, anche se con testi che richiamano sempre alle ideologie ed ai valori voluti dalla nomenclatura al potere. Prima ancora che con il lancio di missili e con notiziari dove la conduttrice della tv pubblica annuncia i risultati del governo, la propaganda di Pyongyang passa anche dalla musica e dalle ragazze che con ritmi occidentali cantano l’importanza di studiare e di aderire ai valori della madrepatria.

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