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Il conflitto del Nagorno-Karabakh, la regione contesa fra Armenia e Azerbaijan, potrebbe subire un’escalation nel corso del 2018. Il timore è documentato nel rapporto redatto dalla direzione dell’Intelligence nazionale degli Stati Uniti, il Worldwide threat assessment per il 2018. Nella relazione si legge, che fa riferimento a tutto il mondo, si legge riguardo al conflitto in corso fra Azerbaigian e Armenia quanto segue: “La tensione nella regione contesa del Nagorno-Karabakh potrebbe trasformarsi in un conflitto militare su vasta scala tra Armenia e Azerbaijan, che potrebbe attirare la Russia per sostenere il suo alleato regionale. La riluttanza di entrambe le parti a scendere a compromessi, le crescenti pressioni interne, la costante modernizzazione militare dell’Azerbaigian e l’acquisizione da parte dell’Armenia di nuove apparecchiature russe aumentano il rischio di una guerra su larga scala nel 2018“. 

L’allarme non va sottovalutato, perché si tratta di una regione particolarmente importante per gli interessi contrapposti di Russia e Occidente e dove la tensione, negli ultimi anni, non è affatto diminuita. Come riportato dalle agenzie di stampa locali, il governo azero ha dichiarato mercoledì mattina che l’Armenia ha violato il cessate-il-fuoco lungo la linea del fronte per ben 129 volte nell’arco di 24 ore. Una serie di violazioni particolarmente importanti e che rischiano di acuirsi a causa degli interessi internazionali dietro un conflitto latente pluridecennale e che non sembra riuscire a incanalarsi verso una risoluzione pacifica e definitiva. Ed è un problema particolarmente importante perché, non va dimenticato, l’ultima escalation militare fra separatisti e governo azero, con l’Armenia coinvolta a sostegno delle forze del Nagorno-Karabakh, ha visto centinaia di morti da una parte e dall’altra. Ed il tutto è avvenuto in soli quattro giorni, dal 2 al 5 aprile del 2016.

La vicinanza temporale di questi feroci scontri armati deve far riflettere sulla necessità di non sottovalutare quanto detto dall’intelligence americana, sopratutto per il riferimento alla Russia come sostenitrice dell’Armenia e dei separatisti. Le crescenti tensioni che si registrano fra Russia e Stati Uniti, in questa ripetizione di una Guerra Fredda che sembra, a questo punto, non essere mai terminata, comporta la possibilità di un aumento delle tensioni in ogni settore del mondo in cui si possa individuare la declinazione di questo conflitto fra superpotenze. E il Caucaso, anche per le sue divisioni inter-statali ed etniche e per il fatto che recentemente è stato territorio di guerre molto importanti e di interventi militari diretti della Russia, non è una regione che si può sottostimare in termini di pericolosità per la tenuta della stabilità mondiale. 

In questa fase storica, la regione caucasica vede una grossa divisione interna fra alleati della Russia e alleati degli Stati Uniti, con la Nato che preme per entrare nel territorio strappando a Mosca un’area estremanete improtante dal punto di vista strategico, dal momento che è il confine meridionale che la divide dal Medio Oriente. Fra Georgia, Armenia e Azerbaijan, il Nagorno-Karabak non è dunque soltanto un problema regionale, ma una questione strategica che contrappone, nuovamente Occidente e Russia. E negli ultimi anni, ovunque si è manifestata questa contrapposizione, sono nati conflitti più o meno gravi che hanno profondamente ferito le popolazioni locali. E questa regione non fa eccezione. Dal 1992 i negoziati per la soluzione pacifica della disputa continuano senza sosta nell’ambito del Gruppo di Minsk e sotto l’egida dell’Osce. L’ultimo incontro tra le due parti in guerra, avvenuto a Ginevra a ottobre del 2017 ha visto un cauto riavvicinamento. Ma i problemi persistono e non appaiono di pronta risoluzione. Il governo azero vuole il ripristino della sua sovranità, mentre l’Armenia supporta pienamente i separatisti. Una divisione così netta, attualmente, sembra difficile da poter fermare. E l’acuirsi della conflittualità fra Mosca e Washington non può che comportare un irrigidimento delle posizioni nei singoli casi regionali. Per questo motivo, l’allarme dell’intelligence Usa va considerato con estremo interesse.

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