Che ci fanno tre navi da guerra cinesi in un porto australiano? No, non c’è nessuna guerra in corso fra la Cina e l’Australia, anche se la notizia ha scatenato commenti di ogni tipo. Ieri le imbarcazioni battenti bandiera di Pechino erano ferme sulla banchina in mezzo allo stupore dei passanti che osservavano la scena confusi e spiazzati. Il governo di Canberra ha subito rassicurato i cittadini: si tratta soltanto di una sosta di quattro giorni. Eppure non sono mancate le polemiche, né per la scelta delle autorità australiane né per la tempistica, a ridosso dell’anniversario di piazza Tienanmen.

Un accordo non comunicato

Lunedì scorso, giorno prima del 4 maggio, una fregata, una nave di rifornimento ausiliaria e un’anfibia dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese si sono dirette a Garden Island, Australia, per un attracco concordato con Canberra. Il primo ministro australiano Scott Morrison ha spiegato che le tre imbarcazioni stavano rientrando dopo un’operazione contro il contrabbando di droga in medio oriente. Morrison ha poi aggiunto che fra i due governi c’era un accordo: “Si è trattata di una sorta di visita reciproca perché le navi della marina australiana hanno recentemente visitato la Cina. Questa – ha concluso il primo ministro – è un’ulteriore dimostrazione del buon rapporto che abbiamo con la Cina”.

Le polemiche non si placano

L’errore politico dell’Australia è stato non annunciare in anticipo la visita delle navi cinesi; in questo modo nessuno avrebbe potuto protestare per l’effetto sorpresa di vedere in territorio australiano i mezzi di uno Stato con cui solo poche settimane fa Canberra ha avuto duri scontri commerciali. Ma oltre all’episodio in sé non sono mancate polemiche relative alla tempistica della sosta: a ridosso dei fatti di Tienanmen. Era proprio necessario esporsi così? “Penso che qualsiasi lettura – si è giustificato Morrison – potrebbe essere soggetta a un po’ di sovra analisi”.

I rapporti tra Cina e Australia

Il rapporto tra Cina e Australia è sempre stato complicato e ambiguo. Canberra si sente occidentale ma, trovandosi in Asia, è costretta a fare affari con Pechino; il gigante asiatico, invece, considera l’isola un ostacolo per il completo controllo dell’Oceano Pacifico. Negli ultimi mesi, inoltre, i legami diplomatici tra le parti si erano danneggiati per colpa del 5G e Huawei, i soliti nodi della discordia. L’Australia ha da tempo messo al bando il colosso di Shenzen per tutelare la propria sicurezza nazionale. La Cina ha risposto bloccando le importazioni di carbone australiano, una delle fonti di guadagno più importanti del governo australiano.

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