È sempre difficile trovare un filo conduttore che congiunga l’intera esperienza politica di uno statista, specie se questa si dipana lungo un arco temporale nel corso del quale si sono succeduti eventi politici, economici e sociali di rilevanza storica e rivolgimenti geopolitici epocali.

Nell’azione politica di uno statista di lungo corso, poi, spesso prevalgono le istanze tattiche ed un pragmatismo tali che oscurano e svalorizzano gli obiettivi strategici enunciati, fino al punto di snaturarli. Come in altri ambiti, anche in quello politico è sempre presente, infatti, l’eventualità di quel processo che viene definito come l’eterogenesi dei fini. La consuetudine del e col potere, inoltre, induce sovente nel politico una sorta di ossessione, di smania di presenzialismo il cui risultato è quello di piegare, se non di sacrificare, il bene comune, l’interesse nazionale e perfino le relazioni internazionali al proprio egotismo. Nel caso del primo presidente della Repubblica del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, ciò non è avvenuto. E non è avvenuto non solo in ragione della sua tempra psicologica, delle sue doti caratteriali, delle competenze e delle variegate esperienze umane e politiche che ne hanno ad un tempo favorito, forgiato e consolidato il suo ruolo di “servitore del bene comune”, ma anche e soprattutto per una “visione globale” della politica internazionale e del destino del Kazakhstan in questa visione.

L’essere un civil servant, direbbero gli inglesi, o un grand commis d’État, i francesi, è la cifra che sembra contraddistinguere meglio di altre il percorso di Nazarbayev quale uomo pubblico. Il servizio per il bene comune è stato infatti l’imperativo cui Nazarbayev ha tenuto fede con senso di responsabilità e di equilibrio sia nella passata esperienza sovietica sia in quella inaugurata trent’anni fa con la proclamazione della Repubblica del Kazakhstan. Nazarbayev ha fatto tesoro della sua esperienza sovietica cogliendone gli aspetti positivi e stando attento a non ripercorrerne gli errori. Ma l’opportunità storica di costruire ex novo la repubblica e lo stato nazionale del Kazakhstan dopo il collasso sovietico hanno, in un certo qual modo, messo in evidenzia le sue peculiarità di statista proattivo sulle questioni della pace e del raggiungimento dell’armonia internazionali.

Pace ed armonia paiono essere, dunque, due tra i principali vettori della visione politica di N. Nazarbayev

Ci sono alcuni motivi razionali sui quali vale la pena riflettere per capire appieno quanto l’iniziativa internazionale del Kazakhstan, promossa da Nazarbayev fin dalla nascita del nuovo stato nazionale, sia stata, in alcune fasi, caratterizzata dalla volontà di perseguire processi di pace durevole e armonia a livello regionale ed internazionale.

Uno dei motivi principali è dato dalla posizione geografica del Kazakhstan. L’essere al centro della parte asiatica della massa continentale eurasiatica e ai confini di due giganti, quali sono indubbiamente la Federazione russa e la Repubblica popolare di Cina, pongono infatti la sfida dell’autonomia e del perseguimento dell’interesse nazionale kazaki. Tale centralità geografica pone anche la necessità di trovare una posizione che soddisfi la propria vocazione geopolitica quale perno essenziale per il mantenimento della stabilità regionale. A distanza di trent’anni, possiamo dire che l’obiettivo è stato raggiunto: fortunatamente per la regione, ma anche per il Globo intero, la stabilità è stata, fino ai nostri giorni, mantenuta grazie alle politiche volte alla pace ed alla cooperazione internazionale perseguite dal primo presidente kazako.

L’altro motivo per cui sono state favorite politiche ed iniziative volte al raggiungimento dell’armonia in ambito domestico, e sul quale necessita riflettere per comprendere l’iter politico di Nazarbayev, è dato dalla grande sfida che il primo presidente della nuova repubblica ha dovuto affrontare: quella relativa alla frammentazione sociale, etnica e religiosa cui il l’intero corpo della giovane Nazione poteva incorrere. Il Kazakhstan è un Paese multietnico, permeato da culture varie e sensibilità religiose diverse; nell’epoca degli identitarismi ideologici e degli egoismi neonazionalisti o del cosiddetto scontro di civiltà – per dirla con le parole dello scienziato politico statunitense Samuel P. Huntington – solo una oculata politica volta all’armonia ha potuto salvare questo paese dalla catastrofe, e con esso la stabilità dell’intera regione centroasiatica.

Le iniziative di Nazarbayev riguardo alla pace ed all’armonia non si limitano però al solo perimetro nazionale e/o regionale. Esse, infatti, vengono declinate ed implementate per circa un trentennio in ambito globale. Il progetto ATOM, promosso a livello ONU, ad esempio, costituisce un concreto passo verso il disarmo nucleare mondiale, così come le iniziative volte alla costituzione della Unione eurasiatica rappresentano un passo verso non solo una cooperazione regionale ma un elemento per il raggiungimento di una maggiore armonia in campo economico e politico a livello mondiale. Anche le iniziative volte al Dialogo di Civiltà, dapprima volte ad assicurare una “pace” domestica tra le varie sensibilità religiose, si ampliano con i Forum dedicati alle questioni internazionali più scottanti (Iran, Siria, Caucaso, ecc.), fino a rendere il Kazakhstan il Paese ove confrontarsi con franchezza al fine di trovare soluzioni concrete al di fuori di pregiudizi ideologici di parte.
Oggi, il primo presidente della Repubblica del Kazakhstan lascia ai suoi successori ed alle generazioni future una eredità politica – costellata di istituzioni e di prassi -, che certamente andrà implementata in ragione delle mutate condizioni che la storia presenterà loro, ma da cui non potranno prescindere.

*Tiberio Graziani è Chairman di Vision & Global Trends. International Institute for Global Analyses

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