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Il presidente francese Emmanuel Macron ritiene che l’Arabia Saudita e il Qatar abbiano finanziato gruppi che hanno “contribuito al terrorismo”  ed ha stabilito un dialogo “sincero” con le potenze del Golfo Persico, che include la questione del finanziamento del terrorismo o del radicalismo islamico come tema principale delle relazioni internazionale fra Parigi, Riad e Doha. Questo è quanto si evince dall’intervista rilasciata dal presidente francese al settimanale Le Point, il quale poi ha concluso, sul tema del terrorismo e dei legami con il Golfo Persico, affermando che “la priorità della nostra politica internazionale deve essere la nostra sicurezza. Non possiamo avere una politica commerciale o diplomatica che non prenda in considerazione questa sicurezza”. Un messaggio chiaro, molto lucido da parte di Macron, che non può essere sottovalutato, soprattutto perché per la prima volta vengono dichiarati i sospetti sui legami fra le monarchie del Golfo e il terrorismo internazionale di matrice islamica. Macron ha tanti difetti, sicuramente, però, almeno in questo frangente, ha avuto il coraggio di dire qualcosa che finora è stato solo sussurrato dalle cancellerie europee, per timore di scatenare una sorta di senso di rivolta nei confronti di partner imprescindibili come quelli della penisola arabica: e cioè che esiste un legame fra Qatar e Arabia Saudita e terrorismo internazionale.

La scelta di Macron di aprirsi di fronte alla stampa e all’opinione pubblica su un tema così sentito come quello del terrorismo internazionale, è sicuramente da far risalire anche alle difficoltà dell’inquilino dell’Eliseo di farsi apprezzare dal proprio elettorato. I francesi non sembrano amare le politiche interne del presidente francese, a partire da quelle del lavoro, e quindi Macron può fare breccia nel cuore del proprio popolo su una questione come quella del terrorismo che è da una parte complessa e dall’altra estremamente emotiva. Recenti sondaggi danno in netta ascesa la percezione negativa dei francesi rispetto all’immigrazione e all’integrazione dell’islam nella società, mostrando dunque un lato “oscuro” della Francia multietnica, che si riscopre restia alle dinamiche migratorie, come già evidenziato durante le elezioni per l’Eliseo. E queste accuse di una regia esterna alla Francia nell’evoluzione del fondamentalismo islamico confermano la volontà da parte di Emmanuel Macron di fare uno scatto in avanti nel dibattito interno: da una parte mostrandosi forte nel puntare il dito sui mandanti del terrorismo internazionale; dall’altra parte deresponsabilizzando l’immigrazione e l’islam francese come cause del terrorismo.

Tuttavia, la mossa di esprimersi contro Qatar e Arabia Saudita, pur confermando quanto già sospettato da molti e confermato da tanti analisti, lascia perplessi soprattutto per la modalità così diretta di certe accuse. Parlare di queste due monarchie arabe come di potenze straniere che “hanno finanziato gruppi, che non erano gli stessi, ma che, di fatto, hanno contribuito al terrorismo” è qualcosa di forte, soprattutto perché l’Arabia Saudita e il Qatar investono fiumi di denaro nell’economia francese, in svariati settori. E questi investimenti del Golfo Persico sono, in Francia come altrove, collegati saldamente a una maggiore influenza sull’islam nel Paese. In particolare la monarchia saudita ha da molti anni intrapreso un’attività di penetrazione nel territorio francese attraverso le moschee e i centri islamici da essa stessa finanziati o supportati.

Già nel 2016, l’ex funzionario della Difesa di Parigi, Pierre Conesa, puntava il dito contro l’Arabia Saudita, accusandola di aver stanziato otto miliardi di dollari nell’espansione della dottrina wahabita nel mondo. In un’intervista concessa al quotidiano spagnolo La Vanguardia, l’ex funzionario francese già aveva confermato l’idea che l’Arabia Saudita fosse uno dei Paesi maggiormente coinvolti nello sviluppo del radicalismo islamico nel mondo. E le stesse teorie, sono state poi inserite in un testo dal titolo eloquente ma altamente esplicativo: “Dr. Saoud et Mr. Djihad: La diplomatie religieuse de l’Arabie saoudite”. Un testo in cui per la prima volta un quadro della Difesa europea metteva a nudo le indubbie relazioni fra Riad e l’esplosione dello jihadismo europeo e non solo. Per quanto riguarda soltanto la Francia, basta riflettere sul fatto che l’Arabia Saudita ha contribuito, attraverso fondazioni collegate alla monarchia, alla realizzazione di otto moschee nel solo anno 2016 inviando decine di imam dal Golfo Persico nelle moschee francesi per indottrinare le comunità musulmane all’islam conservatore collegato all’ideologia di casa Saud. Adesso, anche Emmanuel Macron sembra aver capito che esiste un filo rosso di petroldollari che collega il Golfo Persico al terrorismo islamico. Probabilmente questo non era così evidente quando doveva salire all’Eliseo.

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