L’ombra delle sanzioni economiche inizia ad aleggiare sull’Afghanistan dei talebani. All’indomani del ritiro degli Stati Uniti e delle forze occidentali dallo scenario afghano, la situazione a Kabul e dintorni è precipitata nel caos. Joe Biden è finito nell’occhio del ciclone per una decisione considerata azzardata e controproducente, almeno nelle modalità attraverso le quali è stata portata avanti. Anziché garantire stabilità al governo locale, l’uscita di scena degli americani ha regalato ai talebani una ghiotta prateria, prontamente occupata dal gruppo islamico.

Adesso che il danno è fatto, e che molti altri danni potrebbero seguire in una lista lunghissima, in seno alla comunità internazionale sono iniziati i preparativi per cercare di risolvere la questione Afghanistan nel modo più pacifico possibile. Come comportarsi con il governo guidato dai talebani ? Due le opzioni possibili: affidarsi al pragmatismo e trattare da pari a pari, come hanno scelto di fare Russia e Cina, oppure utilizzare il pugno duro in difesa dei diritti umani e del rispetto delle minoranze.

In merito a quest’ultima strada, non sono da vietare per mettere pressione sul gruppo. Non a caso, al termine di una recente conferenza stampa tenuta presso la Casa Bianca, Biden è stato chiaro, alludendo al fatto che il regime dei talebani potrebbe essere sanzionato economicamente. “Dipende dal loro comportamento” ha concluso il presidente degli Stati Uniti.

Le (possibili) sanzioni contro i Talebani

Gli Stati Uniti , sembra di capire, sarebbero pronti a sanzionare economicamente i talebani. Il punto, che divide la stessa comunità internazionale e gli esperti, è tuttavia uno: queste presunte sanzioni, richiedere un’utilità effettiva oppure non farebbero altro che pesare sulle spalle dei civili ? Uno dei portavoce degli studenti del Corano, Suhail Shaheen, ha rilasciato un’intervista emblematica alla Cgtn . Le sanzioni contro i Talebani “andrebbero contro la popolazione afghana” e gli afghani “hanno lottato per 20 anni contro l’occupazione. Siamo entrati in una nuova fase, una fase di pace, di coesistenza pacifica, di unità dei cittadini dell’Afghanistan” , ha insistito, affermando che il Paese ha bisogno di “molta cooperazione e appoggio finanziario”

Dello stesso avviso la Cina. “La comunità internazionale dovrebbe incoraggiare e promuovere lo sviluppo della situazione in Afghanistan in una direzione positiva, sostenere la ricostruzione pacifica, migliorare il benessere della gente e rafforzare la sua capacità di sviluppo indipendente”, ha detto oggi ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, nel corso di un briefing quotidiano. “Imporre sanzioni e pressioni in ogni momento non può risolvere il problema e sarà solo controproducente”, ha sottolineato Wang.

Una mossa rischiosa

Se diamo uno sguardo al recente passato, notiamo come l’arma a doppio taglio delle sanzioni americane contro governi o regimi avversi abbia il più delle volte portato a scarsi risultati. Vero: sanzionare un Paese, soprattutto se l’idea parte dagli Stati Uniti, equivale a isolare commercialmente quella nazione. Ma, d’altro canto, è altrettanto vero che le suddette sanzioni finiscono per danneggiare la qualità della vita della popolazione e non quella di presidenti, dittatori o politici di turno. Costoro, infatti, continueranno comunque a vivere senza problemi di sorta.

Gli esempi a conferma della sostanziale inutilità (anzi: pericolosità) della sanzioni non nulle. Cuba, Corea del Nord, Russia, Siria sono soltanto i casi più eclatanti. Nonostante il peso delle sanzioni, almeno a livello istituzionale, niente è cambiato a queste latitudini; al contrario, i civili hanno dovuto fare i conti con privazioni più o meno dure. Prendiamo la Corea del Nord. Poco importa se la comunità internazionale ha chiuso la porta in faccia a Kim Jong Un. Il governo nordcoreano è riuscito comunque a portare avanti i suoi esperimenti militari, mentre Cina e Russia hanno provveduto a sostenere economicamente l’alleato. Gli Stati Uniti dovrebbero quindi pensare bene alla loro prossima mossa in Afghanistan, consapevole del fatto che eventuali sanzioni sui Talebani potrebbero recare danno solo ed esclusivamente alla popolazione afghana.

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