Il Golfo Persico continua a ribollire. La marina americana si confronta ormai sempre più spesso con quella iraniana e il rischio di incidenti di frontiera in acque internazionali è sempre più evidente. Un livello di allerta costante per questo specchio d’acqua e che rappresenta, a livello marittimo, un confronto sempre più acceso fra la Repubblica Islamica dell’Iran e gli alleati degli Stati Uniti nella Penisola Arabica, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Già a gennaio e a marzo c’erano stati episodi simili nel Golfo ed anche la marina saudita era stata coinvolta in un incidente con la flotta di Teheran. Incidenti che non hanno portato conseguenze, ma che manifestano una tensione sempre più crescente fra le forze armate dei Paesi rivieraschi e dei loro alleati. Le sanzioni USA nei confronti dell’Iran, che hanno ricevuto il plauso del presidente Trump, non hanno poi certamente aiutato nella distensione, ma anzi, hanno contribuito ad acuire le ostilità fra i due Stati. E gli incidenti avvenuti pochi giorni fa lo dimostrano.

Nella scorsa settimana, gli eventi che hanno coinvolto la marina degli Stati Uniti e quella della Repubblica Islamica dell’Iran sono stati due. Il primo di questi, martedì 25 luglio, è avvenuto nella parte settentrionale del Golfo, ed ha visto il lancio di colpi di avvertimento da parte del pattugliatore statunitense USS Thunderbolt nei confronti di una nave dei Guardiani della Rivoluzione. La lettura che ne hanno dato l’Iran e gli Stati Uniti è stata di natura diametralmente opposta: la marina di Washington ha dichiarato che i colpi di avvertimento sono arrivati perché la nave iraniana si avvicinava a tutta velocità all’imbarcazione battente bandiere statunitense senza rispondere ad alcun segnale da parte di quest’ultima. Al contrario, il quartier generale dei Pasdaran ha fatto sapere che l’azione della Thunderbolt è stata senza alcun preavviso e ha dichiarato che è stata la nave statunitense ad avvicinarsi all’imbarcazione iraniana, che si trovava a pattugliare acque internazionali, e ha sparato alcuni colpi “al solo scopo di creare panico”.

Il secondo avvenimento è accaduto venerdì, 29 luglio, sempre nel Golfo, ma questa volta in una zona più centrale. Uno scontro che poteva avere conseguenze ancora più gravi, perché questa volta, a essere coinvolte sono state, da una parte, la portaerei USS Nimitz e le navi che lo accompagnavano e, dall’altra parte, alcune fregate iraniane. Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione, meglio noto come Pasdaran, ha inviato un comunicato il giorno stesso dicendo che questa volta la marina americana si era resa protagonista di un invio di un elicottero nelle acque pattugliate dalle navi iraniane, che coincidevano quelle della piattaforma per l’estrazione di idrocarburi di Resalat e sono stati lanciati dei colpi di avvertimento da parte della Marina statunitense.

I due eventi s’inseriscono in una crescente situazione d’incandescenza del Golfo Persico, un mare che rappresenta un’area fondamentale per l’economia e per la strategia militare dei Paesi del Golfo ma anche di tutti i partner commerciali e politici della regione e internazionali. Il Golfo Persico è un mare dove oggi passano le rotte commerciali più importanti che vanno dall’Estremo al Medio Oriente e viceversa ed è la rotta primaria del petrolio saudita per arrivare a rifornire di greggio la Cina, uno dei principali importatori di petrolio di Riad. Oltre ad essere una fondamentale via per il commercio, è anche un mare che divide i sauditi dall’Iran, e dunque le due potenze regionali che si contendono la leadership militare del Medio Oriente ed è anche il mare in cui si assiste, in questi ultimi mesi, alla crisi diplomatica fra Qatar e blocco saudita, finora non arrivata a un’escalation militare grazie alla presenza della base americana di Doha e a quella piccola, ma importante politicamente, che possiede la Turchia. Non ultimo, il Golfo Persico è anche un mare ricchissimo di materie prime, in particolare di gas, e proprio al confine delle acque territoriali qatariote con quelle iraniane è presente il giacimento di gas più grande del mondo e che condividono Doha e Teheran.

 

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