Turchia, 2043. Tutto ruota attorno alla “famiglia sacra“. Le persone possono vivere in determinate zone delle città solo in base al loro stato civile. I quartieri migliori, con parchi e aree verdi, scuole e centri ricreativi, sono assegnati a famiglie con bambini piccoli, mentre i single e i divorziati vivono segregati in periferia. Ma non possono restare soli a lungo: lo Stato combina incontri obbligatori per garantire che non rimangano single per più di tre anni.

Nell’ultimo libro dello scrittore turco Kerem Isik “The Failed Carnival”, ogni giovane coppia ottiene un consulente familiare per assicurarsi che il matrimonio regga e produca discendenti. Il racconto sembra predire la società perfetta, quella sognata dal partito del presidente Recep Tayyip Erdogan, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo. Un’utopia che rischia di trasformarsi in incubo e che Isik ha voluto in qualche modo anticipare.

I temi affrontati da Isik ricalcano le proposte di una commissione parlamentare che vorrebbe varare delle misure per rafforzare l’istituto della famiglia. La relazione della commissione è stata bocciata dalle proteste per le strade quando è stata presentata l’anno scorso. Ma è tornata all’agenda parlamentare all’inizio di ottobre. Il governo non avrebbe rinunciato ai suoi piani per rendere più facile il matrimonio e il divorzio più difficile.

Il libro di racconti di Isik, pubblicato nel 2015, prova a immaginare la Turchia trasformata da questa legge. In una storia, l’ufficio di censura invita uno scrittore a cambiare il finale della sua storia di stupro, in modo che la donna violentata possa sposare il rapitore e vivere così felicemente.

“La relazione sul divorzio”, il cui titolo formale è piuttosto complesso: “Rapporto investigativo della Commissione parlamentare sulla prevenzione degli effetti negativi sull’unità familiare, i fattori di divorzio e le misure per rafforzare la famiglia”, prevede sovvenzioni finanziarie e alloggi per le coppie sposate, e per coloro che si sposano durante l’università. Raccomanda la consulenza prima del matrimonio di “esperti formati secondo valori tradizionali della famiglia”.

I centri di consulenza familiare avrebbero anche l’incarico di fornire consulenza prima e durante il divorzio “per esaminare se è possibile riconciliare la coppia”. I giudici potrebbero suggerire a coppie che prendono in considerazione il divorzio una mediazione per tentare una riconciliazione, e le somme degli assegni di mantenimento non supererebbero i 10 anni – un grave deterrente per le donne che temono la povertà dopo il divorzio. Il rapporto esorta inoltre la tv a “rispettare i valori della famiglia” e a “rispettare l’unità della famiglia” nella copertura delle notizie.

La decisione di rilanciare la relazione controversa arriva in un momento in cui associazioni di donne si sono recate in piazza per protestare contro un nuovo disegno di legge che permetterebbe a religiosi sunniti o mufti di celebrare matrimoni civili. I funzionari governativi dicono che questa nuova pratica renderebbe più facile sposarsi ed eviterebbe alle coppie l’attesa per una licenza. Le organizzazioni femminili ritengono invece questo disegno sia una violazione del laicismo. Il presidente Recep Tayyip Erdogan è stato molto duro e ha dichiarato a riguardo: “Questa legge passerà che piaccia o no. La gente vuole cerimonie sia religiose che civili. E rispetta i mufti più delle autorità civili”.

Associazioni per i diritti delle donne hanno protestato contro il disegno di legge in più di una dozzina di città dal 1° ottobre. Adesso, a partire dal 3 ottobre, hanno anche aggiunto alle loro proteste “la relazione sul divorzio”. “Non smettere di divorziare – fermare la violenza e i femminicidi”, si legge sui manifesti per le strade. Le proteste sono continuate anche con l’hashtag #WeDoNotRecognizeDivorceCommissionReport.

La relazione della commissione parlamentare rivela che il divorzio non è un grosso problema nel paese: il tasso di divorzio è 1,67 su 1.000 matrimoni e si prevede che sarà l’ 1,97 nel 2023. È un tasso molto più basso rispetto agli Stati Uniti (3,2 su 1.000) o alla Russia (4,5 su 1.000). I turchi si sposano presto in confronto agli altri Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo: l’87% dei turchi si sposa prima dei 29 anni e il 57% prima dei 24. Il rapporto riconosce che il 51% dei matrimoni è combinato. I coniugi potenziali non sono consultati nel 10% dei matrimoni e il 21% delle donne divorziate riferisce di aver chiesto il divorzio a causa di violenza domestica e di maltrattamento. Secondo la relazione, molte donne divorziate chiedono la protezione dello stato contro il loro coniuge, ma pochi di loro sono adeguatamente protette.

I membri dell’opposizione hanno accusato il governo di ignorare le critiche alla relazione, secondo cui la maggior parte dei divorzi in Turchia avviene a causa di violenze domestiche o matrimoni forzati. Secondo la piattaforma We Will Stop Femicide, un gruppo per i diritti delle donne che fornisce assistenza legale e sociale alle vittime delle violenze, una donna ogni tre è uccisa in Turchia dal suo ex marito, sia durante che dopo il divorzio.

“Le donne che vogliono divorziare rischiano la loro vita” ha dichiarato a Cnn-Turk Gulsum Kav presidente di We Will Stop Feminicide. Gli autori della relazione non hanno tenuto in conto nessuna delle critiche avanzate. “La relazione ha persino mantenuto la proposta di perdonare gli uomini che fanno sesso”, senza forza o minaccia, “con una minore se sposano la vittima”.

La storia di Kerem Isik finisce un po’ come nella realtà. L’eroina oltraggiata dal consiglio conservatore e soffocata del suo consulente matrimoniale, si unisce ad un movimento di resistenza per combattere il governo. Il finale sembra molto vicino a quanto sta accadendo in Turchia oggi.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.