Forse un’infiltrazione d’acqua avvenuta durante l’ultima emersione a causare il guasto elettrico che ha messo in difficoltà il sottomarino scomparso ARA San Juan – lo hanno riferito fonti della Marina argentina al quotidiano La Nacion. L’acqua sarebbe entrata attraverso lo ‘snorkel’ – dispositivo presente nella torre di comando collegato con l’apparato di alimentazione, utilizzato in fase di emersione per l’areazione dei locali e il ricarico delle batterie – provocando un cortocircuito che ha reso inservibili parte delle strumentazioni – comprese le boe da lanciare in caso d’emergenza e gli apparati radio che permettono le comunicazioni in immersione. Intanto, dopo i numerosi falsi allarmi e smentite, si analizza l’ultimo segnale captato dalle unità di soccorso nel quadrante delle ricerche: dopo “una ‘macchia di calore’ che si credeva corrispondesse a un oggetto metallico” stabile 70 metri di profondità, a circa 300 km dalla costa della Patagonia, ora si segue un ‘segnale radio’ che potrebbe essere veramente l’ultima speranza. 

Una lotta contro il tempo: entrati nella fase ‘critica’

Il fattore tempo ormai fondamentale sottolinea la criticità della situazione: il contatto con il San Juan è stato perso 8 giorni e 10 ore fa; se l’ultima emersione coincide con la perdita del contatto, l’equipaggio composto da 43 marinai e dal comandante Eliana Mara Krawczyk – non considerando ulteriori variabili – è ora in pericolo di asfissia. Le riserve d’aria del sottomarino classe TR-1700 sono sufficienti per un tempo di immersone prolungata variabile tra i 7 e i 10 giorni (a seconda di ulteriori variabili): se il San Juan non verrà individuato nelle prossime 24 ore potrebbe essere comunque troppo tardi. 

La rotta del San Juan e l’area delle ricerche

Il San Juan – sottomarino di fabbricazione tedesca varato nel 1983 sottoposto ad ammodernamento presso i cantieri navali argentini Cinar nel 2008 –  è salpato il 13 novembre dalla base navale di Hushuaia, estremo sud della Terra dei Fuochi, tracciando la sua rotta nell’Atlantico meridionale verso la base navale di Mar Del Plata, nella provincia di Buenos Aires. Superato l’arcipelago delle Isole Falklands, ha segnalato alla base di Mar Del Plata ‘dei problemi alle batterie’ – 4 quadri alloggiati nella parte inferiore centrale del sottomarino – comunicando la sua ultima posizione a 432 chilometri al largo delle acque del Golfo San Jorge: praticamente a metà del sua viaggio. Il sottomarino ha comunicato che avrebbe proseguito sulla sua rotta prima di perdere il contatto dando inizio alla ricerche. 

Ora il quadrante delle ricerche che ha un’ampiezza di 482.507 km2 di Atlantico meridionale e l’area di due ‘trapezi’ sovrapposti è battuto senza sosta dalla spedizione di ricerca congiunta che oltre le unità della Marina argentina vede coinvolti USA, Regno Unito, Brasile e Cile. La distanza dalla costa, calcolata in 301 chilometri, prevede un fondale oceanico con una profondità di 300 metri – profondità sopportabile dal San Juan nel caso si fosse adagiato sul fondo ad attendere i soccorsi.

La spedizione di soccorso internazionale

Una forza di 4.000 uomini è impegnata notte e giorno nelle ricerche dell’ARA San Juan, divisa tra 20 unità navali altrettante unità aeree. L’Armada Argentina ha schierato 15 unità navali, compreso il cacciatorpediniere ARA Argentina, 6 corvette, le navi per la ricerca oceanografica ARA Austral, ARA Puerto Deseado e l’unità che funge piattaforma logistica ARA Patagonia. La Fuerza Area Argentina ha mobilitato per le ricerche 3 ‘unità aeree’ composte da bireattori turboelica C-130 Herculer, Turbo Tracker ed elicotteri Eurocopter ‘Fennec’. Gli Stati Uniti, la prima nazione a prestare supporto a Buenos Aires hanno schierato  la piattaforma navale dell’Undersea Rescue Command (URC), una coppia di pattugliatori marittimi P-8 A Poseidon e una coppia di P-3 Orion. Il Regno Unito ha schierato le unità navali HMS Protector e HMS Clyde oltre l’unità aviotrasportata SPAG – Submarine Parachute Assistance Group – che ha messo a disposizione un altro C-130 Hercules. Il Brasile ha inviato l’unità navale per la ricerca oceanografica Alte.Maxmiano, la fregata Rademaker e un pattugliatore aereo CASA 295; il Cile l’unità navale AGS Capo de Hornos. Stanno inoltre intervenendo nella ricerca sempre più disperata un pattugliatore aereo  P-3 messo a disposizione della Germania, un Falcon 50 della Francia , un C235 della Colombia, un Fokker 60 del Perù e un B200 dell’Uruguay. Secondo le ultime agenzie anche la Russia ha offerto la sua partecipazioni alle operazioni di ricerca e soccorso, proponendo l’invio di una nave oceanografica con strumentazioni all’avanguardia.

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