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Dopo un mese di stallo nelle trattative, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz hanno fatto un importante passo avanti verso la formazione di un Governo. La nascita di un nuovo esecutivo è fondamentale per affrontare l’emergenza coronavirus, tanto che lo stesso leader di Kahol Lavan ha giustificato la sua decisione di allearsi con il rivale del Likud come necessaria per far fronte alla pandemia. Questa giustificazione non è stata però presa per buona da tutti in Israele e alcuni giornali hanno di recente ribattezzato l’alleanza Gantz-Netanyahu un “governo di annessione” anziché di salvezza. I due leader infatti erano divisi sull’iter da seguire per l’annessione della Cisgiordania, ma il 6 aprile hanno trovato un accordo. Ancora una volta, a uscirne vincitore è stato Netanyahu.

L’annessione della Cisgiordania

Uno degli ultimi punti su cui Netanyahu e Gantz si sono trovati in disaccordo durante le trattative per la formazione del nuovo Governo era l’annessione di una parte della Cisgiordania. Entrambi i leader sono a favore dell’espansione della sovranità israeliana sui territori palestinesi, ma Gantz preferiva rimandare la discussione e la stessa annessione a dopo la fine dell’emergenza coronavirus, cercando nel mentre di garantirsi l’appoggio di altri Stati a livello internazionale. Ad oggi solo gli Stati Uniti supportano attivamente l’annessione israeliana, tanto da essere stati gli ideatori del famoso Accordo di pace svelato a fine gennaio. Netanyahu invece ha voluto velocizzare l’iter di annessione: il premier teme che il suo alleato Donald Trump non sarà rieletto a novembre e non è detto che la prossima amministrazione sia così tanto benevola nei confronti di Israele.

L’accordo tra Netanyahu e Gantz deve adesso ricevere il via libera del Gabinetto, dei ministeri di Difesa ed Esteri e della stessa Knesset, ma intanto con questa mossa il leader del Likud ha dimostrato ai suoi elettori la sua affidabilità e ha ribadito l’importanza che rivestono per il suo partito i coloni, i primi a beneficiare dell’implementazione del Piano di pace americano. Gantz d’altro canto ha portato a casa un’altra sconfitta senza avere nulla in cambio: anzi, secondo diversi analisti l’ex generale presto cederà anche sul fronte giustizia.

La nomina dei giudici e la fusione con i Labor

L’ultimo punto su cui i due partiti sono ancora in disaccordo è la nomina dei giudici. Inizialmente l’incarico sarebbe dovuto spettare unicamente a Kahol Lavan, ma il Likud sembra si stia tirando indietro nel tentativo di strappare ulteriore potere al partito di Gantz. L’ex generale ha definito la mossa come “pericolosa per la democrazia”, ma nessuno resterebbe sorpreso se alla fine a spuntarla fosse ancora una volta Netanyahu. La giustizia è un settore su cui il premier uscente vorrebbe mantenere il più possibile il controllo, dato che a maggio riprenderà il processo per frode e corruzione a suo carico. Intanto Gantz, nel tentativo di rafforzare la propria posizione, ha annunciato la fusione di Kahol Lavan con il Labor di Peretz. “Una volta unitici, saremmo un unico grande partito in grado di proporre soluzioni per una larga parte della società. La nostra capacità di influenzare la Knesset sarà molto più grande”, ha dichiarato il leader del partito di centro-sinistra ad Haaretz.

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