Corre rapido l’orologio della storia in Medio Oriente, dove si intrecciano le vicende personali di Benjamin Netanyahu insieme alla storia millenaria della Terra promessa.

Sembrava infatti essere ormai tracciata la marcia trionfale di Bibi, il soprannome riservato dalla stampa al premier Netanyahu, dopo la vittoria alle ultime elezioni dello scorso aprile. La popolazione israeliana aveva infatti deciso di sposare la linea dura della politica, spostando ulteriormente le proprie preferenze verso destra.

La vittoria di Netanyahu come condizione per la pace con la Palestina

Tuttavia, la vittoria elettorale di Netanyahu non sarebbe solamente servita a dare continuità alla politica interna ed estera adottata da Tel Aviv negli ultimi anni. La permanenza di Bibi al potere, con una maggioranza rafforzata, rappresetava infatti la condizione sine qua non per il compimento dell’ “accordo del secolo” (The Deal of the century). Si tratta ovvero dell’ambizioso, ma ben avviato, progetto di pacificazione definitiva tra Israele e Palestina, ideato e promosso dall’amministrazione Trump.

Per comprendere come tale progetto politico si sia avvicinato al suo compimento, è sufficiente osservare l’agenda di viaggio dell’ultima settimana del genero di Donald Trump, Jared Kushner. Il marito di Ivanka è infatti il principale promotore dell’iniziativa americana è proprio negli ultimi giorni aveva organizzato un tour tra Nord Africa e Medio Oriente.

L’ultimo viaggio di Jared Kushner

Come molti osservatori confermano, si sarebbe trattato dell’ultimo tassello in vista della realizzazione dell’accordo del secolo, che avrebbe dovuto vedere la luce proprio durante l’estate. Kushner ha infatti avuto modo di fare visita al re del Marocco Mohammed VI, un Paese storicamente amico ed alleato degli Stati Uniti (il Marocco fu la prima nazione al mondo a riconoscere ufficialmente l’indipendenza americana del 1777). Una visita che, più che di cortesia, sarebbe dovuta servire a ufficializzare il benestare del Marocco per l’imminente accordo.

Stesso obiettivo avrebbe avuto poi la successiva tappa di Kushner in Giordania, con la visita al re hashemita Abdallah II. Questo tour de force si è infine amaramente concluso con la notizia del fallimento delle trattative per formare il nuovo governo israeliano e il conseguente scioglimento della Knesset fino alle prossime elezioni. Kushner ha così deciso di incontrare proprio Bibi.

Gli Stati Uniti si fidano ancora di Netanyahu?

Ascoltare un amico in difficoltà è sempre un bel gesto, ma la visita di Jared Kushner in Israele potrebbe anche essere intesa come necessità americana di avere chiare le chances di vittoria di Netanyahu. Non è infatti assolutamente scontato che alle prossime elezioni di settembre, Bibi possa raggiungere la maggioranza necessaria per formare un governo.

Potrebbe infatti proseguire lo scontro con Avigdor Lieberman, causa dell’attuale fallimento di Netanyahu. Potrebbero  spostarsi le preferenze dell’elettorato, magari ancora più a destra. C’è infine da ricordare che un’accusa di corruzione pende ancora sulla testa di Netanyahu e il processo decisivo si svolgerà verso ottobre.

Il piano di pace non può più aspettare

Insomma, gli scenari elettorali non danno garanzie sulla permanenza di Netanyahu al potere e gli Stati Uniti non possono di certo restare a guardare. Secondo le indiscrezioni il piano di pace americano prevederebbe, a grandi linee, una soluzione ad uno Stato (israeliano) con l’Arabia Saudita come principale garante politico ed economico della comunità palestinese all’interno del futuro Stato ebraico. Gli Stati Uniti sono però ben consapevoli che per realizzare tale piano occorra sfruttare il propizio momento storico.

Tutti gli storici nemici di Israele sono infatti ora annullati o politicamente o militarmente. Paesi come il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, la Giordania e i Paesi del Golfo sembrano aver ormai accettato la sconfitta palestinese come un dato di fatto. D’altra parte Iraq, Siria, Iran e Libia sono stati militarmente annullati nel corso degli anni e non rappresentano ad oggi alcuna minaccia concreta per la realizzazione del piano di pace americano. Le lancette corrono in fretta e Donald Trump e il suo genero dovranno decidere se Netanyahu potrà continuare ad essere il loro alfiere per il futuro del Medio Oriente.

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