Qualcosa di grosso si sta muovendo dalle parti di Israele, dove Benjamin Netanyahu ha recentemente rilasciato dichiarazioni volte a dare un nuovo indirizzo al conflitto con la Palestina.

Si avvicina infatti la data delle prossime elezioni israeliane, che si terranno il 9 aprile, e l’attuale primo ministro vuole assicurarsi la propria rielezione.

“Voglio estendere la sovranità sulla Cisgiordania”

“Io mi accingo ad estendere la sovranità in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e non faccio differenze tra zone omogenee di insediamento ebraico e insediamenti isolati. Non dividerò Gerusalemme non evacuerò alcuna comunità e avrò cura che Israele controlli il territorio ad ovest del Giordano”. Dichiarazioni forti e ben indirizzate a quell’ampia fetta di popolazione che annovera tra le priorità le questioni securitarie del Paese.

Sicurezza per gli israeliani che è tornata ad essere al centro dell’agenda politica in seguito ai recenti fatti che hanno coinvolto l’esercito di Tel Aviv da una parte e l’organizzazione palestinese Hamas dall’altra. Giusto una settimana fa infatti il riconoscimento americano delle alture del Golan come parte legittima del territorio israeliano aveva infatti il risentimento dell’intero mondo arabo. Come la storia del conflitto israelo-palestinese insegna, qualsiasi dichiarazione ufficiale volta ad esternare rivendicazioni territoriali, porta a delle reazione immediate e spesso violente.

Un’escalation di violenza che porta consensi a Bibi

Così alle dichiarazioni di Trump era seguito il lancio di un razzo da parte di Hamas, caduto in territorio israeliano. A quest’attacco aveva prontamente risposto Tel Aviv con una rappresaglia sulla quella Striscia di Gaza, controllata per l’appunto dall’organizzazione sunnita. Come avvenuto a seguito delle dichiarazioni di Trump, adesso bisognerà aspettarsi una qualche reazione dal mondo arabo dopo le recenti rivendicazioni territoriali di Netanyahu.

Un’eventuale escalation di violenza che porterebbe ad una conseguente domanda di maggiore sicurezza da parte dei cittadini israeliani. A ridosso delle elezioni utilizzare il conflitto tra le due fazioni può portare vantaggi in senso politico.

Accuse di corruzione

C’è poi da aggiungere che Benjamin Netanyahu ha probabilmente scelto di alzare i toni del discorso anche a seguito di recenti scandali che lo hanno visto coinvolto e che probabilmente ne avrebbero minato in parte la reputazione presso gli elettori. Circa un mese fa infatti il procuratore generale dello Stato di Israele, Avichai Mandelblit, aveva formalizzato un’accusa nei confronti dello stesso primo ministro israeliano. Si trattava nella fattispecie di un caso di corruzione, frode e abuso di ufficio. Uno scandalo che vedeva coinvolti diversi partner privati dello Stato di Israele e il primo ministro, per un giro di affari intorno ai 200mila dollari.

La posizione di Bibi era così cambiata in maniera radicale, facendosi sentire soprattutto nei sondaggi elettorali. Secondo alcune testate giornalistiche il partito del Likud, quello di Netanyahu, avrebbe rischiato di non ottenere i seggi necessari per poter formare una coalizione di governo. Tutto questo accadeva un mese fa. Poi è successo tutto il resto. Prima il riconoscimento americano del Golan, poi i razzi di Hamas e infine le rivendicazioni sulla Cisgiordania. I problemi securitari sono tornati in cima all’agenda elettorale scalzando le vicende personali. L’impatto sui sondaggi c’è stato e le ultime proiezioni vedono Benjamin Netanyahu in leggero vantaggio rispetto al suo avversario, il Generale Benny Gantz. Il cavallo forte per Bibi è sempre stata la risoluzione del conflitto con i palestinesi attraverso l’istituzione di un unico Stato. Le rivendicazioni sulla Cisgiordania vanno proprio in questa strada e potrebbero risultare decisive per la vittoria elettorale.

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