Muhammadu Buhari, il presidente nigeriano, ha sciolto le riserve. Ha confermato che correrà alle elezioni presidenziali il prossimo anno. Ha posto così fine a mesi di speculazioni sul suo futuro dopo mesi di cattiva salute. Buhari ha passato lo scorso anno cinque mesi in Gran Bretagna per curare una malattia sconosciuta. Allora l’opposizione e i suoi critici hanno iniziato a contestare la sua presidenza, dicendo che non era adatto alla carica e che la sua amministrazione era caratterizzata dall’inerzia.

L’annuncio di Buhari era previsto, ma le azioni sul mercato nigeriano sono scese dell’1,01%, il minimo da tre mesi. Buhari è entrato in carica a maggio 2015, con la promessa di migliorare la sicurezza e di reprimere la corruzione endemica nel paese. Ma il principale produttore di petrolio africano è caduto nella prima recessione in 25 anni nel 2016. In gran parte causata dai bassi prezzi del greggio e dagli attacchi dei militanti nel Delta del Niger.

I partiti politici della Nigeria devono selezionare i propri candidati alle elezioni presidenziali entro il 7 ottobre. Se il leader africano verrà selezionato per le presidenziali non è chiaro però chi dovrà affrontare. Il Partito democratico popolare (Pdp) che era al potere prima della vittoria dell’ex generale nel 2015, deve ancora scegliere un candidato. Antony Goldman, di Pm Consulting, ha osservato che “sarebbe una grande sorpresa se Buhari non fosse il candidato dell’Apc, e il candidato da battere nel 2019”. Intanto Atiku Abubakar, ex vicepresidente ed ex alleato di Buhari, ha lasciato l’Apc a novembre e si è unito al Pdp. È il personaggio di più alto profilo pronto a correre nel 2019.

Buhari ha già guidato un regime militare di breve durata che fu rovesciato in un colpo di stato nel 1985. La sua vittoria nel 2015 fu in gran parte dovuta alle sue credenziali militari e al suo impegno nel porre fine all’insurrezione islamista dei Boko Haram. I militanti hanno perso gran parte del loro territorio, più o meno grande quanto il Belgio, ma continuano attacchi suicidi e sequestri nel nord-est del paese. Ci sono anche altre sfide che il nuovo governo dovrà affrontare: dagli attacchi dei militanti nel cuore della produzione petrolifera nel Delta del Niger, alla violenza tra pastori nomadi e contadini insediati, e a una ripresa dei sentimenti separatisti.

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