Nikki Haley sta rubando la scena della politica estera degli Stati Uniti. La ventinovesima Rappresentante permanente Usa alle Nazioni Unite ha infatti dato una precisa direzione e spinta alla strategia americana nel mondo. Ma chi è realmente Nikki Haley?

L’ascesa rapidissima

La giovane donna, nata nel 1972 a Bamberg (South Carolina), è un’esponente dell’immigrazione di seconda generazione. È infatti figlia di una famiglia di immigrati indiani e il suo vero nome è Nimrata Randhawa. Le ragioni della scelta di farsi chiamare Nikki sono ignote, tuttavia, considerate poi le sue posizioni politiche, possiamo pensare a un modo di “americanizzare” le proprie origini.

Come riportava  La Voce di New York, la carriera di Mrs Haley nel Partito Repubblicano è stata fulminea e sorprendente. Nel 2005 è già membro della Camera dei Rappresentanti del South Carolina, mentre nel 2011 viene eletta come Governatore dello stesso Stato. Occupa tale posizione fino al 14 gennaio 2017, quando il neoeletto presidente Donald Trump la sceglie come Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite.

Come riportato da  Cosmopolitan Nikki Haley è stata molto popolare nel ruolo di Governatore e ha ricevuto i voti necessari per il secondo mandato nel 2014. Nella politica interna Mrs Haley ha perseguito una politica decisamente tradizionalista e legata alle grandi battaglie storiche del Partito Repubblicano. Su tutte la lotta all’aborto e all’immigrazione come fenomeno illegale e incontrollato.

Un Segretario di Stato mancato

Si scopre poi che la scelta di Donald Trump è piuttosto sorprendente, considerato che durante le primarie del Partito Repubblicano Mrs Haley ha supportato apertamente Marco Rubio, avversario di Trump. Tant’è che lo stesso tycoon apostrofò Haley attraverso un tweet: “La popolazione del Sud Carolina si vergogna per Nikki Haley”. Trump ha poi deciso di cambiare posizione e , secondo un lungo editoriale uscito recentemente sulla Cnn, avrebbe addirittura preso in considerazione l’ipotesi di nominare Mrs Haley Segretario di Stato. Secondo l’emittente americana sarebbe stata lei stessa a rifiutare l’incarico. Si tratta dunque di un idillio lampo, quello scoppiato tra il presidente e Nikki Haley.

Un’estremista alle Nazioni Unite

Dal gennaio scorso il nuovo Rappresentante Permanente Usa all’Onu ha dettato i tempi dell’agenda politica in maniera aggressiva, interventista e quasi mai aperta al dialogo. “Non possiamo fidarci della Russia e non avremo mai fiducia della Russia”, aveva avuto modo di dichiarare. Un modo un po’ estremo di interpretare la diplomazia. Così anche il 4 aprile, in seguito al lancio dei missili Usa contro la base siriana, la stessa Haley aveva giustificato l’attacco incolpando Assad, Russia e Iran di “ostacolare la pace”. Pochi mesi più tardi sarà la stessa Russia proprio insieme ad Assad e all’alleato iraniano a riportare la pace sull’80% del territorio siriano che un tempo era controllato dai ribelli.

“Ciascuno dei suoi predecessori, prima di assumere il ruolo di Rappresentante Permanente all’ONU, aveva un’esperienza in politica estera”, aveva così mosso una critica un Rappresentante del Partito Democratico in Sud Carolina. In effetti è difficile legare la parola diplomazia a un carattere così irruento. É stata sempre Haley a dare per certo il mancato rispetto dell’accordo nucleare da parte dell’Iran. Un’accusa veemente, placata solamente dall’intervento dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che ha smentito in toto le accuse, infondate, dell’ambasciatrice Usa.

Sanzioni economiche a qualunque costo

Anche sulla questione coreana Nikki Haley ha preferito i muscoli rispetto al dialogo. Sempre da parte sua era arrivata infatti la richiesta per un pacchetto di sanzioni che comprendesse anche l’embargo petrolifero. L’ambasciatrice è stata così accontentata dall’unanimità del Consiglio di Sicurezza. “Il mondo civilizzato deve fare quello che la Corea del Nord non sta facendo, ossia fermare la sua marcia verso la costruzione di un’arsenale nucleare”, ha dichiarato soddisfatta l’ambasciatrice. “Mondo civilizzato” contro “Corea del Nord”, un linguaggio che ricalca quello usato sotto l’amministrazione Bush Jr, che divideva il mondo in “democrazie” e “asse del male”.

Stupisce anche la leggerezza e la scarsa sensibilità con cui una donna commenta delle sanzioni economiche che sicuramente avranno delle dolorose ripercussioni per la popolazione civile nordcoreana. L’obiettivo per Nikki Haley è solo la proiezione della potenza americana nel mondo, non c’è spazio per dialogo, compromessi o pietismi. La speranza è di non essere costretti ad ascoltare un remake delle agghiaccianti dichiarazioni fatte da Madaleine Albright, che vestiva l’attuale ruolo di Haley negli anni ‘90, e durante un’intervista in merito alle sanzioni in Iraq, alla domanda: “Abbiamo sentito che sono morti mezzo milione di bambini. Voglio dire, più bambini di quanti ne sono morti a Hiroshima. È un prezzo che vale la pena pagare?”, Mrs Albright ripsose: “Penso sia una scelta molto difficile, ma sì, penso che ne valga la pena”. 

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