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In Kerala, nel sud dell’India è scattata l’emergenza Nipah, il virus dei pipistrelli. Sono almeno nove le vittime accertate attribuite a questo virus che l’Oms considera come uno dei più pericolosi nel pianeta. L’ultima delle vittime è un’infermiera di 31 anni, entrata in contatto con un paziente infetto.

Lo stato del Kerala, non riuscendo a fronteggiare l’emergenza, ha chiesto aiuto al governo centrale, ma sembra che la malattia si stia propagando con una velocità disarmante. Sono già più di novanta i pazienti ricoverati nell’ospedale di Calicut. “Abbiamo rintracciato 94 persone che erano venute in contatto con i pazienti deceduti”, ha detto il responsabile della sanità dello Stato meridionale. “Sono state messe subito in quarantena”.

Il Nipah è un virus che provoca una malattia infettiva per la quale al momento non esiste alcuna cura. La malattia, che attacca direttamente il cervello, provoca febbri altissime e difficoltà respiratorie, fu scoperta e catalogata nel 1998 in Malaysia e successivamente in Bangladesh. All’epoca il virus provocò un centinaio di morti, ma l’epidemia fu scongiurata grazie alla soppressione di circa un milione di maiali, portatori naturali del Nipah. Ora il ceppo sembra essersi spostato in India e i portatori sani di questo morbo sembrano essere, come nel caso dell’Ebola, i pipistrelli della frutta. Nella casa di alcuni pazienti è stato trovato del mango che presentava segni di morsi di pipistrello. Si tratta dei pipistrelli Pteropodidi comunemente chiamati anche “rossetti” o “volpi volanti”, presenti in grande numero nelle zone tropicali del pianeta e, probabilmente, anche in Europa meridionale.

Che cos’è il Nipah

Il Nipah (o Niv) è un virus zoonotico, ovvero un virus che si propaga solamente tramite il contatto con gli animali. Ci sono stati rari casi in passato di trasmissione da uomo a uomo, ma questa tipologia di contagio al momento non è stata studiata a fondo.

L’Ordine mondiale della sanità ha posto il Virus Nipah in cima alla classifica delle malattie emergenti che potrebbero causare grandi epidemie. Il tasso di mortalità è superiore al 70% e lo stato di coma sopraggiunge dopo sole 24 ore. Campioni di sangue infetto sono stati già inviati all’Istituto nazionale di virologia di Pune, ma il trattamento riservato ai pazienti è limitato alle sole cure di supporto. Una cura non esiste e la capacità di contagio di questo virus è stata finora sottovalutata. L’unico modo di proteggersi al momento è la prevenzione, ma in un Paese sovrappopolato come l’India sarà complicato per le autorità mantenere il controllo della situazione. Intanto i giornali e le televisioni nazionali hanno diffuso la notizia scatenando il panico in tutto il Paese.

Il vero problema è anche che queste tipologie di virus tendono a mutare e a rendersi resistenti anche alle cure più sofisticate e innovative. Per questa ragione l’India ha disposto ingenti somme di denaro per studiare la malattia e trovare una cura nel più breve tempo possibile.

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