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“Emin asked that I schedule a meeting with you and The Russian government attorney who is flying over from Moscow for this Thursday.” Firmato, Rob Goldstone. È questa una delle tante email pubblicate dal New York Times e che dimostrerebbero il coinvolgimento del figlio di Donald Trump nel famigerato Russiagate. Dai messaggi di posta elettronica pubblicati dalla testata newyorkese, uscirebbe un quadro abbastanza complesso in cui, al netto del proseguimento dell’inchiesta giudiziaria, il coinvolgimento diretto del figlio del presidente nel torbido mondo del famigerato Russiagate appare abbastanza evidente.

I personaggi implicati in questa vicenda rappresentano quello che finora, secondo l’inchiesta della procura americana, sarebbe il ponte fra Russia e quartier generale di The Donald: Paul Manafort, l’ex capo del comitato elettorale di Donald Trump, Jared Kushner, genero e consigliere fondamentale della cerchia del presidente, l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya, l’imprenditore musicale Rob Goldstone, il cantante pop azero Emin Agalarov e il padre di quest’ultimo, Aras Agalarov. Secondo le accuse mosse al presidente degli Stati Uniti, queste email rappresenterebbero la prova del canale tra il Cremlino e la campagna elettorale: accuse infamanti che da parte del governo della Federazione Russa sono state sempre negate, perché priva di un vero e proprio fondamento che rendesse chiaro il coinvolgimento effettivo della Russia come Stato nella campagna elettorale per far eleggere Donald Trump.

Ma chi sono i personaggi che avrebbero fatto da tramite e che appaiono nelle conversazioni rivelate dal New York Times?

Paul Manafort, avvocato e grande lobbista, è diventato general manager del comitato elettorale di Donald Trump nel giugno del 2016. Con lui, le spese della campagna sono aumentate esponenzialmente, così come la presenza mediatica e in televisione del Presidente. La campagna elettorale delle presidenziali ha ricevuto, sotto la sua guida, un impulso del tutto nuovo, ed ha fatto sì che The Donald salisse vertiginosamente nei sondaggi e facesse tremare l’establishment di Washington. Ed è proprio a giugno del 2016 che risalgono queste mail in cui appare che Manafort fosse stato coinvolto con Donald Junior nell’incontro con Natalia Veselnitskaya all’interno della Trump Tower per ricevere informazioni scottanti sulla rivale del presidente: Hillary Clinton. Rivelazioni di cui ancora non si sa nulla, ma che rappresentavano una minaccia per l’intero sistema politico americano, dal momento che si trattava del Segretario di Stato. Manafort si sarebbe dimesso poche settimane dopo a causa di un’accusa proveniente dall’Ucraina riguardo al pagamento a suo favore di un assegno da tredici milioni di dollari da parte di un partito filorusso ucraino.

L’altro nome forte è ovviamente Jared Kushner, il genero e fidatissimo consigliere di Donald Trump, che ha scalato la cerchia dei fedelissimi per diventare uno dei più potenti uomini politici all’interno della Casa Bianca. Su di lui convergono le accuse dei vecchi fedeli del presidente, che lo accusano di aver distrutto la figura del precedente Donald, quello antisistema e da battaglia, per trasformarlo in un uomo in mano all’establishment. Ma soprattutto, convergono le accuse di chi lo vuole legato a doppio filo al governo israeliano e all’establishment democratico americano: motivo per il quale sarebbe stato inviato in Medio Oriente prima che vi andassero sia il Presidente che il Segretario di Stato. A queste accuse, si aggiunge ora da alcune settimane il coinvolgimento nel Russiagate, che lo vedrebbe implicato come ulteriore ponte tra la Russia e il quartier generale delle presidenziali del suocero.

L’incontro tra l’avvocato russo e i rappresentanti di The Donald sarebbe stato organizzato, a detta delle mail, da Goldstone, promotor musicale americano, manager di Emin Agalarov e socio di affari della famiglia Trump. Nella mail, inviata il 3 giugno 2016 da Goldstone a Donald Jr si legge “Emin mi ha detto di contattarti. Il procuratore generale russo ha incontrato il padre di Emin, Aras, e in quell’incontro ha promesso di fornire alla campagna elettorale di Trump alcuni documenti ufficiali e informazioni che incriminerebbero Hillary Clinton e i suoi legami con la Russia, e sarebbero molto utili a tuo padre. Si tratta ovviamente di informazioni molto sensibili, ad altissimo livello: ma fanno parte del sostegno della Russia e del suo governo a Trump”. E dunque la Russia non sarebbe legata soltanto a Trump ma anche a trame oscure di Hillary Clinton. Una mail cui Donald Jr rispondeva con un: “I love it”. Goldstone pensa di usare una certa “Rhona” come tramite per i documenti: probabilmente si tratta dell’assistente personale del presidente, in altre parole Rhona Graff.

Infine, appare essenziale il ruolo avuto dai due Agalarov: Aras ed Emin. Il secondo, un cantante pop azero che sarebbe stato il tramite per organizzare l’incontro fra l’avvocatessa russa, considerata il ponte con il Cremlino. Il primo, il padre, un ex socio russo di Donald Trump nell’organizzazione del concorso di Miss Universo, e amico del presidente Vladimir Putin. Un intreccio da spy story che sembra però soltanto essere all’inizio: se infatti sembra chiaro il canale diretto fra Mosca e le presidenziali statunitensi, la domanda che adesso tutti si pongono è un’altra, e cioè quale sia l’informazione scottante che metterebbe in stato d’accusa l’ex Segretario di Stato Hillary Clinton.

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