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Il presidente cinese Xi Jinping non fu avvertito della guerra in Ucraina durante l’ormai famoso incontro con l’omologo russo Vladimir Putin a Pechino il 4 febbraio. Lo dicono alcune fonti cinesi al Financial Times, che ammettono senza mezzi termini che il leader russo non avrebbe detto a Xi “la verità” su quanto sarebbe accaduto dopo venti giorni in Ucraina al punto di essersi trovati “in una posizione imbarazzante”. Situazione dettata soprattutto dalla necessità di evacuare seimila cinesi che si trovavano in quel momento nel Paese europeo senza avere avuto in anticipo la notizia dell’imminente invasione e che, a detta delle fonti di Pechino, ha messo in seria difficoltà il governo asiatico.

La rivelazione arriva non certo casualmente in concomitanza con il vertice tra Xi e il presidente Usa Joe Biden. Il vertice, che si è tenuto a margine del G20 di Bali, è stato il primo incontro tra i due leader dall’inizio della guerra in Ucraina e giunge in un momento particolarmente delicato anche delle relazioni bilaterali tra Pechino e Washington. Tra il nodo commerciale, quello della sfida sulle materie prime e la tecnologia e il grande tema di Taiwan e dell’intero Indo-Pacifico, l’amministrazione democratica non ha fatto nulla per evitare di considerare la potenza cinese come la vera sfida sistemica degli Stati Uniti. Idea confermata del resto anche dall’ultimo documento strategico pubblicato proprio dal governo. E l’incontro con Xi arriva proprio quando quando quest’ultimo, confermato ancora una volta a capo del Partito comunista cinese, ha messo in chiaro di volere trovare una soluzione all’affaire Taiwan che, per molti, rischia di tramutarsi in una nuova guerra dal carattere mondiale.

Se queste erano le premesse del colloquio tra Biden e il leader cinese dal punto di vista bilaterale, a livello invece mondiale il vertice di Bali ha soprattutto avuto come tema dirimente quello della guerra in Ucraina e, quindi, anche dei rapporti triangolari tra Usa, Cina e Russia. Xi è stato spesso accusato di non avere fatto abbastanza per frenare le ambizioni belliche di Putin. E quell’incontro tra i due leader in concomitanza delle Olimpiadi invernali in Cina era sembrato a tutti il modo del presidente russo di manifestare al suo omologo asiatico il proposito di invadere l’Ucraina. Le rivelazioni di oggi smentiscono questa ipotesi come del resto era stata smentita anche in altre circostanze ad altissimo livello. Tuttavia il sospetto di molti , specialmente nell’intelligence e nella diplomazia statunitense, era che in realtà la Cina fosse ben consapevole dei piani di Putin e avesse deciso in tempo di non mettersi di traverso.

Sotto questo profilo, c’è da premettere che se la Cina non ha mai voltato le spalle alla Russia dopo l’inizio della guerra, dall’altro lato non c’è mai stata una piena adesione della Repubblica popolare al punto di vista di Mosca. Più volte Xi e il suo governo hanno chiesto moderazione ai russi e soprattutto hanno puntato il dito contro ogni eventuale utilizzo dell’arma nucleare. E lo stesso avvertimento è giunto oggi dopo il vertice tra Biden e Xi: nella nota della Casa Bianca dopo l’incontro si legge che “il presidente Biden e il presidente Xi hanno ribadito il loro accordo sul fatto che una guerra nucleare non dovrebbe mai essere combattuta e non potrà mai essere vinta e hanno sottolineato la loro opposizione all’uso o alla minaccia dell’uso di armi nucleari in Ucraina”.

Le rivelazione del Financial Times possono quindi essere lette in diversi modi. Da una parte sembrano volere certificare una distanza della Cina rispetto alle mosse del Cremlino nel momento in cui Xi ha incontrato Biden e in cui ha mostrato di volere evitare un confronto più duro e diretto con gli Stati Uniti. Come spiega Guido Santevecchi sul Corriere della Sera, Il leader asiatico “teme che il rafforzamento dell’alleanza occidentale (in parte causato dall’azione russa in Ucraina) isoli la Cina, soprattutto dal punto di vista commerciale, come dimostra il blocco americano nella cessione di microchip ad alta tecnologia”. D’altro canto però la guerra in Ucraina ha alcune conseguenze negative ma anche positive per la Repubblica popolare. Il caos aiuta Pechino, che vede l’Occidente distratto da Mosca e che ora sa come si comporterebbe in caso di conflitto (magari con Taiwan). Nello stesso tempo però questo caos armato danneggia proprio gli interessi economici cinesi dopo che il Covid e la crisi hanno già profondamente minato l’economia asiatica.

Quelle dichiarazioni però possono essere interpretate anche in un altro modo: la “bomba” del FT sulla Cina sostanzialmente ingannata da Putin potrebbe essere anche un modo per investire nel distacco tra il governo cinese e quello russo. Questo in parte serve a Xi Jinping per disarcionarsi da una “alleanza senza limiti” al momento scomoda e per avvertire la Russia che la pazienza cinese ha un confine nei suoi interessi strategici. Ma questo può servire anche agli Stati Uniti e all’Europa, che da tempo premono sulla Cina proprio per fare qualcosa in più sulla guerra in Ucraina. Tutti sono consapevoli che il ruolo di Pechino potrebbe essere decisivo nel convincere Putin, ma anche Volodymyr Zelensky, a raggiungere un’intesa.

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