Il Partito Conservatore di Theresa May si sta preparando con decisione alle elezioni anticipate convocate dal governo britannico per il prossimo 8 giugno: i Tories puntano infatti ad espandere la maggioranza di governo attualmente detenuta alla Camera dei Comuni sfruttando le palesi fragilità del Partito Laburista e facendo leva sulle concrete possibilità di conquistare numerose circoscrizioni rimaste a lungo tra i feudi elettorali degli avversari. Nonostante i laburisti abbiano compiuto un notevole sforzo programmatico, cercando di eliminare la percezione di debolezza che li avvolge da diversi mesi attraverso la pubblicazione di un articolato manifesto elettorale, i conservatori restano stabilmente in testa nei sondaggi: il messaggio di unità nazionale lanciato da Theresa May, che chiede la garanzia di un mandato pieno per poter negoziare da posizioni di forza la Brexit, in questo senso, ha giocato un ruolo importante.  Il partito di governo, come dimostrano le recenti elezioni amministrative, è stato infatti in grado di fagocitare le tradizionali sacche elettorali dello United Kingdom Independence Party (UKIP) che hanno contribuito a produrre la Brexit attraverso la capacità di conduzione politica di Theresa May. Al tempo stesso, non può essere la sola volontà di costruire una Stronger Britain in visto della lunga e difficile trattativa con Bruxelles a spiegare l’ampio vantaggio mantenuto dai Tories, i quali al contempo hanno portato avanti una serie di proposte attinenti rilevanti questioni sociali che rappresentano una notevole novità nella fase post-thatcheriana della formazione politica e stanno contribuendo al sostanziale divario venutosi a produrre nei confronti dei laburisti di Jeremy Corbyn.Si pensi, ad esempio, al rilevante piano di edilizia pubblica annunciato dal Segretario della Difesa del governo conservatore Michael Fallon, che si è detto favorevole a dirottare sulla costruzione di alloggi destinati alle fasce a reddito inferiore della popolazione un fondo di 1,4 miliardi di sterline preventivamente stanziato da Downing Street per gestire lo sviluppo infrastrutturale della Gran Bretagna. I Tories puntano a fare leva sulla concretezza degli impegni assunti dal governo per conquistare un credito di fiducia di ampia portata: non è infatti un paradosso che le nette linee guida tracciate dal governo, sottolineate dalla BBC, risultino più accattivanti delle ampie e dettagliate proposte del partito di Corbyn, al quale mancano le potenzialità politiche per rafforzarle e poterle in seguito implementare. Un ulteriore proposito che denota una certa discontinuità nell’impegno conservatore rispetto al passato è legato all’introduzione di un tetto massimo sul prezzo dell’energia, definito “marxista” da David Cameron ma oggi riproposto da Theresa May in un contesto che vede gli inglesi subire un continuo rincaro delle bollette mensili, per le quali si propone oggigiorno un massimale di 100 sterline. Definita “tangente elettorale” dall’opposizione dello Scottish National Party (SNP), questa proposta sostanzialmente denota in maniera completa il nuovo posizionamento del Partito Conservatore britannico, destinato a porsi come “pigliatutto” e a prevalere in ogni contesto e categoria sociale a causa di una maggiore lungimiranza politica rispetto alla controparte laburista, oggigiorno costretta a dibattersi nel pantano che da tempo avvolge la socialdemocrazia europea.La visione di una Stronger Britain prevede la necessità di una programmazione di lungo periodo dopo la Brexit: per questo motivo Theresa May non ha avuto paura di rompere alcuni schemi consolidati nella sua formazione e di portare avanti istanze sensibilmente differenti dai tradizionali cavalli di battaglia dei Tories. I sondaggi sembrano premiare la sua scelta: il voto di giugno certificherà se l’azzardo calcolato del Primo Ministro e la sua volontà di spiazzare le opposizioni saranno premiati da un elettorato decisamente ben disposto a premiare la lungimiranza politica.

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