Dopo lo storico incontro tra le delegazioni delle due Coree avvenuto ieri e di cui vi abbiamo parlato su Gli Occhi della Guerra oggi sono state rilanciate le prime dichiarazioni di Kim Jong-Un in seguito al faccia a faccia tra i funzionari di alto livello dei due paesi.

Il leader nord-coreano ha espresso chiaramente la volontà di Pyongyang di trattare con Washington se la Casa Bianca riuscirà a dimostrare alla Corea del Nord di non avere bisogno dell’atomica in funzione di deterrenza. Intanto Kim Jong-Un ha dichiarato che è disposto a congelare le attività di sviluppo di missili balistici in grado di trasportare testate nucleari a patto che Trump decida di sedersi al tavolo delle trattative. 

In questa cornice si inserisce la notizia altrettanto importante dell’incontro fissato per fine aprile tra il leader Kim Jong-Un e il presidente sud-coreano Moon Jae-in, summit storico tanto quanto l’incontro tra le due delegazioni coreane di ieri considerando che è la prima volta dopo 11 anni che è stato fissato un appuntamento di questo tipo e che è il primo incontro ufficiale con la controparte sudcoreana da quando il leader nord-coreano è succeduto al padre nel 2011. Secondo quanto riferito dalla Korean Central News Agency, la Corea del Nord ha intenzione di “scrivere una nuova storia di riunificazione nazionale” con il Sud e il suo leader, Kim Jong-un, considera “soddisfacente” il primo incontro con la delegazione di Seul, con cui ci sono stati “colloqui sinceri”.

La prova del successo dell’incontro non è tardata ad arrivare: l’apertura di Kim Jong-Un nei confronti degli Stati Uniti costringe inevitabilmente ad aprire una nuova pagina nella narrazione dello scontro tra Pyongyang e Washington. Il leader della Corea del Nord viene continuamente indicato come un semplice “folle” dai media nostrani e internazionali ma, per quanto le critiche al regime nord-coreano possano essere corrette, questa è un’analisi che non aiuta a comprendere il quadro della situazione. A Pyongyang – memori degli interventi occidentali in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria – hanno capito che l’unica soluzione certa per evitare un eventuale attacco esterno sarebbe proprio la capacità di sviluppare armi nucleari. Ora a Washington, invece, hanno la possibilità di evitare che la Corea del Nord continui nel suo progetto di armamento nucleare.

Quale sarà la risposta della Casa Bianca? Il presidente Trump e il segretario di Stato Tillerson preferiranno attendere l’incontro tra i leader delle due Coree prima di accettare l’invito di Kim Jong-Un, oppure coglieranno subito l’offerta nord-coreana? L’unico elemento certo è che la Corea del Nord ha fatto un passo in avanti verso gli Stati Uniti, che ora dovranno scegliere le loro priorità: favorire il processo di distensione che potrebbe portare Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare, o continuare questo gioco pericoloso per mantenere l’immagine di paese forte che non si piega neanche di fronte a un gesto amichevole?

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