Nonostante le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti e il duro attacco del presidente Trump in sede ONU, la Repubblica Islamica dell’Iran sta siglando importanti accordi commerciali con la Cina e con l’Europa. Come il Pakistan e il corridoio sino-pakistano del porto di Gwada, con cui Pechino intende aggirare lo Stretto di Malacca, riducendo di oltre 10 mila chilometri la distanza marittima dagli strategici giacimenti di idrocarburi nella regione del Golfo, Teheran, infatti, rimane uno nodo strategico importantissimo per la Nuova Via della Seta. 

La Nuova Via della Seta passa da Teheran

Per Teheran, d’altro canto, la Cina rappresenta un partner fondamentale nell’ambito del commercio e della finanza internazionale. Le imprese cinesi specializzate nella costruzione delle infrastrutture energetiche e delle attrezzature – ma anche acciaio e prodotti chimici – sono presenti in tutto l’Iran. Nei giorni scorsi, inoltre, come riferisce l’agenzia di stampa iraniana PressTv, la China CITIC Bank International ha siglato la concessione di un prestito con un consorzio di banche iraniane dal valore di 10 miliardi di dollari al fine di sviluppare le infrastrutture nel Paese. Si tratta del più grande affare tra le due nazioni da molti anni a questa parte. Valiollah Seif, il governatore della Banca centrale dell’Iran (CBI) che ha curato la firma dell’accordo, ha confermato che le banche iraniane potrebbero iniziare a ricevere prestiti da CITIC già da ottobre.

Le infrastrutture finanziate da Pechino

Come spiega l’analista geopolitico Pepe Escobar su AsiaTimes, nell’ambito delle iniziative della Nuova Via della Seta – Belt and Road Initiative (BRI) – “Pechino ha inoltre concesso 1,5 miliardi di dollari per ammodernare la linea ferroviaria nel tronco Teheran-Mashhad e altri 1,8 miliardi di dollari per una linea ferroviaria ad alta velocità che colleghi Teheran, Qom e Isfahan”. Questo sviluppo di infrastrutture e vie di comunicazione ha l’obiettivo di incrementare non solo gli scambi commerciali tra la Cina e l’Iran – arrivando fino al porto di Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz – ma anche con la Turchia. Per la Repubblica Popolare, Teheran rappresenta un passaggio chiave nelle rotte che attraversano l’Asia Centrale.

Gli investimenti europei in Iran

I paesi europei sono tornati a investire nella Repubblica Islamica dopo l’intesa sul nucleare, paese che sembra offrire grandi opportunità commerciali. Austria, Danimarca, ma anche Giappone e Italia, hanno raggiunto accordi per oltre 30 miliardi di dollari con l’Iran. Mercedes-Benz ha firmato un contratto con la casa automobilistica Iran Khodro per la distribuzione dei suoi camion.

Solo lo scorso anno, il nostro Paese ha siglato una raffica di accordi commerciali con Teheran che riguardano alta-velocità, gas e aeroporti; la delegazione imprenditoriale italiana, nella missione dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, contava ben 147 manager in rappresentanza di 55 aziende. Tra gli altri accordi, quello fra Enel e una società iraniana di esportazione di gas, uno fra la società degli aeroporti di Milano Sea e un’omologa iraniana (Iac) per la costruzione e la gestione dell’aeroporto Mehrabad di Teheran.

Lobby e imprenditori temono le azioni di Trump

Le grandi aziende ora temono che il presidente USA Donald Trump possa mandare all’aria l’accordo sul nucleare come vorrebbero gli ambienti neoconservatori americani. In pubblico, in privato e con poche eccezioni, i leader mondiali riuniti alle Nazioni Unite di questa settimana sollecitano il presidente a non dar seguito alle sue minacce. 

Come sottolineaPolitico, cruciale sarà la riunione che si svolgerà in queste ore tra e a cui parteciperanno il Segretario di Stato Rex Tillerson e il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. Incontro – il primo faccia a faccia tra i due – che si svolge a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel frattempo i leader e i diplomatici europei, come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno chiesto a Trump di non compromettere l’accordo. In gioco, come abbiamo visto, ci sono miliardi di dollari. 

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