L’annuncio di Donald Trump sulla mancata certificazione dell’accordo sul nucleare iraniano resta un punto interrogativo di fondamentale importanza nella politica internazionale dei prossimi mesi e può trasformarsi in un errore strategico molto grave da parte degli Stati Uniti. In un solo gesto, Trump è riuscito nell’intento di generare caos, isolare ancora di più gli Usa nei confronti dei partner europei, manifestare l’idea che gli Usa siano parte di un blocco – quello con Israele e Arabia Saudita – e non superpotenza garante della stabilità mondiale e infine, è riuscito anche a compattare le fazioni interne dell’Iran con il presidente Rohani.

Per quanto concerne il caos, è chiaro che questa de-certificazione genera un’instabilità molto pericolosa in tutto il mondo. Gli Stati Uniti dimostrano di non avere una visione a lungo termine ma di muoversi nei parametri di un tatticismo indefinito. La stessa scelta di non certificare gli sviluppi del Jcpoa e di passare la palla al Congresso è un segnale di come qui ci sia un presidente che non vuole prendere la decisione e un establishment americano che, entro 60 giorni, dovrà decidere cosa fare. Un vuoto di potere e di direttive politiche da parte della presidenza, che non può che ingenerare dubbi e incertezze sia a livello interno che esterno. Cosa faranno le aziende Usa in Medio Oriente che investono in Iran? Esistono, anche se non sembra. Cosa succederà nel prossimo futuro? Il Congresso voterà le sanzioni? La presidenza Usa, de-certificando l’accordo, ha de-certificato se stessa e il suo ruolo, lasciando un vuoto di leadership che deve essere colmato prima che Washington perda forza e capacità di indirizzare la sua stessa politica.

Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti hanno reso evidente un processo sempre più costante, che è la marginalizzazione del loro ruolo di potenza benefica nel mondo, che è quello per cui si sono battuti per anni. L’Europa, sia a livello di Unione europea sia di singoli Stati – partecipanti o meno all’accordo sul nucleare – ha bocciato la decisione della Casa Bianca. L’altra sera, subito dopo l’annuncio di Trump, i governi europei coinvolti nel “nuclear deal”, cioè quello britannico, francese e tedesco, hanno confermato la loro volontà di rispettare l’accordo internazionale con Teheran reputandolo un ottimo risultato sul fronte della stabilità internazionale. Il Regno Unito, nonostante la storica alleanza che lo lega agli Stati Uniti e nonostante i proficui rapporti fra May e Trump, ha abbandonato gli Usa in questo frangente schierandosi a favore del mantenimento dell’accordo. La Francia non solo ha confermato il rispetto dell’accordo, ma ha anche annunciato che nel 2018 il presidente francese dovrebbe visitare Teheran. E che l’Europa si schierasse in favore dell’accordo era chiaro già da mesi, soprattutto perché gli interessi delle aziende europee in Iran sono enormi, di quelle francesi in primis. Renault e Total hanno siglato accordi molto importanti per gli investimenti nella repubblica islamica. Ed anche l’Italia, in questo mercato, ha un peso non irrilevante.

All’isolamento dell’Europa dalla politica Usa, si unisce la netta opposizione di Russia e Cina, ancora una volta, alla decisione del presidente americano. Mosca e Pechino sono molto preoccupate, per ragioni diverse, da questa volontà di non certificare l’accordo sul nucleare iraniano. Per la Cina, ogni fattore d’instabilità nell’area asiatica è un problema per lo sviluppo della propria rete d’interessi. La Nuova Via della Seta considera l’Iran un Paese fondamentale, sia come area di investimento sia come area di passaggio per raggiungere il Mediterraneo. Per la Russia, la fine dell’appoggio statunitense all’accordo sul nucleare iraniano si traduce nell’ulteriore destabilizzazione del Medio Oriente e nell’aumento della tensione con un alleato sul fronte siriano.

La scelta di Trump ha trovato il plauso di due Stati: Israele e Arabia Saudita. Questo significa che da una parte Washington ha ormai creato con Tel Aviv e Riad un triangolo d’interessi e di geopolitica che è divenuto nel tempo escludente e non includente. Una sorta di blocco che ha, di fatto, evidenziato la nascita di un blocco molto netto che rende gli Usa non una superpotenza mondiale che orienta la politica estera delle potenze regionali, ma una potenza internazionale che si lascia coinvolgere dalle potenze regionali in conflitto. Questo fatto ha, parallelamente, rafforzato l’Iran, che si trova adesso molto più compatto di fronte all’evidenza che gli Stati Uniti siano alleati dei due nemici storici di Teheran e che non hanno mostrato alcun interesse al rispetto dell’accordo sul nucleare nonostante gli sforzi iraniani. In molti hanno ritenuto che n questo modo gli Stati Uniti abbiano finalmente messo le cose in chiaro: ci sono Paesi alleati e Paesi nemici. Ma qui non si tratta di trovare nemici, che già abbondano, ma di trovare stabilità. E Trump, con questa scelta, ha fatto l’esatto opposto: ha perso amici e acceso una miccia molto pericolosa per tutto il Medio Oriente.

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