Hillary Clinton finisce nuovamente nei guai. L’ex Segretario di Stato, infatti, avrebbe assunto il controllo totale sul Partito democratico in cambio di finanziamenti al Comitato nazionale (DNC) già nell’agosto 2015, un anno prima che diventasse il candidato ufficiale del partito e quattro mesi prima che annunciasse la sua candidatura. Ad affermarlo è un illustre esponente dei democratici nonché ex presidente del Comitato nazionale democratico, Donna Brazile, in un estratto del suo nuovo libro – Hacks: The Inside Story of the Break-ins and Breakdowns that Put Donald Trump in the White Housepubblicato nelle scorse ore da Politico.

Secondo i termini dell’accordo segreto, Hillary Clinton avrebbe firmato un prestito di circa due milioni di dollari all’organizzazione governativa del Partito democratico (HFA). Il patto avrebbe permesso agli addetti della campagna elettorale di Clinton di assumere il controllo totale del partito e delle sue finanze, manipolando di fatto il risultato delle primarie del 2016. A farne le spese Bernie Sanders, l’agguerrito senatore “socialista” dello Stato del Vermont.

Le rivelazioni di Donna Brazile su Hillary Clinton

L’accordo, afferma Brazile, “firmato da Amy Dacey, l’ex amministratore delegato del DNC e Robby Mook, condiviso da Marc Elias, precisava che, in cambio della raccolta e dell’investimento fatto nel DNC, Hillary avrebbe controllato le finanze del partito, la strategia e tutto il denaro raccolto. I membri del suo staff avevano il diritto di scegliere il capo della comunicazione di partito e avrebbero preso decisioni su tutto il personale”.

Donna Brazile ha assunto il ruolo di presidente ad interim del DNC nel 2016 quando il rappresentante della Florida Debbie Wasserman Schultz è stata costretta a lasciare la carica per via dello scandalo delle e-mail trafugate. “Se la competizione fosse stata equa – osserva Brazile – lo staff della campagna elettorale di un candidato non avrebbe preso il controllo del partito prima che gli elettori avessero preso una decisione. Questo non era un atto criminale ma, per come la vedo io, ha compromesso l’integrità del partito”.

“Avevo promesso a Bernie, quando ho preso il timone del Comitato Nazionale Democratico, che avrei verificato a fondo se la squadra di Hillary Clinton avesse o meno manipolato le primarie, come una e-mail rubata dagli hacker russi e pubblicata online aveva suggerito”, ha aggiunto Brazile.

Le e-mail di Wikileaks

Il 23 luglio 2016 Wikileaks ha diffuso oltre 19mila mail, dopo che a giugno i vertici del partito democratico avevano denunciato una intrusione nei server. A seguito della pubblicazione di quelle e-mail, la leadership del partito democratico venne accusata di tentare di privilegiare e favorire l’allora candidata ed ex Segretario di Stato Hillary Clinton, a discapito del rivale Bernie Sanders.

In quell’occasione Donald Trump affermò che “le email trapelate mostrano che il Comitato programmava di distruggere Sanders”. Una teoria, quella secondo la quale il Comitato democratico abbia favorito Hillary Clinton, condivisa anche dalla senatrice Elizabeth Warren, come confermato da lei stessa in un’intervista rilasciata alla Cnn. Dopo le rivelazioni di Donna Brazile, i democratici americani finiscono nella bufera e nel caos. 

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