Si riaccende la tensione in Kosovo, dopo le operazioni delle forze dell’ordine dei giorni scorsi che creano malumori e nuovi dissidi tanto nel piccolo paese balcanico quanto in Serbia. Una vicenda che si inserisce all’interno di un contesto che, oramai da diversi mesi, vede l’accentuazione della tensione tra Belgrado e Pristina e fa temere circa possibili escalation nella regione.

L’operazione delle forze di sicurezza kosovare

I fatti risalgono alle ore a cavallo tra domenica e lunedì scorso, quando la polizia kosovara attua decise incursioni armate nelle regioni settentrionali del paese. Da Pristina si parla subito di un’operazione anti corruzione, volta a smantellare alcune reti che coinvolgono poliziotti locali  e gruppi criminali. Infatti buona parte degli arrestati, circa una ventina, sono poliziotti. Ma il governo kosovaro di certo sa che una mossa del genere non può non avere conseguenze o comunque, nella migliore delle ipotesi, suscitare reazioni stizzite in Serbia così come tra la minoranza serba che abita nel paese.

L’incursione delle forze di polizia del Kosovo infatti, avviene come detto nelle zone settentrionali del paese, lì dove vive buona parte della popolazione che compone la minoranza serba. Le stesse autorità di Pristina, da quando il paese si rende unilateralmente indipendente nel 2008, evitano di attuare incursioni con le proprie forze armate in queste regioni. Mentre il governo kosovaro parla di operazione anti corruzione che non guarda all’origine etnica degli arrestati, mostrando come prova il fatto che le manette scattano non solo per 11 serbi ma anche per 4 kosovari e 4 bosniaci oltre che per un russo funzionario della missione Onu, da Belgrado il governo serbo osserva con preoccupazione all’evolversi della situazione. Un contesto che appare sempre più teso, tanto che si registra un intervento anche da Mosca dove il ministero degli esteri russo parla di “provocazione” da parte di Pristina.

La Serbia mobilita l’esercito

Quando ancora l’operazione della polizia kosovara è in corso, ben si intuisce che la situazione è destinata a pesare negli attuali equilibri della regione balcanica. La tensione risulta infatti alle stelle, con la popolazione serba che vive in Kosovo che reagisce alla polizia kosovara, temendo ritorsioni da parte delle autorità di Pristina. In un villaggio serbo si registrano anche barricate da parte dei cittadini, alcuni membri delle forze di sicurezza kosovare rimangono feriti.

E poco dopo le reazioni arrivano dall’altra parte del confine: la Serbia, tramite i propri rappresentanti governativi, parla di provocazioni ad opera del Kosovo e di volontà da parte albanese di occupare le province a maggioranza serba. Da Belgrado, nella giornata di martedì il presidente Vucic mette in allerta l’esercito: in una nota della presidenza serba, si evidenzia come governo e forze armate sono pronte a reagire. Anche il parlamento serbo approva il report del presidente Vucic sulla situazione, preannunciando importanti contromisure.

I nuovi screzi tra serbi ed albanesi kosovari alimentano tensione e preoccupazione: nelle ultime ore non si registrano ulteriori tensioni, ma la diplomazia adesso è a lavoro per scongiurare ogni nuovo pericolo. Per adesso, i due governi si fronteggiano e sembrano voler reciprocamente mostrare i muscoli. Una situazione che certamente preoccupa e che dimostra, a dieci anni dalla fine della guerra del Kosovo, come la pace da queste parti è ancora un miraggio.

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