Il presidente francese Emmanuel Macron torna a parlare della guerra in Ucraina e dei rapporti tra Occidente e Russia. Per il capo dell’Eliseo si tratta di ribadire una linea diplomatica seguita da diverso tempo: Mosca, continua a ripetere Macron, non deve essere umiliata e bisogna trovare un canale di dialogo per far cessare immediatamente le ostilità in Ucraina.

Sono parole che giungono dopo diversi appelli fatti in questo senso da Macron. Il presidente francese fa capire di condannare apertamente l’invasione scatenata dalla Russia confermando di avere detto al suo omologo russo, Vladimir Putin, che secondo lui ha “commesso un errore storico per il suo popolo e per se stesso”. Ma la tesi del capo dell’Eliseo è che la Russia, nonostante la guerra, “non dovrebbe essere umiliata, in modo che il giorno in cui i combattimenti cesseranno potremo aprire una via d’uscita con mezzi diplomatici”. Un’azione che a suo dire deve vedere la Francia come potenza mediatrice.

Macron in questi mesi non ha mai nascosto la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo in Ucraina. Lo ha ripetuto anche di fronte ai media transalpini a cui ha rilasciato l’ultima intervista. “La situazione è preoccupante, è vero. Ecco perché ci ho investito tanto tempo ed energie. Ho perso il conto delle conversazioni che ho avuto con Vladimir Putin da dicembre. Centinaia di ore, in trasparenza, e su richiesta di Zelensky” ha spiegato il capo dello Stato. Parole che sembrano inviare un messaggio sia all’opinione pubblica francese, sia alle parti in causa della diplomazia mondiale e della guerra.

Per Parigi è essenziale apparire una potenza autonoma, in grado di operare in piena libertà anche con desideri che possono apparire velleitari. La Francia considera se stessa come una potenza capace di incidere sugli equilibri internazionali e il capo dell’Eliseo, confermando una linea diplomatica che procede almeno dai tempi di Charles de Gaulle, non vuole apparire come subalterno alle dinamiche che si stanno costruendo all’interno dell’Europa e nel blocco euro-atlantico. Questo naturalmente ha un costo: un prezzo pesante in termini diplomatici e di “affidabilità” nel sistema dell’Alleanza Atlantica. Ma marcare questa linea di diversità rispetto alla Nato e a Washington serve al presidente francese per due ragioni. Deve rafforzare la sua posizione in sede europea, in particolare dopo gli attacchi subito dall’alleato tedesco Olaf Scholz, per cercare di riottenere quella leadership politica e morale che in questo momento appare offuscata.

Inoltre, deve dare dei segnali all’opinione pubblica interna mentre si avvicinano le elezioni legislative. La coalizione di sinistra radicale appare in forte ascesa, cosa che le elezioni presidenziali avevano già confermato con l’exploit di Jean-Luc Melenchon. E quello stesso voto aveva stabilito. ancora una volta, la solida base elettorale della destra sovranista. Questi due poli hanno in comune un approccio al conflitto ucraino e alla Nato molto diverso rispetto a quello più atlantista di diversi segmenti dell’opinione pubblica europea. E Macron sa che per vincere ha bisogno anche di un sostegno di quell’elettorato che in Francia appare sensibile al richiamo di un Paese sostanzialmente autonomo.

Macron sembra in ogni caso genuinamente convinto di quanto affermato in queste ultime interviste, e lo dimostra il fatto che non ha mai nascosto il tentativo di dialogo con Putin anche nei momenti più bui della guerra, quando lo stesso capo dello Stato francese era apparso profondamente affranto per le inutili conversazioni con il presidente russo. Gli appelli alla diplomazia e alla mediazione sono stati costanti, ma, come dicevamo in precedenza, questi hanno un costo anche per un presidente come quello francese che fi certo non può essere tacciato di mancato europeismo o rispetto dei valori occidentali.

A farlo intendere in modo chiaro è il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, che da tempo ha optato per una linea totalmente intransigente nei confronti di qualsiasi apertura di credito nei confronti di Putin. Posizione che non appare certamente ingiustificata, visto che rappresenta la voce di un Paese invaso, ma che conferma come – almeno per il momento – da parte di Kiev non c’è desiderio di dialogare con la Russia. “Gli appelli per evitare l’umiliazione della Russia possono solo che umiliare la Francia o qualsiasi altro Paese che farebbe questo appello. Perché è la Russia ad umiliare se stessa. Sarebbe meglio concentrarci tutti su modo di rimettere la Russia al suo posto. Questo porterà pace e salverà vite” ha scritto in un tweet Kuleba. Queste frasi si uniscono a quelle pronunciate dai negoziatori ucraini sul fatto che ricominceranno i colloqui solo una volta ricevute le armi e da una “posizione rafforzata”. Segnali che non inducono certo all’ottimismo ma che indicano anche che Kiev, in questo momento, vuole evitare che “cali l’attenzione” sulla guerra e che l’Occidente possa iniziare un graduale allentamento del sostegno militare all’Ucraina.

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