Le indagini sulla presunta collusione fra la Campagna di Trump e la Russia erano solo pretesto “per aprire una massiccia operazione di spionaggio” sul candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2016. Ne è convinto il deputato Devin Nunes, ex presidente del comitato di intelligence della Camera, commentando i memo declassificati giovedì dal direttore dell’intelligence nazionale John Ratcliffe. I nuovi documenti appena resi noti dimostrano come l’Fbi abbia “spiato” in maniera impropria l’allora candidato Donald Trump e la sua Campagna sin dall’agosto 2016. Al centro dei memo il briefing datato 17 agosto 2016 fra l’agente dell’Fbi Joseph Pientka, Donald Trump, il governatore del New Jersey Chris Christie e il Generale Michael T. Flynn. Il documento che riassume quell’incontro è stato approvato dall’ex ufficiale del bureau Peter Strzok e dall’ex legale dell’Fbi Kevin Clinesmith. Si tratta di briefing informali che i candidati alla presidenza normalmente fanno con le agenzie governative: in questo caso, però, Trump e la sua quadra non sapevano che l’Fbi aveva appena avviato un’indagine sulla sua Campagna e sulla presunta collusione con il Cremlino.

Trump e Flynn monitorati (a loro insaputa) dall’Fbi

Come nota Politico, “il primo briefing informativo di Donald Trump come candidato nell’agosto 2016 è stato condotto da agenti dell’Fbi che avevano appena avviato un’indagine sui legami della sua squadra con la Russia”. Il documento redatto da Pientka, infatti, un riassunto di sette pagine del briefing, è stato archiviato come parte della cosiddetta indagine Crossfire Hurricane sulla collusione russa. La decisione degli agenti di monitorare il briefing era mirata a a raccogliere informazioni dallo stretto consigliere di Trump, il tenente generale Michael Flynn, che ha partecipato al briefing con Trump, nonché sul governatore del New Jersey Chris Christie, che era il leader del team di transizione di Trump, al tempo. Flynn è stato soprannominato “Crossfire Razor” dagli investigatori del bureau e l’intestazione del documento include un riferimento al suo caso. All’epoca, Trump aveva recentemente ottenuto la nomina presidenziale repubblicana. Il riassunto indica che l’agente che coordinava il briefing, Joe Pientka – uno degli agenti che in seguito ha interrogato Flynn giorni dopo l’insediamento di Trump nel 2017 – ha prestato particolare attenzione a qualsiasi menzione che Trump o Flynn hanno fatto della Russia. Ad un certo punto, Donald Trump pone la seguente domanda: “Joe, i russi sono cattivi, più dei cinesi?”. L’agente Pientka replica che “entrambi i Paesi sono cattivi”.

La reazione dei repubblicani: “Scandaloso”

“Ora è chiaro che l’Fbi stava spiando Donald Trump già nell’agosto 2016. In effetti, sembra che l’intera indagine di Crossfire Hurricane fosse solo un pretesto per aprire una massiccia operazione di spionaggio sulla campagna di Trump” sottolinea Devin Nunes. I senatori Gop Charles Grassle e Ron Johnson, che per primi hanno scoperto l’uso dell’Fbi di briefing per raccogliere prove contro Trump, hanno rilasciato una dichiarazione giovedì sera affermando che i nuovi memo “fanno luce sugli sforzi dell’Fbi di spiare la Campagna Trump 2016 “. Il deputato Andy Biggs, membro del comitato giudiziario della Camera, ha sottolineato su Twitter che le tattiche del bureau non sono giustificate e i memo “ci forniscono ulteriori prove del fatto che il Deep State all’interno dell’Fbi stava lavorando per impedire a @realDonaldTrump di diventare il futuro presidente della Stati Uniti. “Questo è scandaloso e ogni americano dovrebbe chiederne conto alle persone coinvolte”, ha twittato.

Ritirare le accuse contro Flynn

A fine giugno era definitivamente crollato l’ultimo castello di sabbia sul quale si poggiava il Russiagate. Protagonista proprio il tenente generale Michael T. Flynn, primo consigliere per la Sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump. Come riporta l’agenzia Adnkronos, la corte d’appello federale di Washington D.C. ha ordinato al giudice federale Emmet Sullivan di accogliere la richiesta presentata nelle scorse settimane dal dipartimento di Giustizia di ritirare le accuse contro l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump. Nello specifico, tre giudici della corte d’appello hanno infatti accolto la richiesta del generale di intervenire presso il giudice che si era rifiutata di accogliere la richiesta del dipartimento di Giustizia, richiedendo un parere legale esterno contro questa mossa. Il dipartimento di Giustizia guidato da William Barr ha giustificato la richiesta di far cadere le accuse contro Flynn facendo riferimento a prove che mostrerebbero come gli agenti dell’Fbi abbiano agito con pregiudizio cercando di incastrarlo e costringerlo alla falsa testimonianza.

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