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Il colpo basso dell’Olanda è arrivato nella serata di ieri. Il governo dei Paesi Bassi ha deciso di aumentare la sua partecipazione in Air France-Klm, raggiungendo il 14%.Una mossa che alla Francia non è piaciuta per niente. Perché in questo modo, Amsterdam si avvicina sensibilmente alla posizione di Parigi, che possiede il 14,3%. E anche se i francesi mantengono il 22% del diritto di voto grazie a una regola imposta nel 2015 nell’accordo, è evidente che le posizioni cambiano.

Per Emmanuel Macron si è trattato di un colpo molto duro, ma soprattutto inaspettato. Ed è per questo che da Parigi sono arrivate reazioni furiose alla mossa olandese. Il ministero dell’Economia francese ha già fatto sapere agli olandesi che non accetterà alcuna new entry dei Paesi Bassi in seno al consiglio di amministrazione. Il ministero è stato chiarissimo: “Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm ha già quattro personalità olandesi, tra una proposta dallo Stato olandese”. E l’ipotesi di un nuovo ingresso di Amsterdam “non potrà essere accettata”.

Il presidente francese non si aspettava questa mossa olandese ed è rimasto spiazzato. Proprio nel giorno in cui a Parigi riceveva Angela Merkel per blindare, ancora una volta, l’asse franco-tedesco, è arrivata una notizia che ha mostrato una crepa piccola ma profonda nella leadership dell’Eliseo. Il presidente, in conferenza stampa congiunta con la Cancelliera, ha chiesto all’Olanda di “chiarire le proprie intenzioni”. Mentre il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha definito “incomprensibile e inattesa” la mossa dell’esecutivo dei Paesi Bassi.

Ma quello che brucia a Parigi è soprattutto il fatto che Klm, da secondo partner dell’alleanza, si è trasformato in quello che la traina. E adesso gli olandesi non vogliono rimanere secondo partner nella forma quando nella sostanza sono loro a guidare. L’esempio arriva dalla chiusura del bilancio del 2018. Air France-Klm ha chiuso con ricavi in crescita del 4%, a 6,5 miliardi di euro. Tuttavia, il reddito operativo di Air France è sceso di 597 milioni di euro, mentre quello di Klm ha superato il miliardo di euro.

Proprio per questo motivo, la mossa di scalare Air France-Klm, più che come mossa di stampo nazionalista, va letta in una luce economica e imprenditoriale. Gli olandesi subiscono da tempo lo strapotere francese. E questa condizione non piace, tanto che il ministro dell’Economia, Wopke Hoekstra, ha affermato che il proprio Paese vorrebbe pesare di più nelle decisioni del gigante dell’aviazione.

Inoltre, l’ operazione costata al governo olandese 680 milioni di euro, serve anche a mettere in sicurezza l’azienda, visto che ultimamente appare in crisi e con una strategia commerciale che agli olandesi non piace. Ad esempio non piacque la decisione del vettore Joon, lanciato dall’ad Jean-Marc Janaillac, e soppresso a gennaio di quest’anno perché ha “indebolito il marchio Air France”. A questo si aggiunge lo strapotere dei sindacati francesi rispetto a quelli olandesi.

Per la Francia di Macron si è trattato di un vero e proprio schiaffo. E di questi tempi, è il secondo colpo che arriva al sistema industriale francese. Il primo è arrivato dall’Unione europea con il veto all’acquisizione di Siemens-Alstom. Avrebbe creato un gigante delle ferrovie, ma l’Ue ha detto “no” attraverso l’Antitrust. Poi è arrivata la manovra olandese. Per l’Eliseo due colpi, uno dopo l’altro, dopo ce ha scatenato l’Europa contro Fincantieri.

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