Emmanuel Macron si è svegliato. L’Unione europea, con tutte le sue emanazioni sovra-istituzionali, non rappresenta più un dogma indissolubile. Il mancato interventismo economico per contrastare l’emergenza dovuta alla pandemia da Covid-19 ha fatto sì che addirittura uno dei principali paladini di Strasbrugo e Bruxelles, il presidente della Repubblica francese, l’ultra europeista, progressista e fondatore di En Marche!, fosse costretto a rivedere le sue posizioni ideologiche di partenza.

In Francia, del resto, la situazione non è tanto diversa da quella che stanno affrontando le altre nazioni europee, Italia compresa. Ma in molti, finché lo stato di eccezione non si è palesato in qualità di necessità politica assoluta, non hanno compreso quanto la mancanza di solidarietà continentale potesse incidere sulle sorti delle persone, dunque dei popoli. È un po’ come nella metafora che racconta di quei buoi che sono già scappati, ma pazienza.

Emmanuel Macron, quando ha introdotto ai francesi l’argomento Covid-19, ha parlato di “guerra” contro un “nemico invisibile”. Sono stati toni austeri quelli di Macron. E le guerre presuppongono la predisposizione di strumenti economici straordinari, che vengono appunto adottati soltanto all’interno contesti bellici. La parola chiave, di solito, è una sola: solidarietà. Il bonapartismo, di cui il politico transalpino è l’ennesima incarnazione, è una dottrina politica, un atteggiamento ed uno stile, che non è disposto ad assecondare ritardi quando si tratta di scattare.

Le pagine della storia che stiamo vivendo richiedono un impegno incomparabile con i precedenti. Stati Uniti e Cina hanno i loro “bazooka”, perché sono dotate di una Banca centrale. L’Unione europea e la Bce, invece, stanno nicchiando sul punto e prendendo tempo in generale. Emmanuel Macron ha compreso la pericolosità di un’attesa prolungata. E oggi sulle pagine di Repubblica ha fatto presente come questa “crisi” non possa conoscere risoluzione “senza” una “solidarietà” che deve essere tanto “economica” quanto “sanitaria”. I sovranisti sostengono da tempo che la Ue poggi soltanto su una “unione monetaria”. E oggi Macron utilizza più o meno gli stessi toni.

Nell’intervista rilasciata alla fonte sopracitata, l’ex enfant prodige del palcoscenico europeista si è esibito pure nel seguente ragionamento: “L’Unione europea, la zona euro, si riducono a un’istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? Voglio che si faccia pienamente questa scelta di solidarietà…”.

Polemizzare adesso è abbastanza inutile, ma se qualche “populista” desse a Macron del ben svegliato o gli dicesse “buongiorno”, l’inquilino dell’Eliseo non avrebbe molto di cui lamentarsi. Tutto, mentre scriviamo, ruota attorno al tema dei coronabond, che la Germania non sembra disposta ad avallare, tenendo in considerazione piuttosto l’ipotesi di nazionalizzare le imprese tedesche che saranno costrette ad essere insolventi nei confronti dello Stato. La Merkel ha persino smesso di citare l’Europa all’interno dei suoi discorsi. Il ministro Peter Altmaier non ha affatto chiuso all’eventualità che la Germania possa procedere con un disegno interno.

La “locomotiva d’Europa” non ha cambiato impostazione di base. È la Francia macronista, semmai, ad aver compreso quale aria stia tirando dalle parti di Berlino e di quello che una volta si sarebbe chiamato Benelux. La Francia sembra pronta, con Spagna ed Italia, a costituire un asse rivendicativo, che metta Angela Merkel, ma anche il premier olandese, nella condizione  di dover decidere in tempi brevi sul da farsi. Anche la geopolitica sta mutando per via della diffusione del coronavirus.

La tenuta dell’Unione europea, forse ora come non mai, sembra davvero essere stata messa in discussione: “Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’Europa della solidarietà, della sovranità e dell’avvenire”, ha chiosato il presidente d’Oltralpe. Macron, sovranità ed Europa nella stessa proposizione: il nazionalismo – come ha scritto il Finacial Times qualche giorno fa – è davvero un “side effect”, un effetto indiretto, della pandemia.

 

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