L’incontro di martedì 18 settembre al Cremlino tra il primo ministro ungherese Viktor Orban e il presidente russo Vladimir Putin ha rappresentato la risposta ufficiale del leader di Budapest alla recente votazione di sfiducia contro l’operato del suo governo da parte del Parlamento europeo e l’occasione, per Putin, per rinsaldare l’alleanza con un’Ungheria divenuta centrale nella sua strategia nel Vecchio Continente.

Il Partito popolare europeo a cui Fidesz, la formazione di Orban, appartiene si è spaccato nel voto sull’Ungheria ma non pare attualmente intenzionato a perdere l’appoggio e i voti potenzialmente decisivi di un leader che viaggia sempre più forte nei sondaggi per le elezioni europee e potrebbe mandare nell’emiciclo comunitario una pattuglia notevolmente ampia. Orban ha avuto letteralmente mano libera dopo che Strasburgo ha deliberato nei suoi confronti, sdoganando una strategia spregiudicata ma non irrazionale: rafforzare il perno russo nello stesso momento in cui difende saldamente la sua posizione nell’Unione Europea.

Putin e Orban tra politica e affari

A Mosca, Putin ha riservato ad Orban parole di sostegno, appoggio politico, promesse di collaborazione economica, soprattutto nel settore energetico. E gli ha offerto una sponda sul tema dei migranti, criticando la politica europea che, secondo lui, incoraggia gli arrivi. 

“Orban”, scrive Lettera43, “ha annunciato il raggiungimento di un accordo per le forniture di gas russo all’Ungheria nel 2020. Un’intesa importante per Budapest, che importa da Mosca il 60% del metano di cui ha bisogno. Putin ha inoltre detto di non escludere il passaggio del gasdotto TurkStream dal territorio ungherese”, qualora ne fosse deciso il prolungamento verso l’Europa.

Risultati importanti per Orban, leader di un’ Ungheria che importa dalla Russia il 60% del gas di cui ha bisogno e addirittura l’ 89% del petrolio. “Il fiore all’ occhiello della collaborazione tra Mosca e Budapest”, secondo La Stampa, “resta però il progetto dell’ agenzia atomica russa Rosatom per ampliare la centrale nucleare ungherese di Paks con due nuovi reattori. Per portare a termine il suo piano, Orban si servirà di un finanziamento russo di 10 miliardi di euro. L’ Ue ha dato luce verde e Putin ha promesso che i lavori inizieranno presto. Probabilmente già quest’ anno”.

Orban, testa di ponte tra il Ppe e la Russia?

Questa familiarità tra Putin e Orban, suffragata da importanti accordi di collaborazione, potrebbe risultare determinante, paradossalmente, per consolidare la posizione di Fidesz nel Ppe. Non è un mistero, infatti, che dopo aver spinto notevolmente negli anni passati per un approccio duro alla Russia la formazione del centro-destra comunitario sia destinata a portare avanti un approccio più temprato.

“Il partito di Putin Russia Unita ha un accordo di collaborazione con la Lega del vice premier italiano Matteo Salvini”, continua il quotidiano torinese. “Ma anche con i nazionalisti austriaci di Fpö, il cui leader, Heinz-Christian Strache, è vice cancelliere nel governo di Sebastian Kurz. In Cechia, il Cremlino può contare sul presidente Milos Zeman, in Bulgaria su Rumen Radev, in Slovacchia sul premier Peter Pellegrini”: una pattuglia di cui Orban è riconosciuto come guida e che potrebbe pesare notevolmente in sede di decisione sul rinnovo delle sanzioni a Mosca, nella quale si potrebbe rompere il fronte di Visegrad data la forte posizione anti-russa della Polonia.

Ma anche nel Ppe non mancano le ali più dialoganti: alla storica amicizia tra Putin e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si è aggiunta, nell’ultimo anno e mezzo, una crescente sintonia con i repubblicani francesi e, più di recente, un pragmatico dialogo con la Germania di Angela Merkel, il cui alleato Horst Seehofer guarda con simpatia alla Russia. In tempi futuri, l’oggi stigmatizzato Orban potrebbe rivelarsi un alleato importante e inaspettato: per questo la visita a Mosca non etichetta, ma rafforza, il sempre dinamico leader di Budapest che potrebbe, in vista delle europee, ricomporre un mosaico che solo pochi giorni fa appariva irrimediabilmente in frantumi.

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