Una prima avanzata che apre un precedente: Viktor Orban ha ottenuto dall’Unione Europea la concessione di quasi tutti (resta esclusa poco meno di un sesto della quota totale) dei fondi congelati dalla Commissione all’Ungheria per le questioni relative allo Stato di diritto. “L’Ungheria non si arrenderà mai”, ha commentato il primo ministro magiaro salutando il compromesso.

L’accordo concluso il 13 dicembre ha visto Budapest ottenere l’accesso al 55% dei fondi di coesione, pari a 6,35 miliardi di euro, in cambio del via libera del governo di Fidesz alla fine ai veti verso Bruxelles su due dossier chiave.

Parliamo della bozza di accordo sulla tassa alle multinazionali e del pacchetto di aiuti da 18 miliardi all’Ucraina: Orban aveva agilmente messo l’Ue all’angolo giocando con astuzia la partita dei veti e ponendo una chiara questione politica. Come mai, questa la domanda retorica posta dal leader magiaro, alla Polonia gendarme Usa in Europa è stata garantita una via favorevole sul suo Pnrr e sullo Stato di diritto dopo l’invasione russa dell’Ucraina e a Budapest, accusata di essere il cavallo di Troia di Mosca in Ue, sono state continuamente rinfacciate le stesse questioni? A una percepita disparità di trattamento Orban ha risposto usando fino allo sfinimento ogni strategia dilatatoria a disposizione. Ottenendo di vedersi scongelata buona parte del 65% dei fondi di coesione bloccati.

Politico.eu commenta che non si può parlare di una vittoria totale di Orban perché “l’Ungheria è pronta a perdere miliardi di fondi attesi in un momento in cui la sua economia è in bilico. E non c’è alcuna garanzia che sarà in grado di rispettare il suo impegno di adottare le 27 riforme dello stato di diritto necessarie per sbloccare i fondi per la ripresa dalla pandemia e sbloccare i fondi regolari dell’Ue”. Formiche nota che così facendo l’Ue ottiene il via libera alla tassa minima sulle multinazionali, già sottoscritta da 130 nazioni, e permette che i 18 miliardi all’Ucraina siano erogati in forma comune. L’alternativa, infatti, era fare sì che venissero “offerti all’Ucraina garanzie individuali di ognuno dei 26 Stati membri. Il che sarebbe stato davvero imbarazzante per le istituzioni comunitarie in termini di immagine”.

Queste constatazioni sono indubbiamente vere. Ma vanno lette di pari passo con l’attestazione del fatto che un potere di veto radicato si è dimostrato, sul fronte comunitario, più forte di qualsiasi considerazione valoriale. Non è valsa nel confermare la linea comunitaria né la serie di condanne del Parlamento europeo all’Ungheria né le sempre più crescenti accuse di autoritarismo al leader magiaro. Mentre a Bruxelles e Strasburgo infuria il Qatargate e dunque l’istituzione più anti-Orban in Europa è messa sotto scacco dagli scandali interni Orban, che non ha mancato di irridere la crisi del Parlamento europeo che ha portato alle dimissioni della vicepresidente Eva Kaili dopo il suo arresto, ha colto il tempismo perfetto per perfezionare l’accordo.

Una dimostrazione di scaltrezza politica che mostra come la visione di Orban di una “democrazia illiberale” sia pronta a opportunistici compromessi quando necessario per massimizzare i risultati per il Paese da lui governato. La retorica dello scontro con Bruxelles è stata funzionale a mantenere attivi quei fondi europei con cui continuare a alimentare la ripresa economica del Paese e dunque una retorica politica e di governo che individua nell’Unione Europea il Moloch tecnocratico, globalista e “sovietico” intento a minacciare la libertà di Budapest. Salvo essere utile bancomat per lo scaltro e dinamico premier magiaro.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.