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Viktor Orban non è un uomo da compromesso e da dichiarazioni politicamente corrette. Non lo è mai stato: ed è uno dei motivo per i quali l’Ungheria l’ha votato.

E il leader di Fidesz, nel suo discorso alla nazione nel castello di Buda, non ha battuto ciglio. Di fronte a una platea attenta e sostenitrice del premier, Orban ha parlato del suo programma per il futuro del Paese. Un’agenda fortemente orientata ai valori tradizionali e espressione massima di quel mondo sovranista che il leader magiaro intende rappresentare anche come ponte con il Partito popolare alle prossime elezioni europee.

Due i punti fondamentali espressi dal primo ministro ungherese: natalità e immigrazione. Due concetti che Orban unisce in unico grande blocco, visto che per il leader magiaro il discorso è molto semplice, chiaro, a decisamente duro: “Non abbiamo bisogno di migranti, ma di bambini ungheresi”. Una frase che, come spiegato da La Stampa, il premier “ribadirà più volte nell’annuale discorso sullo stato della Nazione, un invito a contrastare la bassa natalità del Paese assediato da orde di migranti – ‘terroristi‘ – pronti a ‘invadere il Paese’ che il suo muro è per ora riuscito a fermare”.

Il premier ungherese lancia un messaggio chiaro e lo fa non solo per lanciare il suo programma per la natalità, ma anche per riaffermare il suo programma per elezioni europee: “Viviamo in tempi in cui nascono sempre meno bambini in tutta Europa. I popoli dell’Occidente rispondono con l’immigrazione. Ma noi ungheresi la vediamo in una luce diversa. Non abbiamo bisogno di numeri, ma di bambini ungheresi“. Per Orban i punti della sua agenda sono chiarissimi. Ed è su questi punti che si consolida la sua idea di Ungheria, ma anche di Europa. Ed è su questo terreno che il leader della destra radicale europea e del Gruppo Visegrad vuole fondare la campagna elettorale per maggio.

Per il primo ministro di Budapest, la narrazione non cambia. Non lo fa da più di 12 anni, da quando ha iniziato a prendersi l’Ungheria. E non cambierà neanche adesso a pochi mesi da un’elezione che può decidere il futuro dell’Unione europea. “L’immigrazione significa arrendersi” ha detto Orban. Ed è chiaro il messaggio rivolto più ai partner europei che agli ungheresi. Il suo popolo non ha bisogno di essere convinto, dal momento che lo ha eletto più volte. Ma serve convincere i partner europei e quella parte del Ppe che trova difficile che Fidesz resti all’interno del più grande partito dell’Ue.

È evidente che di fronte al piano per la natalità di Orban, composto da esenzione a vita dell’Irpef per le donne con più di quattro figli, prestiti con interessi più bassi per le donne di 40 anni che si sposano per la prima volta e per chi ha almeno due figli, si nasconde qualcosa di diverso. È una chiamata alle armi. Tanto che nel suo discorso si è concentrato anche su altri due obiettivi: George SorosFrans Timmermans, il candidato del Partito socialista europeo per il dopo-Jean-Claude Juncker.

Lo conferma lo stesso capo di governo dal castello di Buda: “Bene, signori, questo è il tema delle prossime elezioni, questo è ciò a cui Bruxelles si sta preparando”. Il leader sovranista ha deciso che sarà quello il terreno su cui costruire la sua campagna elettorale. E lo ha manifestato anche in altre sedi, quando ha parlato di Emmanuel Macron come “leader del fronte pro-immigrazione”. A gennaio, in conferenza stampa, Orban dichiarò: “Vogliamo che le forze che si oppongono all’immigrazione si incontrino nell’Unione europea e insieme siano più forti di coloro che la sostengono”, ha detto il primo ministro ungherese. E ha lanciato la sfida al presidente francese dicendo che avrebbe dovuto accettare”la decisione dell’Ungheria di non diventare una nazione di migranti”.

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