Dopo più di due anni di inattività il parlamento della Regione autonoma del Kurdistan iracheno potrebbe tornare in funzione. Perché questo avvenga si dovrà trovare un accordo tra l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) e il Movimento per il Cambiamento (Gorran). Come di consueto nelle vicende politiche curde, l’ultima parola spetterà a Massud Barzani, senza la cui benedizione sarà impossibile uscire dallo stallo istituzionale in cui è piombato il sistema di rappresentanza curdo-iracheno.Il parlamento curdo aveva sospeso le sue funzioni nel 2015, quando all’allora presidente del parlamento Yusuf Mohammed Sadiq – appartenente al partito Gorran – era stato impedito di varcare la soglia di Erbil su ordine del Partito Democratico curdo (KDP) di Barzani. La crisi politico-istituzionale del Kurdistan ruota attorno alla figura di Massud Barzani, leader storico della minoranza stanziata nell’Iraq. Nel 2015 il mandato di Barzani come presidente era giunto al suo termine quindi, teoricamente, i partiti si sarebbero dovuti riunire per eleggere il nuovo rappresentante del popolo curdo. Anche perché, secondi le leggi, non avrebbe potuto correre in quelle che sarebbero dovute essere le prossime elezioni. Ma il leader rifiutò di farsi da parte e di lasciare la sua posizione, tanto che ancora oggi – se pur non ufficialmente – il titolo di presidente è ancora nelle sue mani.Dopo questo evento il parlamento è stato costretto a interrompere le sue funzioni e ancora oggi è impossibilitato a svolgere i compiti per cui, inizialmente, era stato istituito. Ma si potrebbe essere arrivati a un punto di svolta. Questo mercoledì i membri del Consiglio hanno ricominciato a confrontarsi sulla questione del parlamento curdo-iracheno e gli esponenti dell’Unione Patriottica del Kurdistan hanno teso per primi la mano agli altri partiti curdi per cercare di trovare una soluzione: il PUK ha infatti confermato la sua volontà di cambiare il presidente del parlamento e di proporre un membro del partito Gorran per ricoprire questo importante ruolo. Questo sarebbe un primo passo verso la riapertura dei battenti del palazzo parlamentare ridotto, a oggi, in una situazione di paralisi.Questa proposta verrà presentata al Movimento per il Cambiamento dai funzionari dell’Unione Patriottica durante il prossimo incontro, che dovrebbe essere fissato per le settimane a venire. La questione, ancor prima di vedere le reazioni del presidente Barzani, è se i rappresentanti del Gorran accetteranno o meno l’offerta. Il gesto del PUK di concedere nuovamente, e senza votazioni, la presidenza del parlamento a un membro di un partito avversario – proprio al partito cui apparteneva Sadiq, a cui era stato negato l’accesso nel 2015 – potrebbe invogliare i membri del giovane movimento (il Gorran è stato fondato nel 2009) a sedersi al tavolo delle trattative con le altre fazioni curde, così da trovare finalmente una soluzione a una Regione autonoma senza un parlamento funzionante.Regione autonoma che, inoltre, da qualche mese è tornata a rivendicare con forza il suo diritto all’indipendenza dal governo centrale di Baghdad. E questo è uno dei motivi principali del perché il progetto indipendentista curdo non viene visto concretamente realizzabile dalla maggior parte degli interlocutori internazionali. D’altronde come poter pensare di riuscire a governare uno stato senza un parlamento attivo e con tutti i partiti in lotta tra di loro? Pochi leader occidentali sarebbero pronti a scommettere sulla riuscita dei piani dei curdi. Ora, comunque, bisognerà vedere innanzitutto che risposta verrà data dal Movimento Gorran ai membri del PUK. In caso di un accordo assisteremmo a un enorme passo in avanti verso l’inizio della ripresa delle funzioni politiche, istituzionali e amministrative della Regione curda. Se il Movimento per il Cambiamento deciderà di rifiutare la proposta favorirebbe Massud Barzani, che in un contesto di forte instabilità politica riuscirebbe a mantenere senza troppe difficoltà il suo titolo di presidente. E’ proprio il leader del KDP che – in caso le altre forze in campo trovassero un compromesso – dovrà decidere se trovare una soluzione che possa accontentare la maggior parte dei partiti e della sua popolazione o se, piuttosto, continuerà testardamente a tentare di rimanere l’unico interprete curdo con il mondo occidentale. Ruolo che, forte dell’alleanza con la Turchia di Erdogan, sente impossibile che gli venga tolto.  

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