A Hong Kong il clima resta tesissimo. E così molti dei cittadini che in questi giorni hanno manifestato nelle strade, spaventati dalle possibili conseguenze penali dei loro gesti, stanno abbandonando l’ex colonia britannica per chiedere asilo politico a Taiwan. Certo, per il momento siamo di fronte a piccoli numeri, ma intanto i primi 30 ragazzi hongkonghesi hanno già bussato alla porta di Taipei chiedendo aiuto, e un’altra trentina sarebbe in procinto di farlo. E chissà se altri manifestanti decideranno di intraprendere questo percorso, considerando che le autorità di Hong Kong hanno annunciato di voler punire i colpevoli dell’irruzione al Parlamento locale e, con loro, chi si è reso protagonista di tafferugli con la polizia. Le proteste contro la legge sull’estradizione in Cina sono degenerate in un sentimento anticinese diffuso, mettendo nel mirino dei contestatori sia la governatrice locale, Carrie Lam, che la Cina stessa, accusata di togliere la libertà a Hong Kong.

La fuga degli hongkonghesi

Il presidente di Taiwan, Tsai Ing Wen, a capo del Partito democratico e in sintonia con il risentimento anticinese di gran parte degli hongkonghesi, ha confermato l’arrivo di alcuni manifestanti sull’isola. “Gli amici di Hong Kong – ha detto – saranno accolti nel migliore dei modi e sarà garantito loro il trattamento più appropriato sulla base di considerazioni umanitarie. I dipartimenti stanno seguendo la situazione”. I manifestanti che si sono resi protagonisti di violenze durante le proteste a Hong Kong rischiano grosso, nella peggiore delle ipotesi una condanna per sommosse che potrebbe valere fino a cinque anni di carcere, proprio come accaduto ai loro “colleghi” impegnati nel 2014 della rivolta degli ombrelli. Taiwan, per fare uno sgarbo alla Cina e per solidarietà per i loro quasi fratelli, è pronta ad accogliere quanti più cittadini possibile.

Taiwan accoglie alcuni manifestanti di Hong Kong

La Cina monitora con attenzione. Pechino fin qui non è mai scesa in campo in modo diretto, se non attraverso alcuni articoli pubblicati dalla stampa cinese vicina al Partito comunista cinese. Ma chissà come potrebbe comportarsi Xi Jinping qualora si verificasse un esodo di massa dei manifestanti di Hong Kong verso Taiwan? Ricordiamo che il presidente ha più volte dichiarato di voler riunificare la Cina, quindi inglobando sia Hong Kong che Taiwan, considerata tutt’ora una provincia ribelle. Se Hong Kong, più o meno, è già nella rete cinese grazie al monito “un paese, due sistemi”, Taiwan non ha la minima intenzione di piegarsi al Dragone. Anzi, Tsai Ing Wen è ben felice di mettere il dito nella piaga e alimentare il fuoco delle proteste, spingendo i cittadini di Hong Kong a ribellarsi contro lo strapotere della Cina continentale.

Per Pechino è l’inizio di un incubo?

Questa azione, per Taiwan, è utile anche da un punto di vista politico. A gennaio, infatti, sull’isola si terranno le elezioni presidenziali, nel quali si scontreranno l’attuale Tsai Ing Wen, che recentemente ha dato l’ok per ricevere un’ingente quantità di materiale bellico dagli Stati Uniti facendo infuriare la Cina, e Han Kuo Yu, membro del Kuomintang che aspira a un rapporto più diretto con Pechino. Il tema dei rifugiati da Hong Kong diventa quindi un interessante cartina al tornasole per tastare il polso della situazione anche a Taiwan. Chi è sbarcato nell’isola ribelle al momento è stato ospitato da alcune ong taiwanesi, anche se difficilmente potranno restare per molto tempo. Come ha spiegato Radio Free Asia, i manifestanti hanno lasciato Hong Kong prima che la polizia li raggiungesse, quindi il motivo della loro richiesta di asilo sarebbe assai difficile da sostenere. Al di là degli aspetti legali, se il sentimento anticinese di Hong Kong si dovesse unire in maniera duratura allo stesso risentimento presente a Taiwan, per la Cina sarebbe la fine dei sogni di gloria e l’inizio di un incubo.

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