Giuseppe Conte sa che il blocco dell’esportazione di armi alla Turchia non può essere la soluzione al conflitto. Infatti, nelle scorse ore ha sconfessato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il quale invece è stato tra i primi sostenitori dell’attuazione di un embargo sulle armi verso il Paese anatolico. Il tutto per rispondere all’iniziativa militare che Recep Tayyip Erdogan sta portando avanti nel nord della Siria e sottolineare la posizione italiana di condanna dei bombardamenti sul Rojava. Ed oggi più che mai ben si evidenzia la futilità di un eventuale blocco delle armi dirette in Anatolia.

Un cannone da 600 colpi al minuto

Su Repubblica nei giorni scorsi si è fatto ad esempio ampio riferimento a quanto si sta assemblando a Settecamini, alle porte di Roma. Qui vi è lo stabilimento della Rheinmetall Spa, filiale italiana del colosso tedesco delle armi Rheinmetall. All’interno dei capannoni dell’azienda, gli operai stanno finendo di confezionare la prossima spedizione diretta in Turchia: si tratta del cannone automatico Oerlikon da 25 mm, in grado di sparare qualcosa come 600 colpi al minuto. Secondo i giornalisti che hanno avuto accesso ai dati, la spedizione è pronta: nelle prossime ore, da questa periferia romana, partirà verso la Turchia il cannone fatto ed assemblato interamente nel nostro Paese. E non è l’unico: la Aselsan Elektronic, fornitrice dell’esercito di Ankara, ne ha commissionati nel 2016 un totale di 12.

Dopo il via libera della Farnesina tre anni fa, già tra 2017 e 2018 ne sono stati consegnati sei, altri due quest’anno e quello in partenza adesso da Settecamini sarà dunque il decimo. Ora che si parla di embargo, ovviamente c’è fretta di consegnare quanto prima gli ultimi due. Anzi, si sta cercando di assemblare il prima possibile il terzo cannone del 2019. Ad emergere è un dato incontrovertibile: al netto di un eventuale embargo, nel 2019 si stanno ancora consegnando armi commissionate tre anni fa. In poche parole, se sulla scrivania di Erdogan dovesse arrivare la nota di un embargo italiano sugli armamenti destinati alla Turchia, il presidente del Paese anatolico non si scomporrebbe più di tanto: gli effetti, nel breve e medio termine, sarebbero insignificanti.

Ecco perché Conte tentenna sull’embargo

Quando un premier smentisce il proprio ministro degli esteri, è segno evidente che all’interno di un governo a mancare è una linea comune. Certo, l’esecutivo in questi giorni concorda senza mezzi termini nel condannare le azioni turche, ma su come attuare tali condanne adesso rischiano di emergere non poche divergenze. Quella di Conte sull’embargo sulle armi destinate alla Turchia ha tutta l’aria di una brusca frenata. È come se, una volta arrivate a Palazzo Chigi le intenzioni comunicate dalla Farnesina, qualcuno abbia messo a disposizione del presidente del consiglio non pochi dati. Ed i numeri, si sa, parlano chiaro: secondo i dati Istat, nel 2017 le aziende italiane del settore delle armi hanno avuto licenze per commesse dalla Turchia per un valore complessivo di 265 milioni, nel 2018 invece si parla 362 milioni. In questo anno, nei primi sei mesi già si sono registrati fatturati per 46 milioni di euro.

Un segnale dichiaratamente inconcludente e superfluo sotto il profilo tanto politico quanto militare, può giustificare la perdita improvvisa di mezzo miliardo di Euro per la nostra industria delle armi? È forse per vedere i numeri sopra espressi che Giuseppe Conte ha in qualche modo iniziato a correggere il tiro rappresentato dalla posizione di Di Maio. Ma non solo: la Turchia, oltre ad essere partner commerciale, è un alleato fondamentale per la sopravvivenza del governo di Fayez Al Sarraj in Libia. Dal paese anatolico è partito di tutto in questi mesi verso Tripoli, dalle armi ai soldi. Toccare, sempre per un mero ed inconcludente segnale politico, i rapporti con chi sostiene un governo da noi appoggiato nel delicatissimo dossier libico potrebbe non essere, nel breve periodo, molto saggio. Ed anche questo è un dato che Conte non può non notare. E dunque, nei prossimi giorni, sull’embargo potrebbero esserci sorprese.

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