In Europa il Sars-CoV-2 è tornato a correre. A giudicare dagli ultimi bollettini diffusi dalle autorità sanitarie, un’importante ripresa dei contagi può essere localizzata lungo l’asse franco-tedesco. È qui, a cavallo tra la Francia e la Germania, che il Covid torna a spaventare i governi, mette pressione sugli ospedali e suggerisce nuove serrate. Soprattutto all’ombra della Tour Eiffel, dove il ministro della Salute, Olivier Veran, ha annunciato il confinamento di quattro settimane per i dipartimenti della Nievre, l’Aube e il Rodano, come già accaduto in 16 dipartimenti della regione parigina e l’Alta Francia.

Il campanello d’allarme più grande arriva dai 45.641 nuovi contagi registrati il 25 marzo. Assieme all’impennata dei casi, c’è stata un’impennata dei pazienti in rianimazione. Le rilevazioni più recenti parlano di 4.709 unità (il record, durante la seconda ondata, il 16 novembre, è stato di 4.903). In generale, la Francia sta assistendo a una crescita costante dei valori epidemiologici, al punto che, secondo quanto riferisce il settimanale tedesco Die Zeit, la Germania starebbe per classificare l’intero territorio francese come zona ad alto rischio per il Covid-19. Una mezza conferma arriva anche dal ministro degli Esteri transalpino, Jean-Yves Le Drian, sentito da radio France info. A quanto pare, Berlino rafforzerà i controlli sanitari per tutti i viaggiatori che arrivano dalla Francia.

Parigi preoccupa Berlino

L’esplosione della pandemia in Germania va più veloce del previsto e quindi le autorità tedesche “rafforzeranno i test sanitari all’entrata del territorio tedesco in considerazione dell’estensione della pandemia in Francia” ha spiegato il ministro Le Drian. Questo significa che Berlino effettuerà “controlli sanitari casuali maggiori di quelli attuali, con test obbligatori e con raccomandazioni di quarantena”. Al momento sono in corso discussioni per adattare il più possibile le misure ai lavoratori frontalieri, così che queste persone siano troppo penalizzate dalle nuove disposizioni.

In ogni caso, la decisione finale va nella direzione sopra indicata. Anche perché è stata la stessa cancelliera Angela Merkel ad anticipare la mossa di Berlino di includere la Francia tra le zone ad alto rischio per la pandemia. Il semaforo verde definitivo dovrebbe tuttavia arrivare dall’istituto di vigilanza sanitaria Robert Koch Institut (Rki) già nelle prossime ore. Ricordiamo che, fino a questo momento, la Germania includeva nelle “zone ad alto rischio” solo il dipartimento frontaliero francese della Mosella.

Boom di casi in Germania

Se la Francia è preoccupata per la crescita dei contagi, la Germania non può certo dormire sogni tranquilli. A partire dall’inizio di marzo, Berlino ha visto impennare la crescita dei contagi quotidiani. Basti pensare che nei primi giorni del mese si contavano tra i 5 e i 6 mila nuovi casi giornalieri, presto schizzati tra i 15 e i 20 mila alla fine della mensilità. Il 25 marzo sono stati registrati 22.258 casi. Il Rki ha precisato che l’incidenza di contagio – che indica il numero delle nuove infezioni ogni 100 mila abitanti – è cresciuta ulteriormente, arrivando a 119,1 (un mese fa era scesa sotto ai 60 casi ogni 100 mila).

Lo scenario è dunque problematico anche in Germania. Il ministro della Salute, Jens Spahn, ha parlato di “situazione particolarmente pericolosa” e dichiarato che “se non adottiamo immediatamente contromisure massicce, le conseguenze saranno gravi”. Il sistema sanitario nazionale rischia seriamente di venire sovraccaricato raggiungendo i limiti “nel corso di aprile”. Dalle parti di Berlino c’è chi parla di terza ondata. Proprio come Lothar Wieler, presidente del Rki, secondo il quale il Paese dovrebbe prepararsi a un drastico aumento dei contagi, al citato sovraccarico degli ospedali e a “tanti morti”. Nel frattempo, a partire dalla mezzanotte del 30 marzo, in Germania scatterà l’obbligo di effettuare un test per il Covid prima dell’imbarco per tutti coloro che entreranno nel Paese in aereo. Il costo dei tamponi sarà a carico dei viaggiatori. I quali, se risulteranno positivi, dovranno sottoporsi a un periodo di isolamento secondo le indicazioni delle autorità del Paese dal quale erano partiti.

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