Il terremoto che ha scosso l’America nelle ultime ore avrà enormi ripercussioni, tanto nello spazio quanto nel tempo. Le immagini del Campidoglio preso d’assalto dai sostenitori di Donald Trump sono subito entrate nella storia. Faranno senza dubbio da contorno a una delle pagine più cupe della democrazia americana, con un presidente, The Donald, che ha soffiato sul fuoco fino a perdere il controllo della situazione.

Considerando le ambigue modalità elettorali relative alle ultime elezioni presidenziali, Trump aveva tutto il diritto di andare fino in fondo. Era tuttavia sconsigliabile oltrepassare certi limiti, superati i quali ci sarebbe stato solo e soltanto il caos. Nonostante parte del suo staff, ormai da giorni, stesse cercando di frenare l’impeto del repubblicano, il tycoon ha scelto di fare di testa propria. Con i risultati che abbiamo visto con i nostri occhi. Ma l’assalto a Capitol Hill, cuore della democrazia statunitense, non si limiterà soltanto a entrare negli archivi storici dalla porta principale. Provocherà, infatti, un vero e proprio effetto domino in tutto il mondo.

Effetto domino

Il sisma con epicentro Washington farà presto tremare anche l’Europa. Per rendersi conto del sottile filo che collega il trumpismo – come è stata definita la “dottrina” apparsa con Trump – al sovranismo europeo è importante soffermarci su un particolare. Dal giorno dell’insediamento del tycoon alla presidenza degli Stati Uniti (2016) ad oggi, un numero via via sempre più crescente di partiti europei ha pensato bene di posizionarsi sotto l’enorme ombrello aperto da The Donald. Lo hanno fatto perché credevano ai concetti espressi dal trumpismo oppure soltanto per un mero calcolo politico? Non esiste una risposta univoca: diciamo che c’è chi ha fiutato l’affare della vita e chi, invece, aspettava da tempo un’occasione del genere.

Probabilmente a causa del suo stile ruspante e sfacciato, per il fatto di essere a capo della più importante democrazia esistente al mondo o per il suo particolarissimo modus operandi, Trump è stato il primo populista a 360° capace di squarciare il velo dell’opinione pubblica. È in seguito alla sua ascesa, infatti, che i politici di mezzo mondo hanno iniziato a imitare in tutto e per tutto quel “bizzarro” uomo dal ciuffo biondo. Attenzione: il personaggio politico di Trump non era una novità. Ad esserlo, semmai, erano gli aspetti che abbiamo riassunto. In primis, il fatto che un politico del genere (un populista con ampie scaglie di sovranismo) fosse apparso in America e non in Europa. Dalla sua elezione in poi, per la prima volta, erano i sovranisti del resto del pianeta (europei su tutti) a cercare di copiare gli Stati Uniti e non viceversa.

Smarcarsi è difficile

Finché Trump viaggiava con il vento a favore, populisti e sovranisti di mezzo mondo, semplicemente seguendo la scia del tycoon, hanno potuto accumulare discrete percentuali elettorali. In Europa è accaduto ovunque, anche in Italia. Adesso, per tutti quei politici, il problema da affrontare sarà il seguente: così come quella fortuna elettorale inaspettata era arrivata dal niente, allo stesso modo evaporerà come neve al sole all’indomani dei fatti di Washington.

La folla di Capitol Hill, in un colpo solo, ha sancito la definitiva uscita di scena del moribondo Trump e offerto ai partiti progressisti di ogni latitudine la carta vincente per silenziare i partiti sovranisti. I cosiddetti sovranisti europei – da tempo considerati dai liberal dei “demoni prestati alla politica” – sono già stati paragonati a Donald Trump, mentre i loro elettori a quegli strani personaggi che hanno preso d’assalto il Campidoglio americano. Poco importa se la realtà è ben diversa da questa narrazione fin troppo semplicistica. Alla fine, il suddetto storytelling farà breccia praticamente ovunque.

Il risultato più probabile è che i populisti e sovranisti europei – soprattutto quelli che hanno sventolato spille, cappellini, magliette e libri di Trump – possano prendersi in pieno volto il ritorno di fiamma dell’incendio americano. Fino al punto di veder carbonizzati tutti i loro voti. Se in questo momento è elettoralmente pericoloso restare al fianco di Trump, sarà altrettanto complicato smarcarsi dal trumpismo. Rimuovere un tatuaggio è sempre difficile e dispendioso (oltre che doloroso).

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