La destra radicale ed i movimenti sovranisti imperversano, negli ultimi anni, in diverse nazioni del Vecchio Continente. Alternativa per la Germania, Vox, il Raggrupamento Nazionale ( ex Fronte Nazionale) ed i Veri Finlandesi sono solo alcuni esempi di partiti radicali, nel recente passato marginali, che sono riusciti ad imporsi nei rispettivi Paesi. L’establishment moderato, nella maggior parte dei casi, non è stato in grado di comprendere fino in fondo le ragioni dei mutamenti elettorali in corso e spesso è stato semplicemente travolto dagli eventi, resistendo in attesa di tempi migliori. Il Partito Conservatore Inglese, invece, è riuscito, grazie alla leadership di Boris Johnson, a drenare i consensi della destra radicale facendone, di fatto, la scomparsa politica.

Una scelta vincente

La strategia di Johnson è, in realtà, piuttosto semplice: il premier si è limitato a rispettare le proprie promesse elettorali ed ha mantenuto una posizione decisa e coerente sul tema della Brexit che, per anni, ha diviso il mondo politico inglese. Questo modo di agire, unito alla stesura di un programma politico convincente, ha consentito ai Tories di prosciugare il bacino di voti del Brexit Party di Nigel Farage che, alle elezioni legislative di dicembre, ha ottenuto appena il 2 per cento dei voti e nessun deputato eletto. Il Brexit Party, in realtà, aveva presentato candidati per appena 275 dei 650 collegi della Camera dei Comuni e comunque il sistema maggioritario inglese a turno unico favorisce, da sempre, i partiti più consolidati a discapito delle new entries e dei radicali. Non bisogna dimenticare che, alle elezioni europee di maggio 2019, il movimento aveva conseguito il 30 per cento dei suffragi piazzandosi al primo posto e che alcuni sondaggi nazionali, tra maggio e giugno, lo stimavano in testa alle intenzioni di voto degli inglesi. Lo spostamento a destra dei Tories sotto Johnson e soprattutto il conseguimento della Brexit hanno nei fatti sancito la fine del movimento che, di fatto, ha anche raggiunto l’obiettivo per cui era stato creato.

Un futuro incerto

Non sembrano esserci buone prospettive per la destra radicale inglese: lo Ukip, che lo stesso Farage aveva contribuito a portare ad un discreto livello di successo per poi uscirne a causa delle derive estremiste, sembra ormai condannato alla marginalità e non si intravedono, a destra dei Conservatori, altri movimenti in grado di emergere o di generare un consenso significativo. Il sistema partitico inglese, pur messo a dura prova dalla Brexit, ha resistito al trauma e sembra in grado di continuare a prosperare aiutato, di certo, dal maggioritario a turno unico. Questo sistema di voto, infatti, continua ad impedire il successo di nuovi partiti politici che siano moderati, come i Lib Dem oppure radicali. La plurisecolare democrazia inglese, in parole povere, è una delle poche sacche di resistenza, nel Vecchio Continente, alle spinte estremiste che vengono da destra e da sinistra. La destra radicale, inoltre, ha dovuto molto del suo successo al carisma di Nigel Farage che, però, ha probabilmente oscurato altre possibili figure di riferimento che avrebbero potuto generare un certo ricambio. Il futuro di Londra, dunque, sembra strettamente legato, malgrado le difficoltà dei progressisti, al bipolarismo che vede affrontarsi Conservatori e Laburisti.

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