“Uno schiaffo per Donald Trump”. Così molti commentatori hanno definito la sconfitta dei repubblicani in Louisiana, stato del sud che ha rieletto al ballottaggio il governatore democratico John Bel Edwards, nonostante l’impegno diretto del presidente Trump nel sostenere il rivale Eddie Rispone. Edwards, un democratico moderato, ha vinto di misura il 51,3% dei voti contro il 48,7% di Rispone, uomo d’affari ed esponente Gop. Va detto che il candidato repubblicano era partito a ottobre con uno svantaggio di ben 23 punti nei confronti di Edwards, ma nelle ultime settimane era riuscito a recuperare consensi e ha di poco sfiorato il miracolo, grazie anche ai 12 milioni di dollari investiti nella campagna elettorale.

“Il nostro amore condiviso per la Louisiana è sempre più importante delle differenze di parte che talvolta ci dividono”, ha dichiarato Edwards nel suo discorso della vittoria. “Quanto al presidente: Dio benedica il suo cuore”. “Votate Eddie Rispone – aveva invocato Donald Trump – vi abbasserà le tasse e la polizza auto. Lui ama i nostri soldati e i veterani. E proteggerà il vostro Secondo Emendamento”. Purtroppo per The Donald quell’appello non è bastato. Ma per Trump si tratta davvero di una cocente sconfitta? Di un vero e proprio smacco? No. 

Perché la Louisiana non è una sconfitta di Trump

È vero che Trump si è speso con ben tre comizi a favore di Rispone, un conservatore anti-establishment estraneo al partito prima che si candidasse in Louisiana ma, come ha spiegato Valeria Robecco su IlGiornale, i repubblicani hanno abbattuto della metà il divario tra il vincitore e il proprio candidato rispetto alle elezioni del 2015. “Vi diranno che la vittoria del dem Edwards in Louisiana è uno schiaffo per Trump e l’ennesimo segnale che i dem avanzano. Non è vero. Come non è vero che i dem avanzano. Tutt’altro” nota su Twitter Antonio Funiciello, già capo staff di Paolo Gentiloni e autore di Il metodo Machiavelli (Rizzoli).

L’altra volta, sottolinea Funiciello, Edwards vinse il ballottaggio con un distacco di 150mila, stavolta di 40mila. “I dem – spiega – tengono a fatica la Louisiana con un candidato moderato, un pro-life, a cui Alexandria Ocasio-Cortez, non rivolgerebbe parola”. Inoltre, “la Louisiana è  uno stato che non vota un presidente dem dai tempi dell’arkansawyer Bill Clinton ed eleggono solo congressmen repubblicani (1 eletto dem alla Camera). Nessun messaggio incoraggiante per i dem dunque. Come non ne erano venuti dalla Virginia”.

In Virginia, infatti, nota sempre Funiciello, “due settimane fa i dem hanno fatto propria la maggioranza alla Camera e al Senato. Ok. Ma lì da anni hanno per lo più governatori dem, i due senatori sono da tempo entrambi dem ed è blu la maggioranza degli eletti alla Camera federale”. A questo si aggiunge il fatto che la “Virginia ha votato due volte per Obama presidente e, tre anni fa, il distacco a favore di Clinton su Trump superò i 200mila voti. I dem hanno cominciato ad avanzare anni fa e la conquista della maggioranza al Congresso locale non dice nulla di nuovo”.

L’impeachment non intacca il gradimento di Trump

Come riporta Newsweek, il gradimento verso il presidente Donald Trump – che sale al 47% – non sembra essere influenzato dalla procedura di impeachment in corso alla Camera. La percentuale delle persone che disapprova fortemente il suo operato, tuttavia, è al 45%, secondo un sondaggio di Rasmussen Reports.  Ma Trump può gioire anche per un’altra notizia: il flop dell”impeachment show” che, come rileva Il Foglio, ha suscitato un interesse moderato presso l’opinione pubblica.

Il tycoon polarizza i sentimenti e gli umori degli americani ma è ancora l’avversario da battere alle prossime elezioni presidenziali, sempre che l’indagine sull’impeachment non riservi sorprese al momento improbabili.

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